Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 31 ottobre 2015

May All Saints Bless the Turkish Republic


May All Saints bless the Turkish Republic.
May all the victims of political violence rest in peace and send their blessing to all the peoples and communities, from Istanbul to the Kurdish districts.
May all the living people choose life, freedom, justice and peace.
Send to Mr Erdogan a clear message: we do not need a Sultan.

mercoledì 28 ottobre 2015

Sorpresa 2.400 metri


Dopo decenni di discussioni, si approva una nuova pista da 2.000 metri per l'aeroporto di Peretola, alle porte di Firenze.
Pochi mesi dopo, viene fuori che la pista deve essere di 2.400, sennò saranno solo guai ambientali e soldi sprecati.
E' un po' dura da digerire che l'intera classe dirigente della Toscana possa avere toppato di quasi mezzo chilometro.
Di chi fidarsi?
Che fare?



sabato 24 ottobre 2015

Basta con i cambi dell'ora in Toscana


Stanotte, ancora una volta, noi Toscani, insieme a tutti gli altri Italiani ed Europei, siamo riportati nell'ora invernale, come pecore.
Eppure qualche segno di ripensamento, nel mondo, contro la follia di questi continui cambiamenti di fuso orario, c'è.
Quando è che ci sveglieremo anche noi?
Qua e là qualche voce si alza, contro questa stupidaggine, a cominciare da questo blog.
Ci costringono a tornare, nei mesi più freddi e più bui, in un fuso orario che non è più il nostro, imponendoci depressione e tristezza.
I calcoli economici che erano stati alla base dell'invenzione dello sdoppiamento dell'ora, che validità hanno più ormai?
Credo che se al popolo sovrano fosse data voce, voterebbe per restare sempre e stabilmente nell'ora estiva, ponendo fine a quella che, per come si è evoluta la nostra vita quotidiana, è una forzatura senza senso.

mercoledì 21 ottobre 2015

La signoria di Pisa? Anche no




Stamane sul Corriere Fiorentino, a pagina 3, Claudio Bozza spiega il progetto espansionistico del comune di Pisa. Sarebbe lo stesso sindaco Marco Filippeschi a spingere per annettere a Pisa i comuni vicini di Vecchiano, San Giuliano Terme, Calci, Cascina e Vicopisano.

Avete presente il nostro impegno per comuni-comunità più grandi in Toscana? Ebbene, queste proposte di annessione sono tutto il contrario. Crediamo nell'antico spirito repubblicano di Pisa e della Toscana. Non vogliamo certo l'avvento di nuove signorie.

Quando parliamo di unificazione fra comuni, non pensiamo certo ad aumentare il potere di un centro sulle periferie, di un corpo urbano sulle zone rurali. Né ci interessano ulteriori progetti di espansione urbanistica, in una regione come la nostra, in cui il consumo di suolo, il crollo del valore degli immobili per eccesso di offerta, l'incuria del patrimonio edilizio esistente, la perdita di identità e bellezza del territorio hanno già raggiunto livelli di guardia.

Pisa è una piccola e vivibile città, che deve correggere, non ulteriormente estendere l'urbanizzazione incontrollata e indistinta che ha creato luoghi anonimi, come tutti quelli che ci sono verso Cisanello o verso Cascina.

Sì a un comune di Pisa più grande - non così grande come la vorrebbe Filippeschi - ma con quartieri più belli, con frazioni più riconoscibili, con borghi più a misura d'uomo.

* * *


martedì 20 ottobre 2015

La lezione di Suvereto


Deve essere ben chiaro che il movimento per l'unificazione dei comuni toscani, che da questo blog sosteniamo con forza, deve avvenire dal basso, attraverso progetti di autentica inclusione e partecipazione popolare.

Deve essere altrettanto chiaro che comuni-comunità più forti ci servono per valorizzare di più ciascuno dei nostri borghi e quartieri. Facciamo degli esempi concreti, per capirci: alcune frazioni di Grosseto sono ben tenute e ben servite da quel comune che è già, nei fatti, un comune-comunità; purtroppo, invece, molti abitanti dei piccoli comuni dell'Elba votarono contro l'unione con Portoferraio, perché vedevano con i loro occhi l'incuria e la perdità di identità delle periferie di quel comune. Ci si deve unire, quindi, sì, ma per valorizzare di più ogni borgo, frazione, quartiere, non per moltiplicare periferie anonime.

Ecco perché ci viene facile comprendere e anche simpatizzare con la rivolta di Suvereto, con la conseguente elezione di Giuliano Parodi a sindaco civico. Del borgo-comune di Suvereto e del suo nuovo sindaco parla il Tirreno, oggi, in un bel articolo di Rino Bucci, a pagina 2 del quotidiano di Livorno.

