Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

domenica 29 gennaio 2012

Fata Year

Asfandyar Khan allo stadio Tehmas, 26-1-2012,
lancia l'anno delle FATA, "the FATA Year"
Identità e libertà per i Pakhtun, federalismo e riforme, nonviolenza e pace, ecco la speranza per il Pakistan e l'Afghanistan, che torna a rifiorire proprio lungo il confine, l'antica linea Durand, nella terra dei Pakhtun.
Rilanciamo lo statement per il 2012 pronunciato giovedì scorso, 26 gennaio 2012, dal leader del Pakhtunkhwa, Asfandyar Khan, il successore e l'erede di Wali Khan e di Bacha Khan, allo stadio Tehmas Khan di Peshawar.
Asfandyar ha dichiarato che il 2012 sarà l'anno delle FATA, "the Fata year".
Le FATA sono le Federally Administered Tribal Areas, il cuore sanguinante di quella che nei miei studi chiamo la Pakistan Fault, la faglia Pakistan.
Le aree tribali furono create dai colonialisti inglesi e poi sono state mantenute in vita dall'establishment politico-militare islamista pakistan, con la complicità - più o meno consapevole - di terroristi fanatici, di preti corrotti, di capi locali mafiosi e brutali. Nate per essere una sorta di zona cuscinetto militare ai confini nordoccidentali dell'impero britannico in India, sono diventate una culla di barbarie, arbitrio e corruzione.
Asfandyar Khan è il leader dell'Awami National Party, il partito che porta avanti l'eredità spirituale, culturale e politica dei Khudai Khidmatgar, i "Servi di D-o per amore dell'umanità", noti anche come Red Shirts, le camice rosse del Pakhtunistan, fondate negli anni 20 del secolo scorso dal grande riformatore sociale e profeta politico nonviolento, Bacha Khan.Fra le aspirazioni storiche di questo movimento nazionale dei Pakhtun c'è anche quella che le aree tribali siano lasciate libere di autogovernarsi, scegliendo se entrare a far parte della provincia autonoma pakistana del Pakhtunkhwa, o di formarne una propria.
Solo l'autogoverno e la libertà politica potranno liberare le energie locali necessarie a sradicare i santuari dei terroristi, a porre fine alla violenza politica, a liberare la popolazione - specie le donne - dal terrore, a promuovere le riforme sociali necessarie per porre fine all'arretratezza.
La soluzione della grande crisi geopolitica dell'area Afghanistan-Pakistan e la fine di una guerra endemica ormai da oltre quarant'anni, non è in nuove truppe straniere, in nuovi aiuti internazionali, in un ennesimo rigurgito di statalismo e militarismo pakistano (o afghano).
La soluzione per uno dei più grandi problemi globali del nostro tempo è principalmente locale: una riforma politica federale seria, che spazzi via il potere arbitrario esercitato dall'establishment politico-militare pakistano, erede del colonialismo, e che renda le popolazioni tribali libere di decidere e responsabili del proprio futuro.

Ecco il link all'articolo completo, dal sito dell'Awami National Party.

venerdì 27 gennaio 2012

La bestia che è in noi

Ciò che i nazionalsocialisti hanno fatto è talmente terribile, che rischia di togliere la chiarezza morale e la lucidità politica necessarie per immaginare le cose infinitamente peggiori che essi avrebbero realizzato se non fossero stati fermati.
Fermiamoci, invece, e riprendiamo fiato e coraggio, perché dobbiamo fermare la bestia nazionalsocialista che è ancora viva, che è ancora fra noi, che è dentro di noi.
E' parte integrante della natura totalitaria della nostra modernità, che siamo ancora ben lontani dall'esserci lasciata alle spalle. Questo è il severo messaggio che ci ha lasciato Zygmunt Bauman, a un importante convegno internazionale sul male politico che si è tenuto questa settimana a Firenze, nell'auditorium di S.Apollonia, su iniziativa della Regione Toscana e del Forum per i problemi della pace e della guerra.
Ognuno guardi bene dentro la propria cultura, la propria storia politica e anche dentro se stesso. La troverete, la sentirete, la annuserete, la moderna bestia che è in noi.
Continuiamo a combatterla, con coraggio e determinazione, ma soprattutto mettiamo in discussione le strutture di questa modernità che continuamente la rigenerano.

