Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 29 dicembre 2012

Qualcosa che può cambiare, mentre tutto resta uguale


Mentre la Repubblica italiana e l'Unione europea declinano, prigioniere degli eterni gattopardi, in Toscana il 2013 potrà portare qualcosa di buono in un campo che ci sta molto a cuore: il rilancio dei borghi toscani, attraverso l'unificazione degli attuali gracili comuni in comunità territoriali più forti.
Il prossimo 23 giugno 2013 si terranno in Toscana ben quattro referendum per l'unificazione fra comuni:
- unificazione fra Fabbriche di Vallico e Vergemoli, nella media Valle del Serchio, in provincia di Lucca;
- unificazione fra Castelfranco di Sopra e Pian di Scò, ai piedi del Pratomagno, in provincia di Arezzo; da notare che Pian di Scò è stato, per la maggior parte della sua storia, parte integrante della comunità di Castelfranco;
- unificazione fra i comuni di Figline Valdarno e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze; una iniziativa di cui abbiamo già avuto occasione di ricordare il grande impegno per il coinvolgimento dei cittadini in un processo partecipativo;
- infine l'unificazione più importante, che i lettori di questo blog conoscono bene, quella fra gli otto comuni dell'isola d'Elba: Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Capoliveri, Portoferraio, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina.
Il rilancio dei nostri territori attraverso la costituzione di comuni più ampi e più forti, all'interno del quale tutti i nostri borghi possano essere valorizzati e protetti, è una riforma - una delle poche - che possiamo fare noi cittadini, dal basso, a Costituzione e legislazione invariate, senza bisogno di ricorrere a Roma, ad Arcore, alla Bocconi, tanto meno agli eurocrati di Bruxelles.
Le unificazioni dei piccoli gracili comuni, in istituzioni più forti, sono una vera minaccia per lo status quo, per questo vengono così ferocemente osteggiati, come è avvenuto nel Casentino.
Entriamo nel 2013 sereni, ma con la ferma volontà di dare una mano a questi cambiamenti veri, mentre tutto il resto della politica resta così pericolosamente uguale.

* * *

Monti-amo il centro

Monti e i notabili tentano la resurrezione del centro. La vecchia sinistra e la vecchia destra ringraziano.

venerdì 28 dicembre 2012

Primarie democratiche



Come puoi distinguere la democrazia dal tifo?
Se ti puoi candidare con effettive possibilità di vincere è democrazia,
se puoi soltanto decidere da che parte stare è tifo.

(Damiano Anselmi)


Iniziano domani le primarie parlamentari del PD. Con tutti i loro limiti, con tutti i problemi di rinnovamento che il leader Bersani non ha potuto risolvere, sono una iniziativa ammirevole. Riprendono, anche se non compiutamente, una splendida idea elaborata dall'amico Antonio Floridia, uno dei più importanti studiosi di materie elettorali qui in Toscana. Un'idea semplice per trovare un modo equo per posizionare i candidati nelle liste bloccate del Porcellum, come? Misurando il consenso dei pretendenti sul loro territorio, la provincia o il circondario.
Non è riuscito a organizzare primarie, nemmeno una preselezione online, purtroppo, la lista di Oscar Giannino, Fermare il Declino. Un vero peccato, perché è proprio quella che potrebbe rappresentare un punto di riferimento, per un certo mondo civico-liberale allergico al populismo, ma anche al notabilato e alla cooptazione dall'alto, cioè quella palude montiana in cui si è smarrito il progetto di Italia Futura.
Senza primarie, senza piccoli collegi, senza un percorso a più turni, non abbiamo e non avremo mai più la possibilità di selezionare una nuova generazione di leader.
Riflettiamo un momento.
Dal 1992 sono stati cancellati dall'indignazione popolare, purtroppo solo per il parlamento nazionale, i vecchi meccanismi clientelari di selezione, quelli basati sulle preferenze, il cui ritorno sarebbe peraltro un rimedio peggiore del male delle attuali liste bloccate.
Dal 1999 in poi sono cominciati a saltare i referendum elettorali, gli unici che avrebbero potuto ripristinare un minimo di partecipazione popolare.Dal 2005, con il famigerato Porcellum, che è stato voluto da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, sono spariti i collegi uninominali e la possibilità, che almeno al Senato c'era, di presentare candidature indipendenti, contro lo status quo.
Sono quindi più di vent'anni che una persona che volesse entrare in politica con le proprie capacità e forze personali, attraverso uno dei partiti esistenti, semplicemente non può farlo.
I pochi spiragli offerti dalle primarie PD o dalle parlamentarie di Grillo, non cambiano certo questa drammatica realtà.
Come possiamo migliorare, come possiamo cambiare questa morente repubblica se, invece che scegliere i leader locali che sono indispensabili per cambiare le macchine del potere e gli ingranaggi delle burocrazie statali, ci limitiamo a essere tifosi nello scontro nazionale fra pochi capi-partito?
Se si deve scegliere fra Bersani, Berlusconi, Grillo, Giannino, Monti, sceglieremo il meno peggio, ma se non riusciamo a portare a casa il risultato storico di avere primarie e collegi locali veramente competitivi, continuerà a non cambiare nulla.



