Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 31 dicembre 2015

Buon 2016, con il poeta del mondo


La Provvidenza mi ha donato l'amicizia di una grande studiosa di scrittori toscani, Corinna Salvadori Lonergan, professoressa emerita del Trinity College Dublin.
Grazie a lei ho avuto anch'io, nella mia ignoranza, la possibilità di riscoprire Dante nel suo 750° anniversario.
In questo anno che si chiude, Dante si è confermato il poeta del mondo, profeta della giustizia che vince sulla cupidigia e pone le fondamenta della pace fra i popoli.
A Dublino, lo scorso 11 dicembre, si è letto integralmente il suo Paradiso, in nove lingue diverse.
E' stato un momento storico per la cultura e l'unità europea, per i nostri valori, per il nostro futuro.
Ci aspettano anche nel 2016 minacce neocolonialiste, ineguaglianze crescenti, violenze ed estremismi, ma ancora una volta sarà
AD ASTRA PER ASPERA.
Vincerà la bellezza, frutto di uno studio diligente, di un lavoro generoso, dell'amore per le cose fatte bene, che a loro volta sono energie umane che possono fiorire solo nella libertà, nell'autogoverno, nella responsabilità.
Dante continua a illuminare il nostro cammino, qui in Toscana, e quello di tanti nel mondo.
Buon anno a tutti.
 



giovedì 24 dicembre 2015

Sacra Famiglia, prega per noi



In rete si trova facilmente questa icona di una santa famiglia di oggi, che pubblichiamo qui, come benedizione natalizia. La santa famiglia di ogni tempo prega per noi.

Noi siamo questa santa famiglia, che è in cerca di un riparo. Noi fuggiamo in Egitto come profughi della persecuzione dei potenti. Noi siamo poveri, orfani, vedove e stranieri, che si affidano alla Provvidenza.

Vieni Signore a liberare i nostri cuori e dacci la forza di costruire un mondo più giusto.

Auguri di Buon Natale e per tutte le feste civili e religiose del cuore d'inverno 2015-2016.




lunedì 21 dicembre 2015

La distanza fra Bolzano e Reggio Calabria


In questo giorno solstiziale, molti Toscani come me si apprestano a onorare i nostri grandi magistrati di ieri, come il Gran Barone Ugone sepolto in Badia Fiorentina, e i nostri profeti di oggi, come l'amato Riccardo Marasco.
Non ci mancano i problemi, ma nemmeno le speranze.
Una di esse mi spinge testardamente a pensare: chi meglio di noi Toscani, che siamo centrali rispetto a tante realtà politiche e geopolitiche, può capire perché, con il passare dei decenni, la distanza sociale fra Bolzano e Reggio Calabria non si colma, come dimostrano ancora una volta le drammatiche classifiche pubblicate dal Sole 24 Ore?
Noi, più di tanti altri italiani ed europei, sappiamo che il segreto di Bolzano è l'autogoverno, mentre la maledizione di Reggio Calabria è la sua totale dipendenza dalla politica nazionale.
Eppure, un governo pieno di Toscani, guidato da uno dei Toscani più in gamba della sua generazione, sembra indulgere in una sorta di neocentralismo, peraltro praticato non senza rischiose dosi di incompetenza e incoscienza.
Matteo Renzi, nostro caro e amato ex sindaco, sei troppo giovane e troppo in gamba per scivolare in questa palude romana.
Più ti agiti, più ci affondi.
Aggrappati forte ai valori di Toscana e liberati!



domenica 20 dicembre 2015

Time for change in Spain




Political fragmentation is the main result of today Spanish elections.
A credible and enduring coalition, however, may be formed by Socialists, Podemos and Autonomists, to build a new Spanish confederation, founded on local democracy, fairness, inclusion.
 

venerdì 18 dicembre 2015

Ciao Riccardo Marasco, profeta di Toscana


Il 18 dicembre 2015 un grande toscano, Riccardo Marasco, ci ha lasciato per tornare nel seno dei nostri avi e della Provvidenza. Grazie a lui abbiamo conservato un pochina della nostra identità. Con lui continuiamo a vivere e cantare, aggrappati ai valori della Toscana.


Alcuni link da esplorare in ricordo di Riccardo Marasco:

- il suo sito ufficiale, appena riaprirà dopo il lutto
- una collezione particolarmente toccante dei suoi brani su youtube
- una sua intervista sul sito di Radio Toscana





lunedì 14 dicembre 2015

Un'altra piccola rivoluzione corsa


Fonte: un particolare di una immagine
della campagna elettorale di http://www.femuacorsica.com/ ,
la principale lista attorno a cui si è coagulata
la colazione "Pè a Corsica", guidata da Gilles Simeoni


In Francia non c'è stato il temuto trionfo della reazione, ma piuttosto, nella piccola Corsica, c'è stata una rivoluzione.
In un panorama politico arretrato e diviso, è emersa vittoriosa una delle liste più inclusive e innovative, "Pè a Corsica", arrivata prima nel secondo turno delle elezioni regionali di ieri, domenica 13 dicembre 2015.
In calce a questo post pubblichiamo alcuni dati che lasciano facilmente comprendere come, con questo voto, la Corsica esca faticosamente ma finalmente da un passato politico dominato dalla faziosità e dal clientelismo.
Il nuovo presidente della Corsica sarà Gilles Simeoni, già sindaco di Bastia e a questo punto consacrato come uno dei principali leader del movimento nazionale corso.

I numeri e gli spazi della Corsica sono piccoli: poco più di 8.500 kmq (la Toscana poco più di 22.000); poco più di 300.000 abitanti (la Toscana più di 3 milioni e mezzo). Il messaggio però è importante e globale: la centralità di una idea di autogoverno responsabile, adatto al nostro tempo.
L'idea di autonomia della Corsica è antica e profonda. La prima idea moderna di repubblica corsa risale al 700. La dichiarazione d'indipendenza del dicembre 1730 è forse la prima nel suo genere. Il nome dell'eroe corso Pasquale Paoli è conosciuto a tutti i patrioti e libertari del mondo.
Il cammino è, ovviamente, tutto in salita, come sanno bene Toscani e Sudtirolesi, Catalani e Scozzesi, movimenti civico-liberali e autonomisti libertari di tutto il mondo, ma oggi, intanto, è giusto festeggiare.
Con i nostri studi sulla disintegrazione come speranza nel dopo 1989, stiamo cercando di spiegare e rilanciare una intuizione che era già di Tom Nairn, sin dagli anni '70: l'indipendentismo delle piccole madrepatrie è potenzialmente civico; al contrario del nazionalismo delle grandi potenze, che invece è stato intrinsecamente distruttivo.
La Corsica potrebbe diventare un caso che rafforza i nostri studi, ma non è questo l'importante.
Importante è che la Corsica conosca, sotto un nuovo governo, giorni migliori.
Auguri alla nostra sorella Corsica.

* * *

Chi ha accesso a Facebook, visiti la pagina ufficiale di "Femu a Corsica", la realtà politica attorno a cui si è aggregata la coalizione vincente di "Pè a Corsica".