Link da visitare più spesso:

http://www.yadvashem.org/

http://www.gionata.org/triangoli-rosa.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Porajmos

http://isurvived.org/home.html#Prologue

giovedì 26 gennaio 2012

Un incontro pubblico sulla riforma elettorale toscana

Abbiamo ricevuto un invito a partecipare a un incontro pubblico sulla riforma elettorale toscana, dove intervengono Alessandro Chiaramonte, Giovanni Tarli Barbieri, Antonio Floridia. L'incontro viene moderato da Gian Franco Cartei.
E' stato promosso dai circoli toscani di Libertà e Giustizia, per giovedì 26 gennaio 2012, ore 17, a palazzo Bastogi, nella sala delle Collezioni, in via Cavour 18, a Firenze.
Ci dobbiamo essere, per portare avanti la nostra campagna per le primarie e l'uninominale, a partire dalla Toscana, in modo bipartisan, approfittando di ogni spiraglio di dialogo e convergenza, con tutte le componenti politiche e culturali della società toscana.

PS di giovedì 26 gennaio 2012, ore 21.55

Questo è il commento che ho appena pubblicato su Facebook:
Mauro Vaiani
Siamo stati a Firenze a questo incontro promosso da Libertà e Giustizia. Abbastanza interessante, anche se serpeggiava una qualche rassegnazione a parlare solo delle vecchie preferenze. Sono stati molto ospitali e gentili. Hanno parlato gli... amici Marco Mayer e Severino Saccardi. Ho detto anch'io due parole su questi quasi due anni in cui abbiamo premuto sui legislatori toscani perche' non abbandonassero il tema. C'era anche Valerio Giannellini , grazie al quale abbiamo ricevuto l'invito. Il consigliere regionale PD, Marco Ruggeri, a nome del suo gruppo, ci ha dato conferma che la nostra piccola voce, in questi mesi, insieme a tante altre, è stata ascoltata. Avanti!

lunedì 23 gennaio 2012

Oltre la confusione, l'uninominale può unire

Il lucido e informato Pietro Salvatori, in una serie di articoli per L'Opinione e per Notapolitica.it, ci racconta la grande confusione che indubbiamente c'è in tutto l'arco della politica italiana, quando si arriva a discutere come cambiare l'orrenda legge elettorale nota come "Porcellum".


La confusione più profonda è forse nel PDL, dove comunque si stanno indebolendo giorno per giorno i difensori delle liste bloccate.

Nemmeno il Terzo Polo è granitico e i nostalgici delle preferenze stanno trovando più di una difficoltà.

Nel PD la confusione è forse attenuata dalla forte pressione che sale dal basso, da una grande base militante che, insieme a importanti grandi elettori fiancheggiatori, come l'intera costituency di Repubblica, è decisa a rendere le primarie, meglio se in collegi uninominali, una certezza per il futuro.

A guardare bene, però, sembra lecita una punta di ottimismo. Oltre la confusione, l'uninominale, meglio se insieme alle primarie, è proprio l'elemento che può unire.

L'esperienza elettorale del passato, per esempio nei sistemi elettorali del Senato, delle province, del Tatarellum e del Mattarellum, ha già mostrato chiaramente come un sistema prevalentemente maggioritario e uninominale sia facilmente conciliabile con un recupero proporzionale per le forze minori. Le primarie nei collegi uninominali sono coniugabili con la scelta da parte dei partiti di piccole teste di lista bloccate per la parte proporzionale. Possono facilmente ritrovarsi attorno ai collegi uninominali coloro che si ispirano al sistema inglese, al doppio turno francese, al sistema misto tedesco, ai piccoli collegi spagnoli.

