Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 31 luglio 2013

Cessate il fuoco

Più che di vacanze, quest'anno, si potrà parlare al massimo di cessate il fuoco.
Occorrerebbero gesti forti:
- via dall'Afghanistan;
- via il Porcellum;
- via le province e le prefetture;
- via dalle carceri i poveracci in attesa di giudizio;
- via le tasse su chi campa con meno di mille euro al mese;
- via almeno qualche pensione dorata;
- via le tasse sugli interessi per la prima casa, altro che IMU!
Non ci sono stati questi gesti...
E  intanto arriva il "generale agosto".
Tutto si ferma e diventa ancora più terribile, per chi è in carcere, in attesa di giudizio e di giustizia, in cerca di lavoro, in fila per una cura, anche palliativa.
Che D-o ci protegga, ma noi, intanto, almeno firmiamo tutti i referendum e prepariamoci a fare ben di più.


* * *



lunedì 29 luglio 2013

Chi sono io per giudicare una persona queer?

Il vescovo di Roma, papa Francesco, a ruota libera con la stampa mondiale: chi sono io per giudicare un gay, si è chiesto a voce alta, e si capisce che si riferiva davvero a ciascuna persona queer. Pronunciata dalla voce del papa l'indicibile parola gay e non solo, esposta anche una saggia considerazione sul fatto che se c'è qualcosa di sbagliato in Vaticano, sono il denaro e il potere di tutte le lobby, non certo i gay.
Sta succedendo qualcosa di davvero importante. Siamo in mezzo a un kairos, un momento opportuno. Spero che tutti gli altri vescovi e tutte le chiese locali trovino il coraggio di ascoltare queste lezioni di libertà. Un bel articolo di Gian Guido Vecchi dal Corriere online.

domenica 28 luglio 2013

Zombi contro Renzi

Il mio commento di venerdì scorso su Facebook al delirio di nuove regole restrittive proposto dagli attuali dirigenti PD per fermare la competizione politica interna (e soprattutto per fermare Matteo Renzi): i partiti-stato muoiono, ma restano sempre - purtroppo - quelli zombi… ‪#‎deadpd‬.
Vedremo che succederà all'assemblea nazionale del PD di fine luglio.
 




martedì 23 luglio 2013

Against Gum


Against Gum - Contro le gomme da masticare

A warning to those who chew gum continuously, including at work, even in front of others, and especially those who throw it on the ground. Chewing gum are indestructible and indigestible. Never swallow! And always throw them in the trash! Otherwise you will fill the world of crap that lasts longer than you.

Un monito a coloro che masticano gomme continuamente, anche al lavoro, anche davanti a estranei, e specialmente a coloro che le gettano per terra. Le gomme da masticare sono indistruttibili e indigeribili. Mai ingoiare! E gettarle sempre nel cestino! Altrimenti riempirete il mondo di schifezza che dura più di voi.

Please read - Per favore leggete:
http://www.bbc.com/future/story/20130625-does-gum-take-years-to-digest/all

Read again - Da rileggere:
http://diversotoscana.blogspot.it/2012/07/basta-cicche.html


lunedì 22 luglio 2013

Do not mess in Syria



Imagine, for a moment, that Western powers may have no public debts and austerity problems.
Imagine they really may be able to gather serious and profound geopolitical expertise about Syria.
Imagine they may have found local, accountable partners that want a free, democratic, pluralistic Syria.
Imagine they may really understand the ground and they may really be able to apply a certain military pressure.
Imagine and, please, don't take these four assumptions for granted!
In that case, what would you like?
Start another war, without clear objectives, limits, restraints?
Or rather use Western hypothetical force to claim an immediate truce and the beginning of a political process?
Before the end of Ramadan and the summer, there is a great opportunity for a lasting truce.
The alternative would be another disastrous “humanitarian” intervention.
I do not believe the military-industrial complexes have learned any lesson from the past.
It is up to all of us, citizens and netizens, to shut up the warmonger, exposing the risky hubris of many top leaders - even the intelligent and respected senator John McCain, for instance - that are sadly walking with their heads turned back.