mercoledì 26 dicembre 2012

Le nostre pèsche

Mamma si ricorda esattamente quando sono entrate nella storia della famiglia, le nostre pèsche, il dolce fatto a mano più amato e popolare a casa mia.
Uso l'accento grave sulla parola "pèsche", per ricordare che la è si pronuncia bella aperta, come nel nome del frutto, non chiusa come in pésche, quelle che si fanno con reti e lenze.
Una sessantina di anni fa, a Gagliano, nel Mugello, la famiglia di mia mamma aveva invitato un cuoco - forse romagnolo - a dare una mano per il matrimonio - forse quello della zia Brunina. Questo cuoco ci insegnò a fare a mano questi dolcetti a forma di frutto. Si comincia informando tante palline, ciascuna delle quali diventerà un biscotto a forma di metà frutto. A mano, con l'aiuto di tutti in casa, si scava sul lato piatto del biscotto una piccola cavità, che poi viene riempita di cioccolata. Poi si accoppiano e si incollano le due metà con un po' d'albume e zucchero. Ciascuna coppia forma così la sagoma di un frutto intero, che poi viene bagnato nell'alchermes, liquore scarlatto che a casa mia viene a volte chiamato semplicemente alchemis. Infine il frutto intero ora colorato viene passato nello zucchero. Ecco a voi le nostre pèsche di Natale. Quest'anno, con l'aiuto di tre generazioni, ne abbiamo fatte ben tre zuppiere, perché dovevamo pensare a una famiglia allargata di circa quaranta persone. Il nostro Natale, il nostro Santo Stefano sono trascorsi sereni, grazie a D-o. Buon resto delle feste a tutti.



lunedì 24 dicembre 2012

Contro l'inquisizione


Stamane, dalle frequenze di Radio Radicale, un anonimo ascoltatore ha sintetizzato efficacemente uno dei mali profondi della giustizia italiana, una delle pietre legate al collo di questa decadente repubblica alla deriva: la magistratura italiana si limita ad accusare. Tutta l'azione giuridica si concentra nell'accusa. Di cosa accade dopo l'accusa - decenni di attesa per i processi, anni di carcere preventivo, gogna mediatica, dolore e morte per i deboli e per gli innocenti, impunibilità per i potenti - la macchina della giustizia non si cura.
E' un male antico, quello di questa giustizia che somiglia a una inquisizione, concepita per essere forte con i deboli e debole con i forti, per essere uno strumento di dominio statalista e classista.
Sia chiaro - per non ingenerare equivoci nei miei pochi lettori - che credo fermamente nell'assoluta libertà del procuratore, dell'accusatore, ma l'assoluta mancanza, entro tempi giusti, di un giusto giudice, sgomenta, scandalizza, solo che uno si trovi davanti a casi di vita, o approfondisca minimamente il tema, o getti un occhio sulla disperata condizione delle carceri italiane.
Come ci costringe a fare il grande Marco Pannella, al quale però devo dire che non condivido il suo digiuno e che lo imploro di smetterla.
Non condivido totalmente nemmeno le sue attuali proposte e, quando ci sarà occasione, esporrò alcune mie contro-proposte.
Tuttavia lo onoro e lo ammiro.
Lui e la sua piccola fazione radicale, se non ci fossero, andrebbero inventati.
Auguri, Marco, ma resta vivo!
Abbiamo ancora bisogno di te, come ispiratore di una grande battaglia per porre fine allo scandalo della carcerazione preventiva e, di più, al più generale e storico male di una giustizia che è ancora una odiosa inquisizione.


domenica 23 dicembre 2012

Io Monti, voi barbari delle pianure

Interessante e bella la conferenza stampa finale di Mario Monti. L'uomo è stato brillante e a tratti persino divertente. Giustamente duro con Berlusconi, con la CGIL, con i populisti, gli illusionisti, gli imbonitori. Troppo acido a volte. A tratti, inutilmente sprezzante, ma del resto è un barone, un vero notabile. Sempre reticente su come domare la spesa e su come realmente abbattere il debito.
Come ha ricordato giustamente Enrico Mentana in un suo twitter, Berlusconi è stato ondivago, ma Monti, sulla questione della sua candidatura, non è stato da meno.
E' stato praticamente, ancora una volta, un tegame.
Questo è quello che ho capito io: noi Italiani, barbari delle pianure, andiamo pure a votare; poi lui, Monti, con calma, sceglierà contenuti, metodi e persone del prossimo governo.