C'è un terreno comune, su cui i legislatori nazionali possono lavorare. Noi, con la nostra campagna toscana per l'uninominale e le primarie, continuiamo a insistere. Il nostro esempio aiuterà l'intera Repubblica a uscire da un empasse politico che deve assolutamente essere superato prima delle elezioni politiche del 2013.

domenica 22 gennaio 2012

Cittadino Filippo Patroni Griffi, un passo indietro

Oggi Mario Monti, intervistato da Lucia Annunziata su Rai Tre, ha detto che sarà lui a chiedere le dimissioni dei suoi ministri e collaboratori che non abbiano saputo dimostrare il giusto distacco e il necessario decoro.
Mi domando se questa perentoria affermazione valga anche per Filippo Patroni Griffi, oppure se per lui valgano delle attenuanti o delle scusanti particolari.
Lo stesso ministro Patroni Griffi ha ammesso di aver approfittato della manna pubblica. Forse non porta alcuna responabilità penale o morale, del fatto che i membri di una casta di burocrati-politici abbiano avuto, in un recentissimo passato, tanti privilegi.
Questo però non diminuisce di una piuma l'inopportunità che una persona che ha così platealmente approfittato della sua posizione, per assicurarsi un importante arricchimento personale, sia parte del massimo consesso del nostro potere esecutivo.
Trovo particolarmente beffardo, se mi posso permettere, che una persona che ha goduto di, come dire, un così grande privilegio, una bella casa in pieno centro a Roma a un prezzo di assoluto favore, abbia presieduto la Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (CiVIT).
Cittadino Filippo Patroni Griffi, è proprio sicuro di non sentire il bisogno di un passo indietro?


Due articoli da leggere/rileggere:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/domande-patroni-griffi-ministro-indagato/182852/

http://www.ilgiornale.it/interni/patroni_le_dimissionisarebbe_atto_disumano/colosseo-casa-filippo_patroni_griffi/12-01-2012/articolo-id=566582-page=0-comments=1

Ognuno si faccia la sua opinione, ma sia chiaro un principio: questo governo non sarà giudicato dagli elettori, alla fine del suo mandato, per cui è essenziale che vada avanti con severità, vorrei dire con un supplemento di rigore, prima di tutto, verso se stesso.

mercoledì 18 gennaio 2012

Immagina un mondo senza più Wikipedia...

Un messaggio urgente da Wikipedia, che rilancio volentieri. Per 24 ore, oggi, mercoledì 18 gennaio 2012, Wikipedia si auto-oscura per protesta contro il tentativo di introdurre in America delle leggi restrittive della libertà di Internet. Si mette in pericolo la grande conquista civile della libera rete globale, l'agorà, la biblioteca, l'archivio più accessibile e pubblico che sia mai esistito nella storia umana. Ci uniamo a questa protesta e diciamo un fermo no a ogni legislazione proibizionista e censoria. Gli Stati Uniti d'America restino un faro mondiale di libertà.

SOPA/Blackoutpage - Wikimedia Foundation

For over a decade, we have spent millions of hours building the largest encyclopedia in human history. Right now, the U.S. Congress is considering legislation that could fatally damage the free and open internet. For 24 hours, to raise awareness, we are blacking out Wikipedia. 
Learn more:

Vedete anche il comunicato di Wikipedia Italia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_del_18_gennaio_2012