venerdì 19 luglio 2013

Il parlamento balneare conferma la fiducia ai Letta e a Napolitano

Ora che è intervenuto - pesantemente - il re della repubblica, è certo che questo parlamento balneare e provvisorio confermerà la fiducia al governo Letta-Napolitano-Alfano-Letta.
Napolitano, i Letta, Alfano e tutti gli altri si stanno assumendo gravi responsabilità e giustamente qualcuno gli sta chiedendo, già stamattina al senato, come Giachetti e Cassano, dove ci stanno portando.
Quale emergenza stanno affrontando? E in che modo?
La legge elettorale?
L'alleggerimento dell'austerità?
Il consolidamento del debito?
Le prigioni?
I tempi della giustizia?
I costi dei partiti?
Le pensioni d'oro?
La politica agricola?
Il deficit della Rai?
Ciascuno ascolti e valuti la rigidità di Napolitano, l'evanescenza di Scelta Civica, l'opportunismo della Lega, il cinismo del PDL, lo spirito di casta della maggioranza del PD.
Cinque Stelle e SEL, con tutti i loro limiti, almeno stavolta sono stati una vera opposizione, sincera, senza sconti, senza infingimenti.
Qualcosa ovviamente non torna, anche nella narrativa un po' autoindulgente di Enrico Letta di oggi davanti al senato.

Ciascuno ascolti, valuti, e si risponda da solo, cercando di indovinare quanto si potrà andare avanti così.


giovedì 18 luglio 2013

Enews 368 di Matteo Renzi

Ecco le parole di Matteo Renzi sul disastro della repubblica che deporta donne e bambini, rese note con la enews 368 del 17 luglio 2013.
La archiviamo qui, per ricordare e ricordarci.
Questa persona ha qualcosa da dire e, soprattutto, crede in qualcosa. Ha palle e polvere, una sana ambizione, una grande voglia di rompere lo status quo e spazzare via le caste, ma ha anche senso dello stato.
Volete fermarla? Governate bene.
Ne sarete capaci, gentili membri del governo Letta-Napolitano-Alfano-Letta? Come ho già scritto, personalmente ne dubito.
Ma basta introdurre, ora leggiamo Matteo Renzi.

* * *



17 luglio 2013

eNEWS 368



POLITICA NAZIONALE

Qui trovate una mia intervista a Repubblica della scorsa settimana.
Qui trovate una lettera al Corriere della Sera sulle fondazioni lirico sinfoniche.
mi piacerebbe raccontarvi dell'incontro con Angela Merkel e di molte altre iniziative di queste settimane. Ma c'è poco tempo e ho scritto poco. Rimando, per chi vuole, all'appuntamento di domani sera, con Enrico Mentana, alle 21 in diretta su La7. Parleremo, credo, di tutto. Adesso mi limito a un tema di stretta attualità.

Da qualche ora le redazioni dei giornali sono invase da agenzie di stampa di parlamentari del PDL e di qualche statista del PD che continuano a spiegare come la mozione di sfiducia contro Angelino Alfano, presentata da CinqueStelle e Sel in Senato sia una mossa del perfido Renzi per "pugnalare il Governo Letta", secondo la linea autorevolmente indicata stamattina dal quotidiano Il Giornale.
Sono dichiarazioni fotocopia che potrebbero far ridere se non fossero legate a una vicenda triste.

I fatti sono questi:
la Repubblica italiana ha consentito che la moglie di un dissidente del Kazakistan, insieme alla figlioletta di sei anni, fosse rimpatriata con un blitz compiuto da forze speciali nella massima segretezza.
La Repubblica italiana ha riconosciuto soltanto dopo qualche settimana di aver compiuto un clamoroso errore, tanto da rimangiarsi l'ordine di espulsione.
Se non ci fossero state indagini giornalistiche questa vicenda sarebbe finita nel dimenticatoio mentre è diritto di tutti i cittadini e dovere delle istituzioni sapere come sono andate le cose, chi è responsabile, chi deve pagare.

In Aula è andato il Ministro dell'Interno e ci andrà il Presidente del Consiglio. A loro spetta la responsabilità di illustrare i fatti. Già qualche settimana fa Letta ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Sarà lui, che è il primo ministro, a decidere cosa sia più opportuno fare e se le spiegazioni offerte siano convincenti. Su questa partita aspettiamo di cosa dirà Enrico Letta nella sede suprema, che è quella del Parlamento. Personalmente penso che in questi casi dire la verità sia l'arma più potente per un politico. Raccontare come sono andate le cose, assumersi le responsabilità, parlare con il linguaggio della chiarezza è un investimento di credibilità per l'oggi e per il domani. Sono certo che il nostro Presidente del Consiglio non mancherà di parlare chiaramente, qualunque strada decida di percorrere.