* * *

domenica 18 ottobre 2015

Comuni rafforzati, comunità diverse


L'importante questione della fusione fra comuni toscani è tornata sulle prime pagine della stampa toscana, grazie a una serie di riflessioni fatte da leader toscani influenti, come il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il segretario regionale PD, Dario Parrini.
Per questo blog è la conferma di quanto intuito già dal 1998 e, con ancora maggiore precisione, nel 2008.
Per molti, in Toscana, da coloro che hanno lavorato nella opposizione civico-liberale insieme ad Alessandro Antichi, a coloro che lavorano in ANCI Toscana, è un ulteriore incoraggiamento a sostenere un autentico e necessario cambiamento istituzionale.
Segnaliamo che il tema era stato ben sintetizzato da Leonardo Marras, in un suo intervento su Repubblica, in settembre, in cui ci ricordava come i comuni toscani siano scesi in pochi anni da 287 a 279.
Riportiamo in calce a questo post un ampio stralcio di un bel articolo scritto dal nostro amico Carlo Fusaro, che riepiloga gli elementi di saggezza contenuti in questo movimento verso la semplificazione.
Naturalmente ci sono degli elementi critici:
- dovrebbe essere fermato il neocentralismo che da anni sta distruggendo la vita dei comuni e sta minando l'attuazione della loro autonomia finanziaria, prevista dalla Costituzione (su questo, purtroppo, il primo governo Renzi si è lasciato condizionare dall'illusione dirigista di poter cancellare centralmente, ancora una volta, le "tasse sulla prima casa", ponendo le basi di un disastro amministrativo e finanziario, che ci tornerà indietro come un boomerang);
- dovremmo coinvolgere le popolazioni interessate in un dibattito approfondito sul governo del territorio e sui confini dei nuovi comuni unitari;
- dovremmo consentire modifiche e aggiustamenti ai confini, per consentire adattamenti alle conseguenze dell'urbanesimo;
- dovremmo, infine, cominciare a immaginare comuni-comunità diverse, in cui ogni angolo del territorio si senta quartiere, borgo, parte viva di un tutto, non periferia abbandonata;
- dobbiamo portare avanti, con maggiore coerenza, l'abolizione di ogni autorità intermedia fra comuni e regione, chiudendo davvero province, prefetture, uffici, sovrintendenze.
Non è un cammino facile, ma è una delle poche cose che in Toscana (e nel resto d'Italia) possono cambiare davvero, a Costituzione e legislazione invariata.

* * *

Carlo Fusaro
E che fusione sia (se utile a tutti)
dal Corriere Fiorentino
16 ottobre 2015
pag. 1

Diciamolo: l''idea di unire in un comune unico Firenze e alcuni dei centri vicini non è buona, e eccellente. Gli anglosassoni la chiamerebbero una win-win
situation: tutti ci hanno da guadagnare, nessuno da perdere. Questo non vuol dire che la cosa sia fatta (a livello di opinione pubblica è una novita), né che sarà agevole e rapida.
(...)
Le fusioni rispondono all'esigenza di fare il miglior uso di risorse limitate. Sia la legislazione nazionale sia quella regionale spingono i Comuni verso l'esercizio associato di funzioni. Cioè verso unioni e fusioni. Con l'unione più Comuni si organizzano strutturalmente per fare le cose insieme, ma restano autonomi;
con la fusione nasce un Comune solo (la vera semplificazione).
(...)
In ogni caso nessuno puo pensare di sacrificare buone amministrazioni
trasformando quei Comuni in semplici quartieri di Firenze (...),
perché, in ultima analisi, fusione o incorporazione che sia, saranno i cittadini a pronunciarsi con referendum. E perderlo sarebbe un peccato.

* * *








giovedì 15 ottobre 2015

Should Scotland Remain or Leave?





The Scottish National Party (SNP) Conference has opened today in Aberdeen speaking words of wisdom. Nicola Sturgeon wants to win the next Scottish election, in May 2016, focusing on Scotland's everyday issues.

The 2014 Scottish referendum established a paradigm of peaceful, civic, inclusive debate on self-government. It was an example of moderation, pragmatism, inspired by a Gramscian idea of liberation as a bottom-up, long-term process. We all know how the referendum ended: 55% of those who voted were influenced by Gordon Brown's promise of a modern Home Rule for Scotland.

Many think the free people's choice was manipulated by a fear-mongering campaign, but the independence camp also committed errors. For instance, it was unprepared to address the terrifying difficulties awaiting a country that wants, or is forced, to leave a monetary area. The way the masters of the Pound threatened the Scots with bank closures, was a harbinger of what the Eurozone bosses were later to say to the Greeks, or how the Spanish centralists are now threatening Catalonia.

By the way, all this happened only one year ago and yet it seems like a century. The Scottish people seem to feel ever more uncomfortable with London's establishment. Home Rule debates in Westminster are likely to produce all too little, too late. To use the impatient words uttered by the old socialist and nationalist leader Jim Sillars, the Scottish people still want power, unrestrained power to do things for themselves.

While many believe a second independence referendum might be urgent, now it seems the SNP conference may be planning to call it later than expected.

But there is a problem: the Brexit referendum is approaching, and its outcome will be more important than any possible second Scottish referendum, in our view. Scottish national and social evolution will be greatly accelerated by the Brexit referendum.

