Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

lunedì 12 giugno 2017

Contro lo scrutinio notturno


Stamane alle sei la strisciata dei risultati delle elezioni amministrative in Toscana in 33 comuni presentava una caporetto del sistema dei seggi. Tanti scrutini nelle città più grosse, ma anche in alcune piccole comunità, risultavano impietosamente "in corso".
Praticamente, da quando è invalso l'uso di chiudere i seggi alle 23 e di andare a diritto con uno scrutinio notturno così tardivo, questi arenamenti notturni dei nostri seggi si stanno moltiplicando.
In caso di elezioni amministrative, con voti disgiunti e doppia preferenza di genere, i rischi di ritrovarsi uno scrutinio rallentato e contestato sono ancora più grandi.
Non aiuta neanche il fatto che siamo una popolazione che invecchia e che forse sopravvalutiamo le forze di tanti nostri presidenti, segretari e scrutatori, nel momento in cui si affrontano queste lunghe e delicate operazioni in piena notte.
Posso modestamente dire, anche per averci partecipato in prima persona, che lo scrutinio notturno è una follia?
Un ci s'ha più l'età per queste mattate!
I seggi italiani, con la loro composizione casuale e plurale, con i loro solidi regolamenti, sono un potente ed efficiente strumento di democrazia. La regolarità e la velocità dei nostri scrutini, nonostante si adottino spesso leggi elettorali barocche, ci viene invidiata in tutto il mondo.
E' lo scrutinio notturno che invece, mi pare, fa correre troppi rischi inutilmente.
Una cosa è cominciare a scrutinare alle 15, o alle 19, o anche alle 20, ben altra è farlo praticamente a mezzanotte, dopo una lunghissima giornata iniziata alle sei...
Va bene votare in una sola giornata sola, ma a sera mandiamo tutti a dormire e scrutiniamo il mattino dopo a mente fresca. Voi che ne dite?
Si potrebbe votare di venerdì, scrutinare di sabato e la domenica starsene in panciolle a leggere ed ascoltare commenti e approfondimenti.
Riflettiamoci.







venerdì 2 giugno 2017

Fanno la festa alla Repubblica



Il maxi-emendamento presentato da Emanuele Fiano alla legge elettorale è l'ennesimo tradimento.
Mentre tutte le forze politiche hanno espresso disponibilità ad adottare in Italia un modello tedesco, questi politici hanno presentato un testo che è ancora peggio del Porcellum e dell'Italicum.
I 309 collegi uninominali della Camera non saranno in realtà tali, ma mere vetrine per catturare voti per i candidati decisi dai segretari nazionali dei partiti.
Si tratta di una presa in giro colossale, un imbroglio politico ancora più grande di tanti altri che pure i "legislatori" renziani della XVII legislatura ci avevano già propinato.
Potremmo chiamarla un'altra "renzoiata", un neologismo che proponiamo volentieri, perché evoca insieme sia la rasoiata che la boiata. Due cose a cui il "giglio magico", con la complicità dei berlusconiani, dei verdiniani e di altre anime nere, ci hanno peraltro abituati.
Non dimentichiamoci quante leggi con un titolo bello e con contenuti orrendi sono state varate da questi "leader": la "buona scuola", lo "sblocca Italia", il "dopo di noi", i "reati ambientali", la "sicurezza stradale"... Dobbiamo continuare?
Liberiamoci da questa neolingua renziana.
Torniamo con i piedi per terra.
Ribadiamo i fondamentali di una civiltà democratica fondata su istituzioni solide.
Senza doppio voto disgiunto, senza sovranità degli elettori nel loro collegio, non c'è "sistema tedesco", non c'è un #Germanicum, ma solo un #Goticum mostruoso e incostituzionale.
Nei collegi deve esistere un voto diretto e personale, libero da ogni preoccupazione sulle liste e sui partiti.
Nella quota proporzionale ci deve essere, in aggiunta, un secondo voto dato per garantire una voce al pluralismo delle correnti culturali e politiche di un sistema grande e complesso come quello italiano.
Ci appelliamo a ogni singolo deputato e senatore in carica.
Almeno in questa ultima, estrema, drammatica ora, non traditeci.
Non facciamo "la festa" a questa repubblica (nel senso toscano del termine).
Non uccidiamo la residua speranza che ancora ci resta in una sua riforma dal basso, con la partecipazione di tutti.

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