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PS delle 16.30:
Arriva una chiara, necessaria presa di posizione di Oscar Giannino:
http://www.fermareildeclino.it/articolo/una-prima-risposta-allappello-di-monti

* * *

PS di lunedì 24 dicembre, ore 13.13:
Pubblicato dal sito http://www.agenda-monti.it un primo documento di 25 pagine, firmato da Nevio e forse da Pietro Ichino, di una inconsistenza politica davvero preoccupante, una sagra dell'aria fritta. Un documento che non contiene una - dico una - cosa concreta realizzabile sin dal primo giorno di un eventuale mandato parlamentare o di governo. Dura da accettare, da uno che ieri è stato così sprezzante contro i venditori di fumo... E a proposito di Pietro Ichino, o non aveva detto a Matteo Renzi che si voleva candidare alle primarie del PD, conquistandosi il voto e la simpatia di tutti i renziani del suo collegio? Mi sbaglierò, ma l'apertura a Pietro Ichino fatta da Fermare il Declino ieri sera è stata forse un po' troppo ingenua...



sabato 22 dicembre 2012

Ser Gingillo

Così si potrebbe definire, in toscano, uno come Mario Monti, ha scritto il mio amico Giacomo Fiaschi, oppure, con un modo di dire più generale, Sòr Tentenna...
Eccovi un articolo sul Mario Monti che si gingilla, e un altro articolo sul Mario Monti che non c'è. Non perché non voglia, ma molto più semplicemente perché essere un politico capace di cambiare lo status quo è un altro mestiere, molto più sangue e merda, rispetto a quello di essere un professore notabile che passa, meritevolmente magari, da un incarico di successo all'altro.
I vecchi amici liberali che si sono coraggiosamente e per tempo ribellati a Berlusconi, gli amici e i compagni della nostra rete toscana civico-liberale, le tante persone giovani e competenti che avevano aderito all'originario appello riformatore di Montezemolo e Rossi, i tanti renziani che stanno cambiando - con i fatti non a parole - la Toscana, tutti noi, ci meritiamo una discontinuità.
Loro, tutti loro, quelli di Berlusconi e quelli che c'erano prima di Berlusconi, si meritano una bella discontinuità: una lunga pausa di riflessione, lontani dalla vita pubblica e dalla scena politica.
Hanno i loro vostri vitalizi e le loro ingiuste pensioni retributive, che si accontentino. E non si meraviglino se - come ripetono sempre con ammirevole chiarezza morale Oscar Giannino e Fermare il Declino - saranno soggette a una giusta tassazione a favore della riduzione del debito pubblico, che tutti loro, gli uscenti, hanno contribuito a creare.

giovedì 20 dicembre 2012

Auguri per questo cuore d'inverno 2012-2013

Auguri di ogni bene, a tutt* noi e alle nostre famiglie,
per le feste civili e religiose di questo cuore d'inverno 2012-2013

Auguri dalla Toscana
Andando al lavoro, uno scatto dall'autobus
della gelata del Solstizio d'inverno:
Monte Morello, la piana e, appena visibile fra le nebbie,
la dolce sagoma in forma di tenda del bel S.Giovanni Battista
di Giovanni Michelucci, la chiesta dell'autostrada.

martedì 18 dicembre 2012

Ricordi, risvegli, primarie

Questo scatto a fianco rappresenta per me un momento indimenticabile. Siamo a Campi, nel bel teatro Dante, gremito all'inverosimile da una iniziativa di Fermare il Declino, sabato 15 dicembre 2012. Mentre si aspetta Oscar Giannino, Federica Piran, la blogger di Tramonti sul Nordest, dopo averci fatto alzare tutti in piedi, sta leggendo ad alta voce i nomi delle decine di imprenditori che si sono suicidati nella sua terra. Un momento di ricordo per le vittime della crisi, certo, ma anche vittime di una cultura, di una politica, di uno stato, che sono sbagliati, che vanno cambiati.
Accanto a lei, sul palco, gli altri organizzatori dell'incontro: il bravo Giordano Masini, coordinatore regionale del movimento; Mauro Pelatti, esponente toscano di "Imprese Che Resistono"; Gianni Bini, attivista di Campi, battezzato dalla stampa locale "l'anti Verdini". Segni di risveglio, di voglia di cambiare, di contribuire a un drastico ricambio di personale politico. La Toscana è cambiata.
Oscar Giannino è stato più entusiasmante del solito. Straordinaria la sua attenzione ai temi sociali, a come si può incamminarci con equità verso meno spesa pubblica, meno tasse, meno debito, senza far pagare l'austerità agli umili, ma intaccando le posizioni di rendita dei privilegiati immeritevoli.
Ha voluto nuovamente ribadire che farà di tutto perché le liste di Fermare il Declino siano presenti alle prossime elezioni e siano selezionate dal basso, con forme di primarie, magari online. Il comitato promotore ne sta discutendo proprio in queste ore.
Un traguardo ammirevole, per il raggiungimento del quale tutti coloro che si definiscono libertini toscani, che partecipano al nostro dialogo civico-liberale locale, che lavorano da anni per l'alternativa civico-liberale in Toscana, non possono far mancare il proprio personale contributo.