Chi ha tempo per degli approfondimenti, può leggere questo ottimo articolo del Guardian:
http://www.theguardian.com/world/2015/dec/14/corsican-nationalists-win-historic-victory-in-french-elections








Un appassionato discorso di Edmond Simeoni, il babbo di Gilles Simeoni (nuovo presidente eletto):
http://corsicaoggi.altervista.org/sito/il-discorso-di-edmond-simeoni-dopo-la-vittoria-dei-nazionalisti/

 

* * *

Alcuni dati (Fonte: http://www.francetvinfo.fr/elections/resultats/corse/, consultata oggi 14 dicembre 2015):

Partecipazione al voto: 67,03 %

Vincitore:
Gilles SIMEONI
PÈ A CORSICA
35,34 %
52. 839 voti

Secondo:
Paul GIACOBBI (presidente uscente)
PRIMA A CORSICA (lista della vecchia sinistra isolana)
28,49 %
42.607 voti

Terzo:
José ROSSI
LE RASSEMBLEMENT (unione delle vecchie destre isolane)
27,07 %
40.480 voti

Quarto:
Christophe CANIONI
FRONT NATIONAL CORSE AVEC MARINE LE PEN (la nuova destra non sfonda, come nel resto della repubblica francese)
9,09 %
13.599 voti

Schede bianche:
1,56 % - 2.397

Nulle:
1,38 % - 2.121

Aventi diritto: 229.824

Votanti: 154.043 (67,03 %)

Popolazione: 310.827 habitants (Données Insee 2009)

PS: Il lettore toscano non si meraviglia di leggere così tanti cognomi toscani. Sappiamo bene che la Corsica ci è vicina culturalmente e linguisticamente da sempre.

domenica 13 dicembre 2015

Anno Santo in Toscana


Oggi a Firenze è iniziato l'Anno Santo.
Tanta gente, tanta coda, tanta confusione.
Appena varcata la porta della giustizia, però, entrando in Santa Maria del Fiore, abbiamo sentito, ancora una volta, quello che i nostri antenati hanno voluto lasciarci: fra le pietre della cattedrale c'è una sorgente viva di misericordia e grazia, per tutte le generazioni future.
E' lì per tutti.
Venite e abbeveratevi alla fonte eterna di ogni bene.
Buon anno della misericordia a tutti.








 

sabato 12 dicembre 2015

La restituzione che non c'è

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

Inutile aggiungere altre parole inutili al dramma delle tante persone che, per ingenuità ma spesso anche per avidità, hanno investito i loro risparmi in titoli rischiosi.
Speriamo che l'arbitrato straordinario proposto dal governo possa aiutare alcuni di loro (gli ingenui più poveri, non gli avidi che hanno ancora parecchio di che vivere).
Invece è giusto protestare contro gli ex amministratori e dirigenti delle banche salvate dal governo, che non saranno mai chiamati a rendere conto della loro cattiva gestione, né a risarcire alcunché.
Fra di essi c'è Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria e padre del ministro delle riforme Maria Elena Boschi.
Gli istituti salvati sono stati considerati "too big to fail", troppo grossi per essere lasciati fallire secondo le regole in vigore per tutti gli altri.
Ancora una volta, temiamo, l'eccessiva concentrazione di potere politico a Roma, ha prodotto una casta di cittadini più uguali degli altri.
Si può davvero continuare a sopportare l'esercizio di un potere irresponsabile, senza alcuna forma di restituzione?
Non sono d'accordo e non mi rassegno a questo stato di cose.

* * *

Segnaliamo anche un intervento di Bruno Manfellotto sul Tirreno, uno dei pochi a parlare con chiarezza di queste vicende, che sono segnate o da inaccettabile incompetenza, o da ancora più esecrabile complicità.

lunedì 7 dicembre 2015

Magia alla Scala




La Scala, per chi - come chi scrive - ha vissuto, studiato e lavorato anche a Milano, è un mito intoccabile.
Tuttavia a Sant'Ambrogio chiediamo aiuto perché per una sola sera si realizzi una piccola magia.
Vorremmo che sparissero all'improvviso tutti i gioielli, i vestiti, gli stipendi e i cachet che vengono non dal lavoro, ma dai soldi pubblici, impropriamente dirottati, con la scusa della cultura e dell'opera, verso il mantenimento di una vera e propria casta di privilegiati.
Allo stesso tempo, per una sola sera, vorremmo che sparisse anche il riscaldamento!
Vedremmo un po' di corpi messi a nudo e lasciati al freddo, per una sera.
Una magia nonviolenta, una cosa cristiana e radicale, per una sola sera, contro tutta quella boria, contro tutto quello sfarzo che non si sono guadagnati, ma di cui si sono ammantati saccheggiando le casse pubbliche.

* * *

L'immagine è un dettaglio di una antica ma memorabile protesta radicale...

venerdì 4 dicembre 2015

Stop Bombing Syria


Bombing Syria is pointless, senseless, as well as cruel.

Source: https://www.rt.com/op-edge/324734-uk-syria-bombing-democracy/

"Military action might be effective at some point, but military action without a political strategy is folly. We have yet to hear that strategy, so I cannot support the government’s motion tonight." (Andrew Tyrie, MP for Chichester, Conservative)

Source and insights:
http://www.theguardian.com/world/2015/dec/02/syria-airstrikes-debate-best-commons-speeches


sabato 28 novembre 2015

Una scomoda verità sull'autodistruzione umana


Dal sito del documentario Cowspiracy


E' accessibile in rete un documentario semplice ma, a nostro parere, piuttosto serio, che manda al grande pubblico un messaggio tanto chiaro quanto scomodo: l'allevamento intensivo degli animali, in particolare dei bovini, inquina da solo più tutte le altre attività umane. La grande industria della carne non è semplicemente sostenibile. Ne' si può pensare di sostituire la carne con un ulteriore sfruttamento del pesce marino. Ogni comunità umana, confrontandosi con il suo clima, il suo ambiente, la sua cultura deve trovare un modo di diventare più vegetariana e meno carnivora (e meno piscivora).
Il documentario si intitola Cowspiracy, un gioco fonetico che combina provocatoriamente le parole cow (la vacca, la bestia) e conspiracy (cospirazione, complotto), ma non aspettatevi ammiccamenti alle grandi paranoie e alle profonde paure del nostro tempo.
Tutto viene comunicato in modo problematico, non evangelico.
C'è anche una morale vegetariana, anzi - visto l'eccessivo uso di latte e latticini che affligge le società americane e americanizzate - c'è anche un esplicito invito vegano, ma, lo ribadiamo, il messaggio resta insieme molto laico e primariamente politico.
Ebbene, mentre a Parigi sta per aprirsi l'ennesima conferenza internazionale sul cambiamento climatico, di grande impatto mediatico ma con una agenda discussa e discutibile, questo documentario contro lo sfruttamento animale può aiutare una riflessione più personale, meno conformista, più ancorata a ciò che possiamo cambiare qui, ora, nella nostra vita, nei nostri rapporti sociali, nelle economie e nel fisco locali, nella nostra terra.

mercoledì 25 novembre 2015

False Friends Not Welcome in Tuscany


On 26-27 November 2015, NATO Parliamentarians are arriving in Florence for discussions to review an international strategy against the self-proclaimed Caliphate, the late incarnation of a dangerous kind of Fascist-Islamist State (aka IS, ISIS, ISIL, Daesh).
Let us talk frankly, NATO is an anachronistic and sometimes dangerous scrap, and we dare to say the Tuscan people is very skeptical about its recent political and military development.
In addition, Syria and the Levant are in urgent need of serious peace talks among enemies, not another round of hypocritical talks among false friends.
You, who are accomplices of the Islamist criminals in the Levant.
You, who have been financing and arming the so-called Syrian "rebels".
You, who conspired with any kind of criminal militias to justify neocolonialism and endless wars.
Are you coming in Florence to make peace, aren't you? 
If not, you are not welcome.