Posso solo sperare che alla fine di questa vicenda non paghino solo le forze dell'ordine. Le forze dell'ordine in questo Paese sono composte da persone perbene. Eppure quando ci sono queste vicende pagano spesso solo i pesci piccoli. Spero che non accada stavolta ciò che è accaduto a Genova, al G8. Guidavo il giornale scout "Camminiamo Insieme" e ricordo le testimonianze allucinanti di ciò che accadde in quelle ore. A distanza di anni devo prendere atto che funzionari che semplicemente firmarono verbali sono stati condannati alla interdizione dai pubblici uffici e si sono dovuto trovare altri lavori, mentre i loro capi no. I ministri e i parlamentari che impartivano disposizioni dalle caserme invece hanno continuato a far politica e per anni ci hanno spiegato in tv come andava il mondo. Io sto con le forze dell'ordine. Perché scaricare su servitori dello stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico è indegno per la politica. E per l'Italia.

Aggiungo che penso a quella bambina e mi vengono i brividi. Ho una ipersensibilità sulla vicenda dei dissidenti. Nella mia città abbiamo preso una vecchia prigione, le Murate, e ne abbiamo fatto una casa in cui vivono per alcuni mesi blogger e attivisti che vengono espulsi o controllati nei rispettivi Paesi, grazie alla collaborazione con la Robert Kennedy Foundation. è un progetto unico in Italia, di cui sono orgoglioso come sindaco e come cittadino. Mi perdonerete, dunque, se su questi temi sono particolarmente suscettibile. Il diritto alla libertà è il presupposto di ogni battaglia politica. Non c'è destra, non c'è sinistra: c'è la libertà. Che è il valore più grande. Quando questo diritto viene messo in discussione in un Paese civile io avverto il bisogno etico di farmi qualche domanda e di darmi qualche risposta. E invece assisto a una indecorosa strumentalizzazione, anche contro di me.

Da cittadino sono umiliato rispetto all'atteggiamento che larga parte della classe dirigente del PDL e del PD ha avuto, cercando di usare questa vicenda per attaccare me. Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il Governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti! C'è una ragione ideale, per me: faccio il tifo per il mio Paese, non spero nel disastro. Sempre. Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c'è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso. Lasciate stare quello che vi dicono nell'ipocrisia dei comunicati stampa: nei palazzi romani non c'è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota. E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?

Nulla. Devono continuare a giocare sulle armi di distrazione di massa. Anziché entrare nel merito della questione, tutta la partita è incentrata sul complottismo: è colpa di Renzi! Neanche fossi il maggiordomo di un romanzo giallo. Lo dicono tutti, ma perché?

Lo dicono quelli del PDL, perché sanno che in caso di elezioni, una candidatura forte li manderebbe a casa, per cinque anni. E loro - miracolati dal capolavoro di Pierluigi Bersani - preferiscono stare al Governo delle larghe intese anziché all'opposizione. Diciamo la verità, quelli del PDL fanno il loro gioco. Nessuno può dire niente. Poi, certo, stupisce vedere Giovanardi che mi insulta con le stesse parole di alcuni miei compagni di partito. Ma è un problema loro, non mio.

Lo dicono alcuni dirigenti del PD, il cui obiettivo è giocare la sfida congressuale. E questo è un po' meno serio. Se molti dirigenti del PD non vogliono che mi candidi, va bene. Se vogliono tenersi il partito, va bene. Se preferiscono perdere le elezioni pur di mantenere una poltrona, va bene. Ma ci facciano la cortesia di non strumentalizzare una vicenda di cui come italiano mi vergogno. Una bambina di sei anni è stata prelevata da quaranta agenti, messa su un aereo e adesso vive con la mamma agli arresti domiciliari in un Paese non libero: questa non è l'Italia che vogliamo costruire.
Se scelgono questa vicenda per regolare i conti tra le correnti del PD, mi vergogno per il PD.