* * *

domenica 16 dicembre 2012

Imbroglioni

Potrei criticare l'IMU da molti punti di vista, ma voglio alzare una voce di protesta contro coloro che la strumentalizzano come se fosse il principale male del paese.
Siete degli imbroglioni, politicamente parlando si intende!La stragrande maggioranza delle famiglie italiane sono come la mia: poche centinaia di euro l'anno di IMU, a fronte di migliaia di euro l'anno di tutte le altre tasse.
Ci fanno guardare a una moneta da un euro, mentre ci sfilano dalle tasche una banconota da cinquanta!

L'imbroglio mediatico si basa sul fatto che IRPEF, IVA, accise e quant'altro sono meno visibili dell'IMU, perché sono trattenute alla fonte ai produttori, ai lavoratori, agli umili.
Siete stati al potere quasi vent'anni, promettondoci di alleggerire le tasse sulla prima casa. Non solo non siete stati buoni a farlo, ma avete voluto prenderci in giro, facendo finta di abbassare una piccola tassa, mentre lasciavate crescere tutte le altre.Imbroglioni, imbroglioni, imbroglioni.
A casa, a casa, a casa.


sabato 15 dicembre 2012

Dall'agenda Monti all'effetto Monti

Come appassionato simpatizzante dell'Istituto Bruno Leoni e del lavoro politico di Nicola Rossi, come intellettuale impegnato nella rete delle fondazioni di Italia Futura, come attivista civico-liberale e blogger, sono stato fra i sostenitori di un governo di salute pubblica, per la stabilizzazione dei conti della Repubblica, nel bel mezzo della crisi dei debiti sovrani dell'area Euro (e ben oltre quella...).
Ho appoggiato l'agenda Monti, quindi, pur non condividendola del tutto e pur non approvando molti passaggi.
Come tantissimi altri cittadini, inoltre, ho apprezzato lo stile Monti: un cambiamento formale, stilistico, che era necessario.
Ora però siamo a qualcosa di diverso: la rincorsa del notabile Monti da parte di tutti i notabili.
Siamo al tutti insieme disperatamente sotto l'ombrello di Monti.
Non si pronuncia una parola chiara di programma, non si prende una posizione politica trasparente che sia una. Pare sufficiente sperare in Monti.
Questo effetto Monti non mi piace.
Sento Italia Futura Toscana come casa mia, ma il progetto politico di lista civica per la Terza Repubblica che ne è derivato, mi pare abortito.
Se poi sopravvive, come nuova piccola meteora cristiano-sociale, come ennesima fazione cattolico-liberal-conservatrice, come succursale per una nuova "comunione e sistemazione", come ruota di scorta di Casini, o come piuma nella coda del pavoneggiarsi di Monti, tanti auguri, di cuore, ma non mi interessa.


venerdì 14 dicembre 2012

In vesta di pastor lupi rapaci


Il tentativo del cattolicesimo contemporaneo di far tornare il papa a essere il vescovo di Roma, un pastore ecumenico, è fallito?
La lunga marcia conciliare per la demolizione del papato come istituzione totalitaria, fondata sulla menzogna e sulla corruzione, è stata fermata?
Alla fine, gli inferi del denaro e del potere stanno prevalendo?
Si torna sempre a Dante, quando si parla di Vaticano:
 In vesta di pastor lupi rapaci (Paradiso, XXVII).

Tre piccole notizie che si commentano da sole:
- il papa e la pena di morte per gli omosessuali in Uganda
- tasse sulla prima casa, ma non sulla chiesa
- l'abbassamento del livello morale di chi lavora nella burocrazia vaticana 
 
E infine la sparata più grossa di tutte, che scuote, che spaventa:
le nozze gay minano la pace nel mondo, scrive il papa nel messaggio per la giornata della pace 2013

E siccome non ci credevo, sono andato a leggere il testo integrale:

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Questo messaggio viene contrabbandato come una dichiarazione politico-culturale, ma in realtà, a mio modesto parere, è una mina fatta esplodere sotto la cattolicità.