martedì 17 gennaio 2012

Lauro De Bosis, Icaro antifascista

Grazie all'invito del mio amico Valerio Giannellini, ho partecipato martedì 17 gennaio 2012, a Firenze, nella sede dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana, alla rievocazione di un eroe antifascista, Lauro De Bosis.
Abbiamo celebrato, con qualche mese di ritardo, l'ottantesimo anniversario del suo volo solitario su Roma, per gettare volantini contro il regime mussoliniano, il 3 ottobre 1931, la grande impresa in cui andò incontro, coscientemente, alla propria morte.
Era stato un giovane romano, irretito dal nazionalismo, dalla retorica dannunziana, forse anche dal primo fascismo, ma era ormai cresciuto quando scelse di morire come un Icaro, futurista, individualista, liberale, italiano, europeo e anche americano.
Gli Stati Uniti d'America, soprattutto, dove aveva incontrato la donna della sua vita, Ruth Draper, lo avevano cambiato, stimolato, condotto a prendere la decisione di sacrificarsi in una unica azione di resistenza alla menzogna, alla violenza, alla corruzione del fascismo.
La sua campagna, dopo la sua morte in azione, si occupò di diffondere i suoi scritti e di conservare la memoria del suo impegno per la libertà.
Sono intervenuti alla commemorazione Sandro Rogari, Valdo Spini e il nipote dell'eroe, l'ex ambasciatore Alessandro Cortese De Bosis.
L'iniziativa è stata organizzata dall'Istituto Storico della Resistenza in Toscana in collaborazione con la fondazione Ernesto Rossi - Gaetano Salvemini, e della fondazione Circolo Rosselli.


 

sabato 14 gennaio 2012

Braccia aperte ai naufraghi della Concordia

Resterà nella storia toscana come uno dei naufragi più grandi, quello di ieri notte all'isola del Giglio. La gigantesca nave della Costa Crociere, "Concordia", si è incagliata sugli scogli delle secche di Punta Gabbianara.

Nel momento in cui scriviamo, leggiamo sui media toscani che dei 3.216 passeggeri e dei 1.013 membri dell'equipaggio, ancora una settantina di persone mancano all'appello. Tre sono morte, una quindicina sono ferite, anche gravemente. Gli altri tutti salvi.

Ai naufraghi tutta la nostra solidarietà. Grazie alle forze militari e di protezione civile che si sono mobilitate. Attraverso i nostri amici, il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, e il sindaco dell'Argentario, Arturo Cerulli, vogliamo esprimere tutta la nostra ammirazione per il popolo della splendida isola toscana e per quello di Porto S.Stefano che hanno aperto le loro case e chiese per accogliere nel momento del bisogno il loro prossimo.

Ricordiamo che l'isola del Giglio ha circa 1.500 abitanti, poco più di 5.000 gli abitanti di Porto S.Stefano. Annoto questi numeri, perché non sfuggano l'entità e la generosità dello sforzo compiuto la notte scorsa e che si sta ancora protraendo, per assistere gli oltre 4.000 naufraghi.


I profughi della Concordia riparati nella chiesa di Giglio Porto
(foto tratta da http://www.iltirreno.it e da noi rielaborata)


 

PS delle 22.30:
La nostra gente è stata meravigliosa, ma dopo aver ascoltato le ultime notizie sono molto triste. 
Ancora 40 dispersi!
Leggete qua:
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-16561904


PS del 18 gennaio 2012, ore 21.25:
Si dispera ormai di poter trovare tracce degli ultimi 26 dispersi. 11 i morti. Un report dai media toscani, dopo cinque giorni:
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/15-gennaio-2012/mappa-dispersi-1902873603868.shtml



giovedì 12 gennaio 2012

Un senso di privazione

La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibili i referendum anti-Porcellum ci lascia un senso di privazione.
Questa brutta notizia arriva peraltro  in una giornata, in un tempo, in cui registriamo altre preoccupanti forme di chiusura a riccio, su se stessa, di una casta tanto impresentabile quanto arroccata sui propri privilegi.
Noi in Toscana, con la nostra umile ma tenace campagna per il superamento delle liste bloccate, con una riforma elettorale regionale fondata sui collegi uninominali e sulle primarie obbligatorie, abbiamo nelle nostre mani una possibile riscossa.
A coloro che sono appassionati di politica e soprattutto di Toscana, un appello: non lasciamoci prendere da una rabbia impotente, uniamoci per cambiare la legge toscana e dare così una scossa all'intera Repubblica.
Non usciremo dalla crisi e non avremo una politica migliore, senza una selezione meritocratica e democratica, dal basso, di una nuova generazione di leader. Muoviamoci.