La mia ambizione non è cambiare la maggioranza, ma cambiare il Paese. Se Letta lo fa, bene. Se non riesce a farlo, mi dispiace, per lui, per me, per l'Italia. Ma non si cerchino alibi. L'Italia cambierà quando finalmente abitueremo le nuove generazioni ad assumersi le proprie responsabilità.

Ho scritto fin troppo, tanto per cambiare. Eppure mi piacerebbe discutere con voi di tante cose. Dall'emozione di sentire la piccola Malala parlare all'Assemblea delle Nazioni Unite fino alla rabbia per la sentenza Zimmerman in Florida. Per non arrivare alle vergognose parole razziste di Roberto Calderoli. Ma ci aggiorniamo a martedì prossimo.
Lasciatemi chiudere, però, con una notizia fiorentina. Al Franchi di Firenze erano quasi trentamila i tifosi viola che hanno accolto un grande campione, quale Mario Gomez, che vestirà la maglia della Fiorentina la prossima stagione. Sono felice dell'entusiasmo di questa città. Sono felice che il progetto della famiglia Della Valle funzioni e sono molto intrigato dal tipo di gioco che mister Montella riuscirà a mettere in campo anche quest'anno. Tutto sembra andare verso la logica di una squadra che faccia divertire. Ma da Sindaco sono felice anche perché Gomez ha scelto la Fiorentina anche per Firenze. Questa è una città che può sognare in grande. E che deve farlo. Non solo nel calcio.

Un sorriso,
 
Matteo
 

mercoledì 17 luglio 2013

Gnamo, Matteo




E' abbastanza chiaro a tutti che il nuovo parlamento e il nuovo governo sono già deragliati?

Le cose urgenti e necessarie sono già tutte uscite dall'agenda.
1 - Non è partito il ripristino dei collegi uninominali e il superamento del Porcellum.
2 - Non si sono volute avviare le riforme minime, come la trasformazione del senato in una piccola camera delle autonomie e la riduzione del numero dei deputati.
3 - Non si è attenuata l'austerità in alcun modo apprezzabile, né con misure interne, né con misure concordate con l'eurozona, e nemmeno con misure simboliche, come potevano essere il ridimensionamento di un programma militare controverso come quello degli F35, o la fine della nostra inutile e forse persino dannosa presenza in Afghanistan.
4 - Non si è dato alcun apprezzabile sollievo alle persone che stanno languendo in carcere in attesa di sentenza definitiva.
5 - Non si è fatto alcunché per porre fine alle sofferenze di milioni di cittadini che attendono fuori dai palazzi di giustizia l'emissione anche dei più semplici decreti penali.
Ho citato solo cinque cose.
Non so se sono le più importanti.
Di certo erano cinque misure possibili, ora, subito, prima che tutto si fermi per il Ferragosto.
Mentre tanti chiacchieroni incompetenti vaneggiano - i ministri Zanonato e Mauro, la presidente Boldrini, la sindacalista Camusso, tanto per rammentarne qualcuno - di cose impossibili. Tanto loro, comunque, per Ferragosto non saranno certo né in carcere, né disoccupati.
L'impossibilità di tagliare una prefettura o una pensione d'oro, la vergogna del caso delle deportate kazake, l'incapacità del senato di liberarsi di un vicepresidente indegno - stavolta Calderoli, ma non dimentichiamo che prima di lui ci fu la Rosi Mauro - sono solo le due ultime conseguenze di una tragica impotenza.
Non so se questa sarà un'altra estate di dolore, di vigliaccheria, di infamia.
Vorrei un 25 luglio di speranza, la fine di questa casta, non una lunga agonia in attesa dell'eterno ritorno del più italiano e italiota degli 8 settembre.
Vorrei l'inizio di un nuovo cammino, nel segno di S.Giacomo maggiore, S.Francesco e S.Chiara.
Vorrei Matteo Renzi, unica persona sufficientemente libera e forte, giovane e competente, che oggi abbiamo a disposizione; che, come sindaco PD di Firenze, può unire democratici e liberali, persone indipendenti e militanti di partito; che, come uomo politico toscano, può raccogliere la fiducia di Sudtirolesi e Romani, di Siciliani e Veneti.
Matteo Renzi, sì. Perché non è ricco. Perché non è potente. Perché non è il migliore. Perché è oltre le vecchie categorie, ma non calpesta il vecchio né, tantomeno, i vecchi. Perché è meno curiale, più sincero. Perché è meno ideologico e quindi meno brutale. Perché è più pragmatico e quindi più attento agli umili.