Non finisce qui, siatene certi.
 
PS

Cercando una ragionevole traduzione italiana della gloriosa espressione antipapista "Down with Popery", mi sono inventato una parola da usare nel grido: basta con questo papaciume!



mercoledì 12 dicembre 2012

Retata al ministero dell'agricoltura


Noi, il popolo, avevamo abolito, nel 1993, a larga maggioranza, il ministero dell'agricoltura.
Se avessero rispettato la volontà popolare, almeno questo scandalo non ci sarebbe stato.
Intanto prepariamoci a cambiare voto.
Presto dovremo fare ben di più, per seppellire definitivamente queste burocrazie inutili che stanno in piedi campando sulle spalle dei lavoratori, questi zombie che sopravvivono cannibalizzando i vivi.


domenica 9 dicembre 2012

Che c'entra Casini?

Le iniziative politiche di Italia Futura sono sempre partite da una richiesta precisa ai politici che hanno retto il paese nell'era di Berlusconi e Prodi: fatevi da parte.
Identica richiesta la abbiamo fatta, con umiltà ma con determinazione, ai capi politici che sono ai vertici della politica italiana da prima di Berlusconi e Prodi.
Senza rancori, senza settarismi, senza giustizialismi, senza populismi, la rete delle fondazioni di Italia Futura è sorta per contribuire a un rinnovamento profondo, con l'ambizione di fare finalmente le riforme attese da decenni: via il bicameralismo paritario; via i ministeri statali nelle materie devolute alle regioni; via le province; via il finanziamento pubblico dei partiti; via i vitalizi e le pensioni d'oro; dismissioni e liberalizzazioni; un programma ambizioso per ridurre gradualmente il debito, le spese, tutte le tasse, ma specialmente quelle sul lavoro, sui giovani, sulle donne.
Più penso e ripenso a queste ambizioni, più mi domando: che c'entra Casini?
Dovrei aggiungere anche: perché non si aprono delle consultazioni fra gli aderenti alla convention per la Terza Repubblica? E perché non si lavora per una partecipazione alle elezioni insieme a Fermare il Declino, di cui tanti di noi sono parte costituente, il cui programma abbiamo contribuito a elaborare e lanciare?


sabato 8 dicembre 2012

I guasti delle preferenze

Il movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo si è incagliato contro i guasti delle preferenze, di una base elettorale troppo ristretta, di una moltiplicazione delle parentele:
- trenta preferenze per ciascun candidato
- parenti fra i candidati
Si torna sempre lì: senza avere una proposta seria sui collegi uninominali, sulle primarie obbligatorie, su una selezione veramente competitiva di una nuova generazione di leader preparati e competenti, scelti nei territori da maggioranze e non da minoranze... Senza tutto questo, tutti coloro che ci si propongono come "nuova" offerta politica non sono altro, politicamente parlando, che degli imbroglioni.
Spero che saremo in tanti, stavolta, a dire basta agli improvvisati e basta con i forcaioli.

* * *

venerdì 7 dicembre 2012

Speranza per l'Elba

Tutti Uniti per il comune unico “Isola d’ Elba”
Centro convegni “De Laugier“
Portoferraio
Venerdì 7 dicembre, ore 15.oo

Convegno organizzato, in vista del referendum per il Comune Unico “Isola d’Elba”
dal Comitato Comune Unico per l’Elba
Viale Manzoni, 17
57037 Portoferraio
Cell. +39 349 2330350
http://www.comuneunicoelba.com
 
Intervento di Mauro Vaiani
dottorando in Geopolitica dell'Università di Pisa
(Scuola di Geopolitica diretta dal prof. Maurizio Vernassa)
http://diversotoscana.blogspot.com


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Trascrizione del mio intervento, pronunciato online, via Skype, al convegno, nda.

Ringrazio il comitato per questo invito ad intervenire online, non potendo purtroppo essere presente all'Elba. Seguo con passione, ma anche con tanta umiltà, la possibile unificazione dei comuni toscani, come studioso, ma anche come attivista civico-liberale e come cittadino. Questo è il mio contributo, che presento anche in forma scritta.