Source: http://www.firenzeturismo.it

sabato 21 novembre 2015

Captagon, la droga del Jihad


I perdenti radicali omicidi e suicidi si ammantano di richiami alle sofferenze storiche della nazione araba e di solenni versetti del Corano, ma in realtà si finanziano, si armano, si eccitano grazie a un modernissimo traffico di droga e armi.
Spiccano, in questo quadro, le notizie sul famigerato captagon, la droga che pare infondere un coraggio sovrumano e liberare una attitudine sanguinaria.
Una cosa non molto coranica, non molto religiosa, mi permetto di dire.
Un assaggio della complessità, ma anche della stupefacente modernità della situazione, ce lo ha dato oggi la rassegna di geopolitica di Radio Radicale, che è disponibile anche in podcast:
https://www.radioradicale.it/rubriche/rassegna-di-geopolitica/podcast
Dietro il nichilismo islamista, ci pare, si intravedono produttori e consumatori di anfetamine illegali, mercanti di petrolio e di schiavi, cialtroni e criminali di tutte le nazionalità, culture e religioni.
Non è che nella cultura e nella religione islamica non ci siano serie degenerazioni - come giustamente ho sottolineato al mio amico Giovanni Fontana - ma, seguendo la lezione di Oliver Roy e di Hans Magnus Enzenberger, occorre fare attenzione al pregiudizio culturalista.
Ciò che si presenta in superficie come un fenomeno culturale arabo e religioso islamista, potrebbe essere nel profondo una frattura ben più materiale, provocata e aggravata oggi, non risalente a un passato più o meno lontano.
Stiamo parlando del neocolonialismo in Medio Oriente, Maghreb, Sahara, Corno d'Africa (in particolare americano, francese, inglese, ma anche saudita, iraniano, russo e turco), che continua a devastare tutto ciò che sta sull'altra sponda del Mediterraneo.
Riconosciamo alle autorità italiane, in particolare al giovane premier italiano Matteo Renzi, di essersi poste con la giusta cautela di fronte a questa dolorosa e complessa realtà.
L'Italia non è complice, se non marginalmente, di operazioni neocoloniali.
Speriamo si continui così.



Fonte: http://www.nextquotidiano.it/captagon-la-storia-della-droga-usata-dagli-jihadisti/


domenica 15 novembre 2015

Vita di quartiere, non morte di stato


Dopo ciascun evento provocato da attentatori kamikaze, disperati perdenti radicali omicidi e suicidi, milizie nichiliste, organizzazioni fondamentaliste, a tutti piacerebbe poter credere a narrazioni semplicistiche, che promettono reazioni rapide e soluzioni chiare, che però non ci sono.
Come studioso, è mio dovere smascherare la quantità di assurdità che i media veicolano con insopportabile leggerazza.
Alcuni dei miei caveat:

- la storia dell'islamismo politico ha radici profonde nel colonialismo inglese e francese e non porremo fine ad esso continuando a praticare neocolonialismo; l'esistenza di un clero islamista fascistoide e sanguinario, molto simile a come era un certo clero cristiano di una volta, non ci deve confondere; come ci spiegano gli studi di Oliver Roy, siamo al centro di drammi politici e sociali molto moderni, che sono solo camuffati sotto le vesti di antichi conflitti religiosi; non facciamoci imbrogliare e confondere da una certa propaganda fondata su stereotipi anti-immigrati;

- prima di cominciare una nuova guerra, i nostri governi dovrebbero cercare di capire e di spiegare all'opinione pubblica, come mai armi e soldi occidentali sono finiti direttamente nelle mani dei Talebani in Afghanistan e dell'ISIS in Iraq e Siria; stiamo letteralmente finanziando e armando il nostro nemico, questa è la scomoda verità che nessun media vuole affrontare;

- se si riuscisse a individuare e ad aiutare forze locali di autodifesa e di liberazione, che non mancano in nessuno dei cosiddetti "stati falliti", questo potrebbe condurre a delle disintegrazioni geopolitiche; sarebbero rischiose, ma sempre meno dello status quo; potrebbero anche contenere un germe di speranza per territori storicamente martoriati, prima dal nostro colonialismo, poi dall'autoritarismo degli stati post-coloniali che abbiamo lasciato loro in eredità;

- in ogni caso, purtroppo, una politica internazionale meno neocolonialista e meno militarista, da parte dell'Occidente, non porterà rapidamente fine alla deriva dei perdenti radicali e al loro terrorismo, come ci avverte Hans Magnus Enzensberger.

Il perdente radicale, organizzato o isolato che sia, non può essere neutralizzato da stati, apparati e politiche ancora più centralizzate e autoritarie di quelle che abbiamo negli Stati Uniti, Francia, Inghilterra, o anche in Italia.
Non morte e repressione di stato, ma una inclusiva e responsabile vita di quartiere può contenere e qualche volta forse persino prevenire queste esplosioni di violenza.
La comunità locale, coesa attorno a una religione civile, unita attorno a leader locali credibili, dotata di una forza di polizia che conosce e controlla ogni angolo del quartiere o del villaggio, può essere di aiuto a se stessa:
- stroncando sul nascere ogni forma di lavoro nero e di sfruttamento dell'immigrazione clandestina;
- impedendo la formazione di ghetti socio-culturali e di sacche di illegalità diffusa;
- offrendo una opportunità a tutti i suoi membri, salvandone, almeno qualcuno, dal destino di diventare un perdente radicale;
- creando una rete di vigilanza e solidarietà diffusa, che potrebbe rivelarsi forse persino preventiva, ma comunque di certo decisiva per contenerne gli effetti, quando una esplosione di violenza omicida e suicida occorresse.

In questa ultima parte del post, comprendo con sempre maggiore chiarezza che non bastano gli studi, per invertire la rotta sbagliata seguita sinora dall'Occidente in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria e Yemen.
Occorre una capacità di propugnare un cambiamento.
Urgono nuove forme di attivismo dal basso, qui, adesso.


Il simbolo con richiami alla Tour Eiffel,
ma anche a simboli pacifisti e anarchici,
che è diventato un segno popolare di solidarietà
con le vittime del terrore di Parigi - Fonte: The Guardian

sabato 14 novembre 2015

Pregare, studiare, lavorare


Di fronte al terrore scatenato questa notte a Parigi, fra il 13 e il 14 novembre 2015, preghiamo per le vittime e onoriamo coloro che stanno tentando di porre fine agli attentati simultanei.
Si conferma il valore strategico e profetico dello studio di Hans Magnus Enzensberger sui perdenti radicali omicidi e suicidi. Studiare è necessario, per capire cosa sta accadendo nelle nostre società, in tutte le classi sociali, in tutte le comunità locali.
Per fronteggiare la violenza distruttiva e autodistruttiva di coloro che odiano, oltre che se stessi, la nostra società aperta, serve una capacità di lavoro, una diligenza quotidiana, una presenza capillare.
Possiamo e dobbiamo ricostruire la nostra sicurezza quartiere per quartiere, con una capacità di coesione e di solidarietà fondata sul conoscersi, sul condividere regole comuni, sul senso del dovere, sul senso civico.
Povere le città e misere le repubbliche, che non hanno un controllo ferreo del proprio territorio, commissariati di quartiere, autorità politiche locali forti e autorevoli e una popolazione unita attorno a una salda religione civile.
Noi, qui in Toscana e in parecchie altre parti d'Italia, abbiamo tradizioni di diligenza e prossimità che potrebbero essere sufficienti.
Riprendiamocele e mettiamoci al lavoro.