Gnamo, Matteo Renzi, proviamo a prendere in mano l'unico partito rimasto e a cercare di salvare ciò che è rimasto della repubblica.



(Dettaglio foto tratto da http://instagram.com/matteorenzi, nda, 17/7/2013)

lunedì 15 luglio 2013

Crederci sempre, arrendersi mai


Referendum! Referendum! Referendum!

Sostengo con convinzione i sei nuovi referendum promossi dai Radicali Italiani:
- contro la schiavitù e il lavoro nero degli immigrati;
- contro l'inutile persecuzione penale degli irregolari, una mostruosità giuridica che ha moltiplicato la clandestinità e rallentato la sua giusta punizione;
- contro il finanziamento pubblico, ribadendo la volontà popolare solennemente espressa;
- contro la spartizione indecorosa del cosiddetto "otto per mille";
- contro l'inutile lunghezza delle pratiche di divorzio;
- contro l'inutile persecuzione penale del consumo di droga, che riempie le carceri, paralizza le polizie, ingolfa i tribunali; il più grande disastro politico-giudiziario del nostro tempo; un altro di quei temi su cui il popolo si era già espresso nel 1993, restando drammaticamente inascoltato.
Sostengo anche altri sei referendum radicali per la giustizia giusta.
In totale i cittadini sono invitati ad avallare, con le loro firme in comune o ai banchetti, un totale di dodici nuovi quesiti che potrebbero scuotare, già dal 2014, lo status quo.
Ancora una volta i Radicali Italiani dimostrano coerenza e professionalità, e annunciano ulteriori nuove proposte di iniziativa popolare per l'uninominale, le riforme economiche, le depenalizzazioni, l'abolizione dei quorum e dei limiti all'esercizio della sovranità popolare diretta.
Con il tempo - in particolare con la mia ricerca di PhD in geopolitica, che ho terminato e difeso proprio venerdì 12 luglio scorso all'Università di Pisa - sono sempre più scettico sulla possibilità di riformare una repubblica malata - troppo grande, troppo eterogenea - come quella italiana, ma sono sempre più ottimista sul fatto che i suoi cittadini possono prendere l'iniziativa e contare di più, in prima persona.
Non c'è altra strada che quella di insistere per realizzare le riforme federali e liberali che aspettiamo da decenni.
Come abbiamo sempre detto e come si è verificato, l'alternativa sarebbe stata un lento scivolamento verso povertà e violenza.

Non c'è alternativa, dobbiamo crederci ancora.
Crederci sempre, arrendersi mai (semper credere numquam sese dedere - always to believe, never to surrender).

mercoledì 10 luglio 2013

Deportate in Kazakistan

Che brutta, bruttissima storia, questa delle due deportate kazake.
Per chi vuole comprenderla sin dal suo inizio, consigliamo la lettura di questi post:
uno molto ampio e ben scritto di Articolo 21; uno molto amaro ma altrettanto inascolato di Yes Political; coraggiosa, chiara, ma ancora più inquietante, una più recente ricostruzione dei fatti scritta da Simone Spetia.
La stampa estera usa parole terribili per descrivere l'ennesima vergogna italiana: extraordinary rendition, deportation, political kidnapping.
Una donna kazaka, Alma Shalabayeva, e sua figlia, rispettivamente moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del presidente Nursultan Nazarbayev, in esilio a Londra, sono state rapite dalle forze di sicurezza italiane e rispedite in Kazakistan.
Terrificante.
In uno stato colabrodo come il nostro, dove dilagano criminalità e clandestinità, stavolta c'è stata una improvvisa efficienza.
Il sistema politico-mediatico, di fronte a un fatto così grave, nonostante il passare delle settimane, sembra ancora stordito. Le reazioni sono tutte a scoppio ritardato. Pochi sembrano rendersi conto della gravità di quanto è accaduto.
Nemmeno, mi spiace scriverlo, il presidente Letta e la ministra Bonino.
Nemmeno,e sinceramente non mi meraviglio, quelli della cosiddetta opposizione di Grillo e delle "Cinque Stelle".
E anche quei media minori che la sparano grossa - evocando l'ENI, i petrodollari, l'ennesimo dittatore amico di Berlusconi e Putin, con l'immancabile coinvolgimento di agenti segreti israeliani - finiscono con l'alzare un gran polverone, utile a impedire, per l'ennesima volta, che si faccia chiarezza, che qualcuno paghi.
Trovo imbarazzante, in particolare, la copertura mediatica che il Corriere.it sta dando alle discussioni parlamentari che finalmente si fanno su questa vicenda: un richiamino in fondo pagina, piccolo, fuorviante, vicino ai pezzi di colore e allo sport.
Ho preso uno snapshot e lo pubblico qui, perché ci si ricordi, perché ci si domandi cosa sta succedendo al Corriere della Sera, dove il governo Letta-Napolitano-Alfano-Letta gode di ottimissima stampa, ma dove, ci pare, qualcosa, nella tradizionale indipendenza della testata, si è incrinato.
Non finirà qui.
Non ci scorderemo di questo fatto.
Questa, a mio modesto parere, se non intervengono assunzioni di responsabilità adeguate e commisurate alla gravità del fatto, è la parola fine sulla dignità e la credibilità di questa attuale compagine di governo.