One may or may not want a United States of Europe, but the present situation, in which most constraints are dictated to the Europeans by an unaccountable bureaucracy in Brussels, cannot last. Those who are still committed to Europe as an area of free circulation and job opportunity have to acknowledge that old and socially regressive policies, like the so-called CAP (Common Agricultural Policy), require revision and probable repatriation (yes – this is the language used by the UKIP and one of the rationales attracting poor people from British peripheries to its populism). Last but certainly not least, most Europeans (including the English and the Scots) clearly want lasting peace, but this requires getting out of a decrepit – and recently ever more dangerous – institution, that is, NATO (and yes – this is a Corbyn-style statement and one of the rationales attracting ordinary people to his so-called old leftism).

To meet these challenges, a profound change is needed in the European political agenda. The same old narrative about the «necessity» of a more democratic, less neo-liberal, and austerity-free continental integration, within a sort of European super-state, is no longer either adequate or sufficient.

Whatever the Brexit result, the Scottish public opinion should then express a strong determination to be part of the necessary reformation process of the European treaties, since it is unlikely that the European status quo might survive the present European political crisis and Eurozone failures.

On this regard, our modest proposal is the Scottish national movement should urgently discuss presenting a second ballot to the people of Scotland, possibly on the occasion of the Brexit referendum, which would ask them to decide:

Whether, in the event the United Kingdom as a whole votes for or against European Union membership, should Scottish institutions have the power needed to independently and, if necessary, separately participate in the reformation or separation negotiations that will necessarily follow?

The question is important and a good answer, in our opinion, would be YES.

Both Scottish effective Home Rule or viable independence, are possible only by reaching reasonable agreements, not only with the rump United Kingdom, but also with the wider European framework.

The Scottish national movement, along with many other peoples in search of freedom and justice in this changing world, must act faster and more creatively, keeping in mind a Tom Nairn's statement: a world of peer, smaller states, a global web of strong local democracies, may be the sole tolerable universal order (Nairn, 1997, p. 134).

sabato 10 ottobre 2015

Nonviolence, nonviolence, nonviolence


After the late political crime in Ankara, we have to cry it: nonviolence, nonviolence, nonviolence. Let us all choice nonviolent mass protest, going massively to vote for http://www.hdp.org.tr/ in the coming Turkish elections.
A nonviolent, electoral revolution will bring freedom and justice for all the peoples and communities of the Turkish republic.
May G-d bless and welcome in her womb all freedom and justice martyrs.


http://bijikurdistan.tumblr.com/post/130869865294/news

domenica 4 ottobre 2015

John McCain's Syrian War Exposed


In the past I respected Senator John McCain, for his patriotism at least. Later he became one of the most single responsible for having sent American money, armaments, and CIA instructors to the so-called Free Syrian Army. In this he was not only wrong, but also reckless.

John McCain, 2014 - Source

Western weapons and money in Syria (as well as in Iraq) have directly or indirectly helped ISIS-ISIL-DAESH penetration in Syria, along with attempts of ethnic cleansing of Alawites and Christians, and even greater suffering for Kurds in Rojava. The triggering of the Syrian Civil War in 2011 suppressed hopes of gradual regime change, claimed more 300,000 lives, and displaced millions Syrians.

The recent Russian intervention has exposed how McCain and the American mainstream narrative is wrong. It is senseless the Western military help to those who wanted to replace Assad, establishing a new Sunni nationalist regime, under which women, minorities, Kurds, secular people would be worse off than under Assad. To mine Assad means to help the ISIS. And last, but not least, American, British, French bombs are pointless, if not a counterproductive, insane waste.

* * *



* * *



* * *

sabato 3 ottobre 2015

Come le grandi potenze finanziano il terrorismo


I grandi racconti che ci sono imposti dai media americani più potenti e più ricchi sono apparentemente inattaccabili nel loro candore. In Afghanistan, per esempio, siamo presenti per garantire stabilità e democrazia, ci racconta il "The War Monger Journal", un giornale che, quando si parla di spese militari e proiezione imperiale degli Stati Uniti nel mondo, dimentica ogni realismo, perde capacità di approfondimento geopolitico, calpesta ogni senso di moderazione politica.
La realtà però è difficile da nascondere per sempre e in rete si trovano una serie di articoli che spiegano bene come, di ogni dollaro straniero regalato all'Afghanistan, una parte importante viene rubata o finisce comunque, attraverso mille diversi rivoli, ai Talebani.
In pratica le organizzazioni occidentali e le grandi burocrazie internazionali stanno letteralmente pagando gli stipendi e armando le diverse parti in conflitto, sia il fragile governo centrale di Kabul, sia le milizie talebane. Il tutto con denaro pubblico, ovviamente.
Questa perversione, del resto, è intimamente connessa con qualsiasi proiezione imperiale occidentale in ogni periferia del mondo. E' già accaduto in Somalia, Iraq, Siria, Yemen, Libia e accadrà ancora.
Vogliamo continuare così, o vogliamo cominciare a riflettere su come ridurre questo interventismo corruttivo e distruttivo, che stiamo dispiegando nel mondo?

Post più popolari di sempre