Voglio innanzitutto ringraziare tre persone, che considero, nella loro diversità, emblematiche della possibilità di una amministrazione diversa per l'isola: prima di tutto il sindaco Roberto Peria <r.peria@comune.portoferraio.li.it>, il cui impegno per l'Elba non ha bisogno di essere ricordato da me; poi il sindaco Anna Bulgaresi, <a.bulgaresi@comune.marciana.li.it>, per il suo coraggio nella riapertura simbolica del sentiero a mare; infine il sindaco Andrea Ciumei, <a.ciumei@comune.marcianamarina.li.it>, che spero sia coinvolto pienamente in questo processo, per i motivi che si capiranno fra poco.

Voglio dire solo tre cose.

La prima: il coraggio dei campanilisti. Ricordiamo che le divisioni campanilistiche della fine del XIX secolo, portarono alla creazione all'Elba, nel 1893-94, del comune più piccolo d'Italia, Marciana Marina, che diventò anche uno dei pochissimi comuni toscani e italiani composti da un unico borgo.
Questa frammentazione avvenne in una Italia centralizzata e centralista, autoritaria e gerarchica. Le ragioni dei campanilisti sono quindi facilmente comprensibili. Volevano fare qualcosa, da sé, con le proprie forze, per il proprio paese.
Fu proprio allora che si cominciò a costruire a Marciana Marina la sua bella passeggiata a mare.
Furono coraggiosi, perché essere indipendenti, autogovernarsi, per un borgo, è una cosa vitale, ma difficile.
Può portare a un processo di coinvolgimento di tutti i residenti, i proprietari, gli imprenditori, nella protezione dei beni ambientali e culturali, nella bellezza, nel futuro.
Allora io faccio una semplice domanda: è possibile che, 120 anni dopo, dopo che è cambiato tutto, non si debba avere lo stesso coraggio che ebbero allora i campanilisti?
I campanilisti ebbero il coraggio di fondare dei piccoli comuni. Allora era possibile, nella amministrazione, nella fiscalità, nell'economia del tempo. Era forse la risposta giusta. Ma lo è ancora oggi?
Oggi, quegli stessi campanilisti, quelli che amano il proprio territorio, devono domandarsi se non sia ora di cambiare gli attuali otto comuni, che sono vecchi, gracili, sproporzionati, indeboliti dalla crisi, dalle mancate riforme, dal mancato federalismo.
Se si vuole fare qualcosa per ciascuno dei borghi dell'Elba, occorre cambiare l'amministrazione dell'intera isola.
Se proviamo a vedere bene cosa avviene in altri territori, vediamo che tutti i comuni più innovativi, oggi, stanno riformandosi, stanno valorizzando le proprie frazioni, i propri quartieri.
Ma per valorizzare i propri borghi, occorre un comune moderno e forte.

La seconda: non tanto municipi, ma piazze.
Ho letto e ascoltato che si parla di 8, 10 o anche 12 municipi, nel nuovo comune.
Non so se la gente ha bisogno di municipi.
Di certo i cittadini hanno bisogno di sentirsi rappresentati e di far parte di borghi la cui identità sia tutelata nel tempo.
E allora io faccio la mia seconda domanda: chi deve decidere le forme di autogoverno all'interno del comune unico?
La risposta è facile: il popolo. Non certo un gruppo di politici o di studiosi. Ci mancherebbe.
Il popolo di ogni borgo deve essere informato, fatto partecipare e fatto decidere, in questo processo.
Vedo che le parrocchie sono almeno quindici, per esempio.
Io, da geopolitico, appassionato di una conservazione del territorio affidata alla responsabilità dei residenti, ne vedo almeno diciotto, di borghi.
Non credo nell'apertura di quindici o diciotto sedi comunali, sia chiaro.
Credo, piuttosto, nella elezione diretta di quindici, o diciotto, o forse anche più borgomastri.
Sì, borgomastri, cioè cittadini che rappresentino ciascun borgo, in modo onorario, con i quali la futura amministrazione unitaria dell'isola possa un domani confrontarsi ogni giorno.
Non devono essere espressione delle parti politiche, come i consiglieri comunali.
Devono essere i rappresentanti non partigiani di ciascun territorio.
I quindici, o diciotto, o ventidue borghi dell'Elba hanno bisogno di una persona a cui politicamente ci possa rivolgere per discutere ogni cosa.
Non impiegati, non uffici, non un piccolo o grande consiglio, ma una persona, una faccia, un proprio conpaesano.
Una persona che, come un portavoce, come un difensore civico, si interessi che il proprio borgo abbia sempre un vigile sul territorio, una piazzola per i rifiuti, una fermata in cui prendere un autobus, una scuola, un giardino, la piazza!