Una immagine emblematica de Les Halles di Parigi
dopo gli attentati della notte
fra il 13 e il 14 novembre 2015
Fonte: http://www.liberation.fr/


venerdì 13 novembre 2015

Politicamente guasti


Si leggono sui media toscani storie incredibili di scuole che evitano di portare le loro classi a vedere mostre come quella sulla Divina Bellezza, a palazzo Strozzi, strettamente collegate con le ritornanti, insensate polemiche contro i crocefissi.
A tanta ignoranza sul significato spirituale, ma anche culturale e civile, della presenza di un segno come la croce sul territorio toscano, non c'è facile rimedio, ma vale la pena di dare una mano ai pochi che ancora ci provano a denunciare i guasti del politicamente corretto. Ci uniamo a Paolo Ermini, Mario Lancisi, Eugenio Giani, che, in modi diversi e - per fortuna! - non del tutto convergenti, provano a risvegliare tante menti impigrite.
Questi cervelloni politicamente guasti traboccano di un pensiero tanto sbagliato, quanto sottilmente autoritario e tendenzialmente velenoso, che a poco a poco non solo ridicolizza, ma addirittura uccide i valori liberali e sociali che pretenderebbe di difendere.
Si chiede la rimozione di un'antica croce giottesca con crucifisso, mentre si lascia che la scuola pubblica venga squalificata.
Si pretende di non mostrare arte cristiana alla gioventù toscana cresciuta in famiglie non cristiane, ma nello stesso tempo si lasciano intatti i privilegi cattolico-romani in materia di tasse, nomine e prelievi.
Si esigono manifestazioni di fedeltà ad un astratto multiculturalismo, ma non si muove un passo per fermare il traffico di esseri umani e l'importazione di schiavi da far lavorare a basso costo.Si fanno professioni pubbliche di fede anti-razzista, ma l'eguaglianza di opportunità e di doveri, in particolare nel campo del diritto allo studio, che rappresenta il futuro della società toscana, è un miraggio.
Raccomanderemmo minor settarismo e maggiore umiltà, meno laicismo parolaio e più stoica laicità, meno chiacchiere di uguaglianza formale e più giustizia sociale, meno applausi al papa e più concretezza politica.


Crocifisso giottesco della chiesa di Ognissanti a Firenze
Fonte: http://www.stilearte.it

mercoledì 11 novembre 2015

No alla schiavitù

Fonte: http://www.diocesiprato.it


Il vescovo di Roma, papa Francesco, è venuto ieri a Prato, in questa estate di San Martino, portando una ventata di aria fresca.
Parlando dal bel pulpito di Donatello, ha ricordato un messaggio evangelico che è sempre più urgente nella società globalizzata: no alla schiavitù e dignità per tutti i lavoratori.
Si può anche rifiutarla, questa antica dottrina sociale, ma se la si abbraccia, ci sono delle conseguenze:
- il lavoro nero è un peccato mortale;
- le morti bianche gridano vendetta al cospetto dei cieli;
- deve esistere un salario minimo (la giusta mercede della tradizione!);
- il salario minimo deve valere per tutti;
- il lavoro manuale, festivo, notturno, più duro e più usurante, deve essere compensato meglio del lavoro impiegatizio;
- si devono diminuire i posti di lavoro dirigenziali, che sono troppo spesso burocratici e improduttivi;
- se si impiega un immigrato, gli si devono riconoscere gli stessi doveri e diritti di ogni altro lavoratore;
- chi ha perso o non trova un lavoro con le proprie forze, deve essere inserito in un programma di lavoro socialmente utile;
- con il salario minimo un genitore deve poter mantenere se stesso, il proprio congiunto, i propri figli (almeno tre!);
- deve esistere una pensione minima per tutti gli anziani, con i quali essi possano mantenersi;
- devono esistere servizi pubblici universali, disponibili per tutti a un prezzo compatibile con il salario minimo.
Quanti di questi undici principi, stanno ispirando concreti progetti politici di cambiamento?
Quante di queste undici aspirazioni sono possibili nell'Italia centralista e sotto la tecnocrazia che attualmente governa l'Eurozona?
Che fare, per essere all'altezza di questi principi?

* * *

Per approfondire, a questo link della chiesa cattolica di Prato, trovate il testo del discorso del papa

sabato 7 novembre 2015

In difesa dell'autogoverno e della pace


Con poche eccezioni, fra cui quella importante perché lucidissima di Massimo Cacciari, continua l'attacco alle autonomie locali, a quelle speranze - mai diventate realtà - di autogoverno delle comunità sociali e territoriali nella nostra malandata repubblica.

Una casta egemone attraverso i suoi posti e le sue pensioni intoccabili, nella RAI, nei ministeri, nell'INPS, nelle agenzie e nelle autorità nazionali, nel parlamento dei nominati e dei trasformisti, nelle alte magistrature, nelle prefetture, nelle sovrintendenze, nei consigli di amministrazione delle grandi aziende mantenute dallo stato, è sempre più scatenata contro i comuni e le regioni - e non ha ancora veramente iniziato a sciogliere le province, perché esse sono la proiezione sul territorio di un antico statalismo.

Sono riusciti ad affondare ogni speranza di riforma federale dell'Italia, spingendo indietro, verso la dipendenza le comunità e verso il servilismo gli individui.


Invece di accettare profonde, sagge, graduali riforme per il ridimensionamento di ogni burocrazia, stanno radicalizzando il conflitto fra loro al centro e noi in periferia. Dal loro punto di vista tutto sembra ridotto a: mors nostra, vita sua.

Il primo governo Renzi pare incapace di mettere un freno a questa corsa scellerata verso l'accentramento a Roma non solo di risorse e potere, ma anche di conoscenze e credibilità.

Anzi, i collaboratori più stretti di Matteo Renzi sembrano narcisisticamente affascinate dalla tentazione di contribuire, attraverso una comunicazione sommaria e autoritaria, alla distruzione anche mediatica di ogni autorità locale. Una operazione che è parzialmente riuscita in passato ad altri leader nazionali, ma sempre con esiti disastrosi nel lungo termine. Oggi non potrebbe che rivelarsi tanto più pericolosa quanto più l'Italia è diventata complessa e divisa.

Vecchi e nuovi centralisti paiono irrimediabilmente ciechi al fatto che stanno mettendo in pericolo non solo la nostra fatiscente repubblica e l'autogoverno delle comunità italiane, ma anche il federalismo europeo e il movimento globale per l'autodeterminazione dei popoli, mettendo in pericolo, di conseguenza, la libertà e la pace, ben oltre i nostri confini.

Che fare?

 


Cartina pubblicata dal Corriere della Sera - novembre 2015



lunedì 2 novembre 2015

Attenti alle vertigini


Troppo potere, concentrato in un punto troppo alto, in troppe poche mani, produce una pericolosa vertigine in chi sta in alto, nonché spaccature irrimediabili fra il vertice e la base, fra il centro e le periferie.
La Turchia, come tante altre grandi repubbliche in cui il sistema istituzionale permette la concentrazione geopolitica del potere, dovrebbero servire da monito, per tutti coloro che credono davvero nelle libertà degli individui e nell'autogoverno delle comunità.





Fonte: http://www.hurriyetdailynews.com/


PS

Chissà, forse provvidenzialmente, annotiamo questo allarme nel 40° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, uno dei pochi intellettuali veramente critici, in lotta contro ogni tecnofascismo.


sabato 31 ottobre 2015

May All Saints Bless the Turkish Republic


May All Saints bless the Turkish Republic.
May all the victims of political violence rest in peace and send their blessing to all the peoples and communities, from Istanbul to the Kurdish districts.
May all the living people choose life, freedom, justice and peace.
Send to Mr Erdogan a clear message: we do not need a Sultan.

mercoledì 28 ottobre 2015

Sorpresa 2.400 metri


Dopo decenni di discussioni, si approva una nuova pista da 2.000 metri per l'aeroporto di Peretola, alle porte di Firenze.
Pochi mesi dopo, viene fuori che la pista deve essere di 2.400, sennò saranno solo guai ambientali e soldi sprecati.
E' un po' dura da digerire che l'intera classe dirigente della Toscana possa avere toppato di quasi mezzo chilometro.
Di chi fidarsi?
Che fare?