* * *

martedì 9 luglio 2013

Truce of G-d

Ramadan should be a month of truce, in the name of the Almighty, the Compassionate, the Giver of life. Truce in Syria. Stop the political violence in Pakistan. Rest, and afterthought, for the people of Egypt.

We undersign Ban Ki-Moon's appeal for a month of peace.



giovedì 4 luglio 2013

Via le province, ma dalla Costituzione

Non occorreva essere geni, per capire che il goffo tentativo di dimezzare per legge ordinaria le province, con tutto il chiacchiericcio inutile che ne è seguito, sarebbe finito sotto la mannaia della corte costituzionale. Bastava avere studiato - e qualcuno per fortuna in Italia una volta lo ha fatto - un pochino di diritto costituzionale.
Le province vanno cancellate prima di tutto dalla Costituzione e poi ciascuna regione, sentendo le popolazioni interessate, deciderà il da farsi.
Alcune grandi regioni potrebbero tenersele come associazioni intercomunali, come ha fatto la Sicilia.
Alcune grandi province storiche, come Bergamo e Brescia, potrebbero decidere di diventare piccole regioni autonome.
In Toscana, a mio modesto parere, dobbiamo e possiamo abolirle e basta, anche grazie al nostro salutare processo di unificazione dei comuni, una piccola ma seria rivoluzione dal basso che sta avendo luogo nella nostra terra. Una Toscana con poche decine di grandi comuni, non avrà mai più di province, ne' di altri artificiali e costosi enti intermedi.
Nel frattempo il governo centrale potrebbe però fare molto, iniziando ad abolire prefetture, questure, sovrintendenze, intendenze e tantissimi altri palazzi di potere, che sono presenti in ciascuna circoscrizione provinciale. Pensate che verrà fatto? No, certo!
Le caste sono bravissime nel far litigare i loro polli sulle cose impossibili, improprie, o inutili, mentre li continuano a tenere in batteria, sicure che non si metta mai in discussione lo status quo.






mercoledì 3 luglio 2013

Cinquantamila

Cinquantamila visite, dopo meno di mille giorni. Cinquantamila baci a tutti voi. Cinquantamila lacrime di gioia. Non mi arrenderò mai, mai, mai. Lotterò sempre, sempre, sempre, contro lo status quo.


martedì 2 luglio 2013

Via dall'Afghanistan, non ci vuole un dottorato per capirlo

Mentre si avvicina la data della difesa pubblica della mia tesi di dottorato, sto rivedendo alcune delle idee e delle persone che mi hanno ispirato in questi anni di ricerca sulla "disintegrazione come speranza", disintegration as hope. Uno di essi, Rory Stewart, vorrei fosse più conosciuto, almeno qui in Toscana, almeno nel mondo civico-liberale, almeno da coloro che lavorano con Emma Bonino, almeno fra coloro che sperano in Matteo Renzi. Riascoltatelo mentre spiega nel 2011, ancora una volta e magistralmente, ciò che sostiene da anni: via dall'Afghanistan - dove l'aiuto internazionale è ormai peggio di quella peste di cui parla Malaparte nel suo La pelle del 1949.



*
*

Post più popolari di sempre