La terza, e ultima: l'unione fra piccoli comuni gracili è un segno di speranza. 
E' l'unica cosa che i cittadini possono fare da se', con le proprie forze, a Costituzione e legislazione invariata, in una Repubblica in declino, in cui sono in crisi, per mancata riforma, tutte le altre istituzioni.
E' anche la cosa più difficile.
Come hanno dimostrato i casi dei recenti referendum del Casentino e dell'isola d'Ischia, nonostante il popolo non sia mai stato tanto sensibile come oggi alla riforma della politica, alla diminuzione dei costi della politica, alla semplificazione amministrativa, basta un po' di diffidenza per fermare ogni cambiamento.
Per come sono impostati i referendum, per come è impostato anche questo referendum elbano, basta che in uno solo, fosse anche il più piccolo dei comuni, vinca il no all'unificazione, e l'unificazione si ferma anche per gli altri sette comuni.
Questo è ovviamente giusto, sia chiaro. E sinceramente, da lontano, in astratto, non sarei affatto sicuro che avrebbe avuto senso proporre al popolo delle subordinate, come il ritorno, per esempio, ai tre comuni storici dell'Elba.
Quindi stavolta non faccio una domanda, ma mi assumo la responsabilità di dare un consiglio: andate ad aprire un dialogo diretto con tutti, come minimo in ciascuna delle quindici parrocchie dell'isola.
E andate a Marciana Marina, a conquistare il cuore degli abitanti del più piccolo dei comuni dell'isola. Quello dove questo referendum potrebbe essere vinto o perso.
Vi auguro di avere, tutti insieme, dal più piccolo al più grande, il coraggio di unirvi, esattamente come oltre un secolo fa, ci fu il coraggio di separarsi.


Grazie di cuore dell'invito, buon lavoro, auguri a tutti per le imminenti feste del cuore d'inverno.

Mauro Vaiani

* * *

Il programma dell'intero convegno:

Ore 15.00
Saluti istituzionali
Roberto Peria, Sindaco di Portoferraio
Introduce

Gabriele Orsini, Coordinatore del Comitato
Comune Unico per l’Elba

Modera
Gaetano Scognamiglio, Presidente Promo PA Fondazione
Ore 15.30

Il riordino delle Province e il ruolo dei Comuni
Emanuele Rossi, Scuola Superiore S.Anna Pisa
Ore 16.00

L’ipotesi di statuto del nuovo Comune e i Municipi
Paolo Carrozza, Scuola Superiore S.Anna di Pisa
Ore 16.30

Il riassetto organizzativo nel Comune Unico
Luca Anselmi, Scuola Superiore Pubblica Amministrazione di Roma
Ore 17.00

Interventi programmati
Umberto Gentini, già Direttore E.V.E
Giuseppe Tanelli, 1°Presidente Parco Arcipelago Toscano
Marco Mantovani, Locman Italia

Ore 17.30
Interventi liberi
- Mauro Vaiani collegato via Skype da Firenze

Ore 18.00
Conclusioni
Riccardo Nencini, Assessore Enti locali
Regione Toscana

* * *

mercoledì 5 dicembre 2012

Passi avanti nel Valdarno

Su uno dei temi storici e politici che ci stanno più a cuore, l'unificazione dei piccoli comuni, segnaliamo questi importanti passi avanti fatti dai comuni di Incisa e Figline Valdarno.
Per approfondire visitate tutto il sito del progetto di partecipazione attorno al tema dell'unificazione dei due comuni: http://www.comunicofiglineincisa.it/ .
Per comprendere meglio la complementarietà fra i due territori, visitate anche:
http://it.wikipedia.org/wiki/Figline_Valdarno
http://it.wikipedia.org/wiki/Incisa_in_Val_d%27Arno