sabato 24 ottobre 2015

Basta con i cambi dell'ora in Toscana


Stanotte, ancora una volta, noi Toscani, insieme a tutti gli altri Italiani ed Europei, siamo riportati nell'ora invernale, come pecore.
Eppure qualche segno di ripensamento, nel mondo, contro la follia di questi continui cambiamenti di fuso orario, c'è.
Quando è che ci sveglieremo anche noi?
Qua e là qualche voce si alza, contro questa stupidaggine, a cominciare da questo blog.
Ci costringono a tornare, nei mesi più freddi e più bui, in un fuso orario che non è più il nostro, imponendoci depressione e tristezza.
I calcoli economici che erano stati alla base dell'invenzione dello sdoppiamento dell'ora, che validità hanno più ormai?
Credo che se al popolo sovrano fosse data voce, voterebbe per restare sempre e stabilmente nell'ora estiva, ponendo fine a quella che, per come si è evoluta la nostra vita quotidiana, è una forzatura senza senso.

mercoledì 21 ottobre 2015

La signoria di Pisa? Anche no




Stamane sul Corriere Fiorentino, a pagina 3, Claudio Bozza spiega il progetto espansionistico del comune di Pisa. Sarebbe lo stesso sindaco Marco Filippeschi a spingere per annettere a Pisa i comuni vicini di Vecchiano, San Giuliano Terme, Calci, Cascina e Vicopisano.

Avete presente il nostro impegno per comuni-comunità più grandi in Toscana? Ebbene, queste proposte di annessione sono tutto il contrario. Crediamo nell'antico spirito repubblicano di Pisa e della Toscana. Non vogliamo certo l'avvento di nuove signorie.

Quando parliamo di unificazione fra comuni, non pensiamo certo ad aumentare il potere di un centro sulle periferie, di un corpo urbano sulle zone rurali. Né ci interessano ulteriori progetti di espansione urbanistica, in una regione come la nostra, in cui il consumo di suolo, il crollo del valore degli immobili per eccesso di offerta, l'incuria del patrimonio edilizio esistente, la perdita di identità e bellezza del territorio hanno già raggiunto livelli di guardia.

Pisa è una piccola e vivibile città, che deve correggere, non ulteriormente estendere l'urbanizzazione incontrollata e indistinta che ha creato luoghi anonimi, come tutti quelli che ci sono verso Cisanello o verso Cascina.

Sì a un comune di Pisa più grande - non così grande come la vorrebbe Filippeschi - ma con quartieri più belli, con frazioni più riconoscibili, con borghi più a misura d'uomo.

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martedì 20 ottobre 2015

La lezione di Suvereto


Deve essere ben chiaro che il movimento per l'unificazione dei comuni toscani, che da questo blog sosteniamo con forza, deve avvenire dal basso, attraverso progetti di autentica inclusione e partecipazione popolare.

Deve essere altrettanto chiaro che comuni-comunità più forti ci servono per valorizzare di più ciascuno dei nostri borghi e quartieri. Facciamo degli esempi concreti, per capirci: alcune frazioni di Grosseto sono ben tenute e ben servite da quel comune che è già, nei fatti, un comune-comunità; purtroppo, invece, molti abitanti dei piccoli comuni dell'Elba votarono contro l'unione con Portoferraio, perché vedevano con i loro occhi l'incuria e la perdità di identità delle periferie di quel comune. Ci si deve unire, quindi, sì, ma per valorizzare di più ogni borgo, frazione, quartiere, non per moltiplicare periferie anonime.

Ecco perché ci viene facile comprendere e anche simpatizzare con la rivolta di Suvereto, con la conseguente elezione di Giuliano Parodi a sindaco civico. Del borgo-comune di Suvereto e del suo nuovo sindaco parla il Tirreno, oggi, in un bel articolo di Rino Bucci, a pagina 2 del quotidiano di Livorno.

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domenica 18 ottobre 2015

Comuni rafforzati, comunità diverse


L'importante questione della fusione fra comuni toscani è tornata sulle prime pagine della stampa toscana, grazie a una serie di riflessioni fatte da leader toscani influenti, come il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il segretario regionale PD, Dario Parrini.
Per questo blog è la conferma di quanto intuito già dal 1998 e, con ancora maggiore precisione, nel 2008.
Per molti, in Toscana, da coloro che hanno lavorato nella opposizione civico-liberale insieme ad Alessandro Antichi, a coloro che lavorano in ANCI Toscana, è un ulteriore incoraggiamento a sostenere un autentico e necessario cambiamento istituzionale.
Segnaliamo che il tema era stato ben sintetizzato da Leonardo Marras, in un suo intervento su Repubblica, in settembre, in cui ci ricordava come i comuni toscani siano scesi in pochi anni da 287 a 279.
Riportiamo in calce a questo post un ampio stralcio di un bel articolo scritto dal nostro amico Carlo Fusaro, che riepiloga gli elementi di saggezza contenuti in questo movimento verso la semplificazione.
Naturalmente ci sono degli elementi critici:
- dovrebbe essere fermato il neocentralismo che da anni sta distruggendo la vita dei comuni e sta minando l'attuazione della loro autonomia finanziaria, prevista dalla Costituzione (su questo, purtroppo, il primo governo Renzi si è lasciato condizionare dall'illusione dirigista di poter cancellare centralmente, ancora una volta, le "tasse sulla prima casa", ponendo le basi di un disastro amministrativo e finanziario, che ci tornerà indietro come un boomerang);
- dovremmo coinvolgere le popolazioni interessate in un dibattito approfondito sul governo del territorio e sui confini dei nuovi comuni unitari;
- dovremmo consentire modifiche e aggiustamenti ai confini, per consentire adattamenti alle conseguenze dell'urbanesimo;
- dovremmo, infine, cominciare a immaginare comuni-comunità diverse, in cui ogni angolo del territorio si senta quartiere, borgo, parte viva di un tutto, non periferia abbandonata;
- dobbiamo portare avanti, con maggiore coerenza, l'abolizione di ogni autorità intermedia fra comuni e regione, chiudendo davvero province, prefetture, uffici, sovrintendenze.
Non è un cammino facile, ma è una delle poche cose che in Toscana (e nel resto d'Italia) possono cambiare davvero, a Costituzione e legislazione invariata.

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Carlo Fusaro
E che fusione sia (se utile a tutti)
dal Corriere Fiorentino
16 ottobre 2015
pag. 1

Diciamolo: l''idea di unire in un comune unico Firenze e alcuni dei centri vicini non è buona, e eccellente. Gli anglosassoni la chiamerebbero una win-win
situation: tutti ci hanno da guadagnare, nessuno da perdere. Questo non vuol dire che la cosa sia fatta (a livello di opinione pubblica è una novita), né che sarà agevole e rapida.
(...)
Le fusioni rispondono all'esigenza di fare il miglior uso di risorse limitate. Sia la legislazione nazionale sia quella regionale spingono i Comuni verso l'esercizio associato di funzioni. Cioè verso unioni e fusioni. Con l'unione più Comuni si organizzano strutturalmente per fare le cose insieme, ma restano autonomi;
con la fusione nasce un Comune solo (la vera semplificazione).
(...)
In ogni caso nessuno puo pensare di sacrificare buone amministrazioni
trasformando quei Comuni in semplici quartieri di Firenze (...),
perché, in ultima analisi, fusione o incorporazione che sia, saranno i cittadini a pronunciarsi con referendum. E perderlo sarebbe un peccato.

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giovedì 15 ottobre 2015

Should Scotland Remain or Leave?





The Scottish National Party (SNP) Conference has opened today in Aberdeen speaking words of wisdom. Nicola Sturgeon wants to win the next Scottish election, in May 2016, focusing on Scotland's everyday issues.

The 2014 Scottish referendum established a paradigm of peaceful, civic, inclusive debate on self-government. It was an example of moderation, pragmatism, inspired by a Gramscian idea of liberation as a bottom-up, long-term process. We all know how the referendum ended: 55% of those who voted were influenced by Gordon Brown's promise of a modern Home Rule for Scotland.