lunedì 3 dicembre 2012

Le bucce della banana


Tanti sperano che la banana ci sia, perché Pierluigi Bersani è, dopo aver vinto le primarie, il più quotato candidato per la presidenza del consiglio.
Molti pensano che non sia solo un candidato rassicurante, anche se Berlusconi, Fini, Casini, l'establishment della vecchia sinistra, le magistrature, le sinecure, gli alti dirigenti e i grandi pensionati di stato, tutti loro sembrano davvero rassicurati.
Qualcuno, fra di loro il mio amico Marco Mayer, ma anche quella bella testa di Claudio Cerasa, pensa che Pierluigi Bersani sarà molto più libero, molto più riformista, molto più renziano di quanto non si aspettino tutti i burosauri che si sono stretti attorno a lui.
Ci voglio credere.
Cambiare l'Italia è drammaticamente difficile. Sarà molto più facile, invece, lo hanno dimostrato anche i risultati delle primarie, cambiare la Toscana. E questa, credetemi, è una gran buona notizia, che non era per nulla scontata.
Però ci sono anche le bucce.
La buccia peggiore su cui i vertici organizzativi e di garanzia di queste primarie sono scivolati è stata la presa in giro della riapertura delle registrazioni. La riapertura dei termini di adesione alle primarie, fra il primo e il secondo turno, era stata prevista nelle regole originali. Poi, la sera della domenica del primo turno, in un riflesso di paure, se la sono rimangiata. Hanno fatto un disastro, gli Stumpo, gli Orfini, i Berlinguer, nell'inventarsi la necessità delle giustificazioni per chi non si era registrato o non aveva potuto o voluto votare al primo turno.
Hanno piegato regole, già discutibili, ai loro riflessi condizionati di persone cresciute in un partito chiuso. Non esattamente la scelta più saggia, per i garanti e gli organizzatori di una grande consultazione primaria aperta.
Tutti gli errori organizzativi, tecnici e di comunicazione dei vertici, ovviamente, non tolgono nulla alla generosità dei 100.000 volontari, al coraggio dei tre milioni di partecipanti, alle speranze che tanti nutrono che le elezioni del 2013, per l'avvento di una nuova repubblica federale italiana ed europea.
Dal successo di queste primarie, lo ripetiamo portune et inoportune, deriva una cosa importante, a cui nessuno - nessuno - potrà mai più sfuggire: le primarie, con l'aiuto di procedure online ma anche con i necessari incontri dal vivo in tante assemblee locali, sono possibili.
Se sono possibili, allora sono doverose per tutti.

domenica 2 dicembre 2012

Congrats Bersani

Bersani, lo dicono i dati che si stanno consolidando, è il prossimo candidato premier del centrosinistra, oltre che di tanti cittadini indipendenti che si sono interessati a questa consultazione popolare.
Renzi ha già pronunciato un bel discorso, del tipo di quelli che nelle antiche democrazie si chiamano concession speech, una novità assoluta anche questa, un altro bello schiaffo all'Italietta dei burocrati e dei notabili.
Ci occuperemo ancora, da cittadini, da attivisti, da scienziati, anche delle diverse bucce organizzative e procedurali su cui sono scivolati gli organizzatori, ma resta la banana: grazie alle scelte coraggiose che Bersani e Renzi hanno fatto, d'ora in poi nessuno - ripetiamolo - nessun altro potrà candidarsi al governo di niente, senza passare da una selezione competitiva e partecipata.
Da questa esperienza, che ha dimostrato che anche in Italia - e ancora di più in Toscana - si possono fare registrazioni online e assemblee live, con centinaia di migliaia di cittadini sovrani attivi e generosi.
Sul vincitore, sulle possibilità che ha di fare qualcosa di buono, lasciandosi alle spalle non solo D'Alema e Veltroni, ma anche le Bindi e gli Stumpo, la penso in modo molto simile a quello che hanno scritto oggi sulla Nazione, Gabriele Canè. e, sul Corriere Fiorentino, Franco Camarlinghi.
Il sessantennio è finito, capito? Ma anche su questo torneremo...

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Riprendiamoci la nostra terra

Segnalo un interessante articolo apparso oggi a pag. 34 sul Corriere della Sera, a firma di Danilo Taino, dal titolo: Se cade il totem della Politica agricola. Riferisce Taino che si parla ad alta voce, anche nei piani alti dell'eurocrazia, di abolire la famosa e famigerata "Politica Agricola Comune", la PAC. Finalmente, aggiungiamo noi. Gli incentivi agricoli che hanno un senso, oggi, sono quelli destinati a ricompensare gli agricoltori del loro lavoro ecologico e sociale: custodia del territorio; regimazione delle acque; conservazione di colture locali e delle biodiversità; perpetuazione e aggiornamento di tradizioni e mestieri; cura del paesaggio. Questi incentivi devono essere decisi a un livello ragionevolmente circoscritto e direttamente controllabile dagli elettori sovrani. In Italia, sin dai tempi dei padri fondatori della Repubblica, questo livello era stato individuato nelle regioni e nelle province autonome.
La regionalizzazione integrale delle politiche agricole è una delle riforme federali incompiute di questa nostra moribonda repubblica. Fu anche la volontà popolare espressa in uno dei - tanti - referendum traditi.
Togliere agli eurocrati di Bruxelles poteri ormai impropri in queste materie così locali, inoltre, serve proprio, lo nota giustamente Taino, per salvare il prezioso patrimonio geopolitico dell'unità europea.
Una mossa seria per riprenderci i nostri soldi e per decidere noi come usarli per incentivare i nostri agricoltori, oltre che un modo concreto di riformare e sburocratizzare anche a Bruxelles.
Ci torneremo, su questo punto.


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