Many think the free people's choice was manipulated by a fear-mongering campaign, but the independence camp also committed errors. For instance, it was unprepared to address the terrifying difficulties awaiting a country that wants, or is forced, to leave a monetary area. The way the masters of the Pound threatened the Scots with bank closures, was a harbinger of what the Eurozone bosses were later to say to the Greeks, or how the Spanish centralists are now threatening Catalonia.

By the way, all this happened only one year ago and yet it seems like a century. The Scottish people seem to feel ever more uncomfortable with London's establishment. Home Rule debates in Westminster are likely to produce all too little, too late. To use the impatient words uttered by the old socialist and nationalist leader Jim Sillars, the Scottish people still want power, unrestrained power to do things for themselves.

While many believe a second independence referendum might be urgent, now it seems the SNP conference may be planning to call it later than expected.

But there is a problem: the Brexit referendum is approaching, and its outcome will be more important than any possible second Scottish referendum, in our view. Scottish national and social evolution will be greatly accelerated by the Brexit referendum.

One may or may not want a United States of Europe, but the present situation, in which most constraints are dictated to the Europeans by an unaccountable bureaucracy in Brussels, cannot last. Those who are still committed to Europe as an area of free circulation and job opportunity have to acknowledge that old and socially regressive policies, like the so-called CAP (Common Agricultural Policy), require revision and probable repatriation (yes – this is the language used by the UKIP and one of the rationales attracting poor people from British peripheries to its populism). Last but certainly not least, most Europeans (including the English and the Scots) clearly want lasting peace, but this requires getting out of a decrepit – and recently ever more dangerous – institution, that is, NATO (and yes – this is a Corbyn-style statement and one of the rationales attracting ordinary people to his so-called old leftism).

To meet these challenges, a profound change is needed in the European political agenda. The same old narrative about the «necessity» of a more democratic, less neo-liberal, and austerity-free continental integration, within a sort of European super-state, is no longer either adequate or sufficient.

Whatever the Brexit result, the Scottish public opinion should then express a strong determination to be part of the necessary reformation process of the European treaties, since it is unlikely that the European status quo might survive the present European political crisis and Eurozone failures.

On this regard, our modest proposal is the Scottish national movement should urgently discuss presenting a second ballot to the people of Scotland, possibly on the occasion of the Brexit referendum, which would ask them to decide:

Whether, in the event the United Kingdom as a whole votes for or against European Union membership, should Scottish institutions have the power needed to independently and, if necessary, separately participate in the reformation or separation negotiations that will necessarily follow?

The question is important and a good answer, in our opinion, would be YES.

Both Scottish effective Home Rule or viable independence, are possible only by reaching reasonable agreements, not only with the rump United Kingdom, but also with the wider European framework.

The Scottish national movement, along with many other peoples in search of freedom and justice in this changing world, must act faster and more creatively, keeping in mind a Tom Nairn's statement: a world of peer, smaller states, a global web of strong local democracies, may be the sole tolerable universal order (Nairn, 1997, p. 134).

sabato 10 ottobre 2015

Nonviolence, nonviolence, nonviolence


After the late political crime in Ankara, we have to cry it: nonviolence, nonviolence, nonviolence. Let us all choice nonviolent mass protest, going massively to vote for http://www.hdp.org.tr/ in the coming Turkish elections.
A nonviolent, electoral revolution will bring freedom and justice for all the peoples and communities of the Turkish republic.
May G-d bless and welcome in her womb all freedom and justice martyrs.


http://bijikurdistan.tumblr.com/post/130869865294/news

domenica 4 ottobre 2015

John McCain's Syrian War Exposed


In the past I respected Senator John McCain, for his patriotism at least. Later he became one of the most single responsible for having sent American money, armaments, and CIA instructors to the so-called Free Syrian Army. In this he was not only wrong, but also reckless.

John McCain, 2014 - Source

Western weapons and money in Syria (as well as in Iraq) have directly or indirectly helped ISIS-ISIL-DAESH penetration in Syria, along with attempts of ethnic cleansing of Alawites and Christians, and even greater suffering for Kurds in Rojava. The triggering of the Syrian Civil War in 2011 suppressed hopes of gradual regime change, claimed more 300,000 lives, and displaced millions Syrians.

The recent Russian intervention has exposed how McCain and the American mainstream narrative is wrong. It is senseless the Western military help to those who wanted to replace Assad, establishing a new Sunni nationalist regime, under which women, minorities, Kurds, secular people would be worse off than under Assad. To mine Assad means to help the ISIS. And last, but not least, American, British, French bombs are pointless, if not a counterproductive, insane waste.

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sabato 3 ottobre 2015

Come le grandi potenze finanziano il terrorismo


I grandi racconti che ci sono imposti dai media americani più potenti e più ricchi sono apparentemente inattaccabili nel loro candore. In Afghanistan, per esempio, siamo presenti per garantire stabilità e democrazia, ci racconta il "The War Monger Journal", un giornale che, quando si parla di spese militari e proiezione imperiale degli Stati Uniti nel mondo, dimentica ogni realismo, perde capacità di approfondimento geopolitico, calpesta ogni senso di moderazione politica.
La realtà però è difficile da nascondere per sempre e in rete si trovano una serie di articoli che spiegano bene come, di ogni dollaro straniero regalato all'Afghanistan, una parte importante viene rubata o finisce comunque, attraverso mille diversi rivoli, ai Talebani.
In pratica le organizzazioni occidentali e le grandi burocrazie internazionali stanno letteralmente pagando gli stipendi e armando le diverse parti in conflitto, sia il fragile governo centrale di Kabul, sia le milizie talebane. Il tutto con denaro pubblico, ovviamente.
Questa perversione, del resto, è intimamente connessa con qualsiasi proiezione imperiale occidentale in ogni periferia del mondo. E' già accaduto in Somalia, Iraq, Siria, Yemen, Libia e accadrà ancora.
Vogliamo continuare così, o vogliamo cominciare a riflettere su come ridurre questo interventismo corruttivo e distruttivo, che stiamo dispiegando nel mondo?

domenica 27 settembre 2015

Auguri Catalogna





PS di lunedì 28 settembre, quando i risultati sono definitivi:
Non è stato un trionfo. Non ci sono strade facili verso una vera indipendenza. Anzi, è un miracolo che gli indipendentisti, portatori di una opzione tanto radicale, tanto osteggiata dai media mainstream e dai poteri forti concentrati a Madrid e a Bruxelles, abbiano ottenuto così tanti seggi e voti. 
Consideriamo che le forze indipendentiste si sono dette persino disposte ad azioni di disobbedienza civile e separazione unilaterale dal Regno di Spagna e dopo stupiamoci che così tante persone di Catalogna siano andate a votare - un record storico di partecipazione; che quasi due milioni abbiano votato per forze indipendentiste; che un altro mezzo milione abbia votato per forze autonomiste intermedie; che solo un milione abbia votato per i "Cittadini" e il Partito Popolare, le uniche forze populiste e dichiaratamente unioniste e conservatrici in campo.
Sarà interessante vedere, in questa nuova e complessa situazione, l'evoluzione politica del Partito Socialista Catalano, che in nessun modo - lo scrivo per l'amico Dario Parrini, che su questo mi è parso impreciso - mi pare possa essere assimilato alle forze conservatrici dello status quo.
Adesso le forze del cambiamento repubblicano devono formare un governo inclusivo e rappresentativo che possa trattare con il nuovo governo spagnolo che uscirà dalle prossime elezioni del prossimo dicembre.
Speriamo che si percorra la strada più difficile, graduale, civica e civile: una nuova convenzione costituzionale che assicuri alla Catalogna, nell'immediato, un totale autogoverno e, entro un tempo ragionevole, la possibilità di scegliere di diventare una repubblica indipendente associata direttamente alle organizzazioni europee.



L'indipendenza è per una comunità, quello che libertà e uguaglianza sono per la persona umana.
L'autogoverno è la nostra storia e ancora di più il nostro futuro.
Insieme con tutte le comunità che stanno avanzando in un cammino nonviolento, graduale, inclusivo, civico e civile, verso una maggiore libertà e autonomia - dal Sudtirolo alla Scozia, dal Quebec al Vermont, dalla Corsica alla Sardegna - auguri anche dalla sorella Toscana, all'amata Catalogna.
Felice voto e auguri per il vostro cammino di emancipazione.




domenica 20 settembre 2015

Bomba sul Colosseo

Noi crediamo che sia una "bomba", nel senso di una sparata.
Nessuno infatti lo ha ancora letto.
Forse non esiste e non esisterà mai.
Se davvero venisse varata dal Consiglio dei ministri una decretazione d'urgenza in materia di diritti sindacali ed essa venisse avallata dal Quirinale, avremmo lanciato un'altra bomba, ma stavolta sull'intera Repubblica, non solo su quei lavoratori del Colosseo a cui per anni non erano stati pagati straordinari e maggior presenza.


mercoledì 16 settembre 2015

Disastro 730






Le riforme portate avanti da Maria Elena Boschi e Denis Verdini, per conto del primo governo Renzi, sono davvero difettose, come su questo blog abbiamo più volte ribadito. Si possono, si devono correggere!

Ora, il polverone mediatico, gli odi intestini al maggior partito italiano e ai suoi raccogliticci alleati, il settarismo ignorante di tanti esponenti dell'opposizione, ci stanno nascondendo uno dei problemi più gravi: il vero e proprio disastro dei 730, la somma dei 630 deputati e dei potenziali nuovi 100 senatori.

Non lo abbiamo scritto solo noi, ma lo hanno testimoniato, sommessamente ma per tempo, alcuni costituzionalisti, come il prof. Stelio Mangiameli in una audizione al Senato dello scorso 27 luglio 2015. Lo ha lasciato intendere il presidente Pietro Grasso, in un dibattito pubblico, raccolto il 25 agosto 2015 da Radio Radicale.

Lo dobbiamo ripetere, forti della nostra debolezza: la cagionevole salute della Repubblica Italiana sarà definitivamente compromessa da sedute congiunte di ben 630 deputati e di soli 100 senatori.

Attenzione: non solo perché i 630 saranno eletti con l'Italicum e i 100 saranno nominati dai consigli regionali, ma proprio perché il secondo gruppo è numericamente troppo piccolo per poter bilanciare e moderare il primo.

Il rapporto deve cambiare e non deve essere troppo lontano da 2:1. Se abbassiamo i deputati a 400 e alziamo i senatori a 200, riequilibriamo e, cosa non secondaria, diminuiamo ulteriormente il numero dei parlamentari italiani.

Purtroppo, invece, quando gli estensori della riforma Boschi-Verdini si sono incaponiti a non voler tagliare anche i deputati, ci hanno portato sull'orlo di un baratro, insieme ai 730.

Lanciamo un appello ai capi della maggioranza e ai portavoce dell'opposizione: fermatevi, ripensateci, rivediamo questi numeri, oppure precipiteremo.


PS di domenica 20 settembre 2015:
Fa piacere leggere sui giornali di stamane che Pierluigi Bersani ha accennato alla necessità di rivedere le proporzioni numeriche fra Camera e Senato. Speriamo che un briciolo di resipiscenza raggiunga anche altri.

PS di mercoledì 23 settembre 2015:
Sono stati depositati dal PD tre emendamenti che migliorano la riforma. Almeno due giudici della corte costituzionale saranno eletti dal solo Senato. E' un passo in avanti decisivo, per superare il disastro delle sedute comuni con 730 membri. Vediamo. Speriamo.


domenica 13 settembre 2015

War Is Not Inevitable




Nothing will be easy for Jeremy Corbyn, the old-new British Labour leader.
There is neither a royal road, nor any consolidated recipe, to build a fairer and more decent society.
Many think this is the coming back of old leftism, and a kind of gift for those who want to discredit everything left of the establishment. This blogger does not agree.
Corbyn, in our modest opinion, has given voice to a few inconvenient truths: structural inequalities are not irredeemable; London financial oligarchy is not endowed of any self-evident, natural privilege; and war is not inevitable.
Tony Blair, Gordon Brown, David Cameron have failed miserably in addressing these tough questions.
We must hope that an old-new Labour, along with Scottish nationalists, Greens, and many other liberal and civic forces, may gather to conceive something original. We do not expect miracles, but a bit less poverty and the British withdrawal from any war.

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Listen to the voice of Jeremy Corbyn, starting from his victory speech.
Another interesting point of view, not totally blind to the necessity of profound political reforms, can be read in this article by .
The Guardian, of course, is an excellent point of access to what is changing in England.


sabato 5 settembre 2015

Ricordo di Nino Caponnetto alle Piagge




Oggi alle Piagge abbiamo celebrato il compleanno del presidente Antonino Caponnetto, nato il 5 settembre del 1920 e scomparso il 6 dicembre del 2002. L'incontro si è svolto presso la comunità di base al cui servizio è il nostro amico don Alessandro Santoro (nella foto a destra). E' stato coordinato da Massimo Caponnetto (al centro), il figlio del magistrato scomparso. Ospite e oratore principale l'ex magistrato e scrittore Gherardo Colombo (a sinistra). Erano con noi la signora Caponnetto e molti altri familiari e amici di questa amata e rispettata figura siciliana e toscana.

Per diversi di noi che lo abbiamo conosciuto e abbiamo militato con lui nelle iniziative anti-mafia e nel Movimento per la Democrazia "La Rete", il compleanno del nostro Nino è stata l'occasione per rivedersi, dopo tanti anni.

Coinvolgente e appassionato è stato Gherardo Colombo, impegnato a tempo pieno nell'educazione dei giovani alla legalità. Da quando ha lasciato la magistratura, nel 2007, ha ormai parlato in migliaia di scuole del grande tema del rispetto delle regole, a partire dalle più piccole, come il rispetto dell'integrità di un bagno pubblico e l'evitare di appiccicare cicche di gomma sotto le sedie e sotto i banchi. Avete letto bene: Colombo ha concluso la sua testimonianza ribadendo proprio che la diligenza personale e nelle piccole cose, come la pulizia di un bagno e la capacità di non buttare una cicca a terra, sono la base della cultura della legalità. Questa cosa, come chi segue questo blog potrà facilmente immaginare, ci è piaciuta molto.

Parlando dei momenti più drammatici della sua carriera, Colombo ha ricordato quante decine di membri della Guardia di Finanza ha dovuto incriminare; quante inchieste importanti gli sono state sottratte dalla magistratura inquirente di Roma, quella che era nota come il "porto delle nebbie"; quante leggi e leggine si sono affastellate l'una sull'altra, per decenni, consentendo a tanti politici corrotti di farla franca. Ha anche coraggiosamente ricordato il grande tema storico dell'inutilità, anzi della pericolosità sociale, del carcere e in particolare del sistema carcerario italiano.

Ci ha fatto riflettere, perché ha ricordato seri problemi strutturali: la natura criminogena della Guardia di Finanza; l'improprio centralismo del sistema giudiziario italiano; la pericolosa concentrazione di poteri politici nelle mani di pochi membri del governo italiano. Solo un cambiamento politico molto profondo può cambiare queste istituzioni sbagliate e le leggi che le regolano. Colombo, che si è ritagliato un ruolo da educatore, non è mai entrato nel merito di una proposta politica, ma ha lanciato un chiaro messaggio: chi se la sentisse di fare diversamente e meglio da quelli che ci sono ora, si faccia avanti.

Venticinque anni dopo la Rete, uno dei primi movimenti civici e civili a porsi seriamente il problema di una svolta confederale italiana ed europea, il centralismo italiano resta culturalmente vecchio, economicamente inefficace, politicamente pericoloso. Quei pochi che hanno delle idee diverse e delle proposte alternative, è bene pensino seriamente a fare qualcosa.

giovedì 3 settembre 2015

Legality, not solidarity




A few asylum-seekers, migrants are in a dramatic state of need, now, because so many international agencies, European authorities, states bureaucracies, have profused rhetoric, threats, emergency measures, instead of sticking to a minimal human touch, and legal framework. 
But many more of those who are knocking at European doors, do not ask for any solidarity!
They ask, instead, for clear, fair, legals ways to come in Europe, demand for refugee status, connect with other relatives and fellow-nationals, or apply for a job.
They are many poor people, but there is not such a thing as an invasion!
The situation would be much more reasonable, and sustainable, if thousands of European diplomats would do do their duty, under a firm political direction, on the ground, in Tunisia, Morocco, Tripoli, Benghazi, Fezzan, Egypt, South Sudan, Azawad, Mali, Ethiopia, Eritrea, Gaza, Israel, the West Bank, Lebanon, Turkey.
Why are not they - on the ground! - examining dossiers, distributing humanitarian aids, issuing visas, and giving temporary documents to asylum-seekers?
We are not paying politicians, diplomats, bureaucrats for express lip-service solidarity, but to stick to down-to-earth legality, with moral clarity.
Is it too much to ask?

martedì 1 settembre 2015

Hai pagato il biglietto per salire su questo treno?


Ronda di poliziotti in stazione - Immagine da Il Tirreno,
da un editoriale del direttore Omar Monestier


Vi sembreremo ripetitivi, oltre che bacchettoni, ma secondo noi, se davvero vogliamo vivere in una società complessa, globalizzata, aperta, dobbiamo tutti pagare il biglietto quando saliamo sul treno. Senza eccezione alcuna.
Noi ci ostiniamo a vedere una connessione fra le centinaia di passeggeri abusivi fatti scendere in questi giorni dai blitz estivi sul treno regionale mattutino Pisa-Roma, e la corruzione e la violenza che dilagano nella Repubblica - non solo e non primariamente a causa dei tanti sbandati che arrivano da paesi ancora più poveri e più violenti del nostro.
Avendo pagato il biglietto, e avendo pagato le tasse con le quali la Repubblica e la Regione finanziano quel treno e tanti altri, ho il diritto e il dovere di chiedere:
- Perché il treno non viene pulito adeguatamente e quotidianamente?
- Perché i biglietti non vengono controllati regolarmente?
- Perché la polizia, i carabinieri, i vigili urbani, e tutti gli altri corpi armati pubblici e privati, prendendosi magari ciascuno la responsabilità di una stazione, non sono diuturnamente presenti?
Spero che queste vicende aiutino i nostri pochi lettori a capire perché da questo blog, per fare un esempio concreto, predichiamo l'abolizione di prefetture e questure, e favoriamo piuttosto la moltiplicazione delle stazioni dei carabinieri in ciascun angolo della Toscana.
Non ci servono tutti questi prefetti e dirigenti.
Ci servono molto di più bigliettai diligenti e robusti agenti.

venerdì 28 agosto 2015

Migrants to Death

Source: The Guardian

Perhaps we cry in vain, as voices in the deafening silence of the sea, but we will not keep silent.
We can do something, to stop the slaughter of migrants.
We should help Tunisia, and local governments in Libya, to help refugees on their ground.
And Europeans have a vast diplomatic network. We beseech them to use it, by opening their embassies and consulates, as centers for information, identification and - for those who qualify - asylum concession, in Tunisia, Tripolitania, Cyrenaica, Fezzan, Azawad, Northern Nigeria, North Chad, southern Sudan, Ethiopia, Eritrea, Egypt, Jordan, Lebanon.
And we continue to plead migrants: do not embark, humans, because there's nothing worth your life in Europe - and for those who enter illegally, only exploitation and misery.


lunedì 24 agosto 2015

Black Monday

Copyright info

Dietro l'ennesimo #BlackMonday di oggi non ci sono solo l'avventurismo economico e l'autoritarismo politico della Cina, ma un problema più profondo, crediamo.
Sul mercato finanziario globale circolano immensi capitali creati da ormai incalcolabili debiti pubblici e privati, molto più che dal lavoro e dal risparmio.
Queste immense ricchezze possono rapidamente moltiplicarsi, ma altrettanto velocemente distruggersi. Sono solo virtuali.
Questo non vuol certo dire che non dobbiamo preoccuparcene.
Dietro le fosche previsioni rese popolari in rete da personaggi come Warren Buffett, c'è sempre il rischio che l'ennesimo crollo della borsa virtuale spazzi via anche le persone vere, mettendo in pericolo il loro lavoro, le loro proprietà, il loro status economico e sociale.
Giganteggia, all'inizio di un altro anno economico e sociale che si annuncia non meno difficile dei precedenti, la lezione intellettuale ed esistenziale di Nassim Taleb: non possiamo proprio prevedere.
I mercati virtuali fanno alzare e crollare in un attimo il valore di beni rifugio, case, materie prime, metalli preziosi, oltre che quello di titoli e azioni.
Su questa rischiosa volatilità - intimamente connessa con il debito pubblico, la competizione valutaria, l'austerità, l'impoverimento dei lavoratori, la concentrazione delle ricchezze, il declino dell'uguaglianza - siatene certi, non si costruiscono le forti economie e democrazie locali di cui abbiamo bisogno per vivere e morire con dignità.
Qualcosa deve cambiare.
E presto.

sabato 22 agosto 2015

La caduta di Roma (o di Matteo Renzi?)


Siamo tutti addolorati per Roma, la nostra vicina, figlia e madre della Toscana. Si succedono scandali, disastri, incidenti, e ora un funerale.
All'interno dell'attuale ordinamento repubblicano italiano, non c'è alternativa alle elezioni anticipate per un nuovo sindaco e una nuova assemblea capitolina, di fronte a questa crisi.
Si voti la prossima primavera, dopo il necessario commissariamento.
Si cambino, per l'amor del cielo, anche i vertici di questura e prefettura, che sono rette da figure totalmente subalterne all'attuale andazzo, chiamando una figura diversa, una persona che venga da lontano.
Si può chiamare un europeo, come si è fatto per gli Uffizi?
Ovviamente, senza primarie, senza collegi più ristretti, senza limitazioni serie al sistema criminogeno delle preferenze, la speranza che qualcosa possa cambiare, con nuove elezioni comunali, è minima.
Ma non dobbiamo disperare.
Magari verrà eletta sindaco una persona totalmente fuori dall'attuale status quo.
Con maggiore libertà spirituale, con maggiore indipendenza, il prossimo sindaco (o sindaca) potrebbe far meglio.
Spero che Matteo Renzi, a cui vogliamo bene, capisca la lezione che gli mandano i Casamonica dal loro sfarzoso e pacchiano funerale: l'Italia contemporanea, dopo due guerre mondiali e dopo una serie impressionante di crisi economiche globali, non si può governare con una specie di neo-centralismo via twitter.
Senza la ricostruzione paziente di forti autonomie locali, responsabilità locali, economie locali, il nostro futuro, caro Matteo, non sono gli Stati Uniti, o la Repubblica Federale Tedesca, o la Svizzera, ma la Cina, il Brasile, o il Sudafrica.
Sveglia!


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