Messaggio diffuso anche su Toscana Insieme

mercoledì 11 gennaio 2012

Hope after Ahmadinejad

Nei miei studi di geopolitica sto cercando di capire cosa potrebbero avere in comune la disintegrazione della Somalia, la guerra infinita in Afghanistan, i sanguinosi scontri in Nigeria, i suicidi dei monaci in Tibet, lo scontro fra stato e province in Bolivia, la possibile pacifica indipendenza della Scozia o delle Fiandre, il tentativo di paesi come il Pakistan - ma forse dovrei parlare anche dell'Italia - di uscire dalla propria profonda crisi attraverso storiche riforme federali.

Non è davvero facile, ma è un lavoro affascinante, oltre che una grande benedizione nella mia vita, da cui sto, quanto meno, ricevendo la conferma di una grande e antica verità: più i problemi sono grandi, più la soluzione deve essere cercata nelle piccole cose, nei posti più vicini, nel cuore dell'attimo fuggente.

Come per esempio sta avvenendo in Iran.

I primi che possono e che sono certo faranno qualcosa per evitare l'ennesima guerra fra Persia e Occidente sono gli Iraniani stessi, preparandosi sin da ora ad afferrare la grande occasione che si presenta nella primavera del 2013: le elezioni per scegliere il successore del populista, misogino, omofobo, anti-semita presidente Ahmadinejad. Sempre che qualcosa non accada prima. Le primavere a Teheran non saranno mai più tranquille per il leader supremo Khamenei e per il suo regime clericale, corrotto e fanatico.

Credo profondamente che si debba mantenere, come peraltro sta avvenendo, un serrato controllo internazionale sullo sviluppo delle attività nucleari in Iran e stare pronti, anche militarmente, ma ho fiducia che la Provvidenza guiderà gli Iraniani non verso la guerra, ma verso la libertà.

Intanto sono felice di esser stato testimone, per due volte in pochi giorni, di un tocco di grazia: la marina americana che mette in salvo vite e beni iraniani, soldati americani e marinai iraniani che si abbracciano come fratelli:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2084863/U-S-forces-rescue-Iranian-sailors-just-days-saving-fishermen.html


PS di sabato 14 gennaio 2012:

Mi ha fatto piacere leggere, alla fine di una pensosa e pessimistica corrispondenza del prestigioso http://www.foreignaffairs.com/, una frase in cui si rispecchiano le mie riflessioni e tante speranze per una prossima primavera, anche a Teheran:

"Nothing that the United States or the West can do -- not even war -- will solve the "Iran problem" to its satisfaction. In fact, it's what the United States and its allies don't do that might be the key to the issue -- and what may also give Iranians looking to effect domestic change some badly needed breathing room."

lunedì 9 gennaio 2012

Una scossa toscana per il bene di tutta Italia

Pensalibero.it ha pubblicato un nostro intervento, in cui sono riepilogate le ragioni ascoltate, i contenuti raccolti, i riscontri sinora ottenuti dalla nostra campagna per una nuova legge elettorale toscana, fondata sui collegi uninominali e sulle primarie obbligatorie. Una importante voce del riformismo toscano, quella di Nicola Cariglia, propone ai Centouno di dare una mano ai Settantacinque del nostro gruppo per la Riforma Toscana. Grazie di cuore a Pensalibero.it e andiamo avanti, con umiltà e con determinazione.


Post diffuso attraverso Toscana Insieme

giovedì 5 gennaio 2012

Qualcosa la Toscana dovrà comunque cambiare

Segnaliamo questo ottimo intervento di Pietro Celli sul sito di Italia Futura Toscana:
http://www.italiafutura.it/dettaglio/112653/porcellum_o_mattarellum

E' apparso lo scorso 5 gennaio 2012 e riaffermava, in linea con la nostra campagna per la riforma toscana, che qualunque decisione avesse preso la Corte Costituzionale sul referendum nazionale anti-Porcellum, il Consiglio regionale della Toscana non poteva che procedere in direzione del superamento delle liste bloccate.

Ne rilanciamo la chiosa:

"Di conseguenza, qualora la Consulta dovesse ritenere ammissibili i quesiti referendari, e dalla consultazione risultasse la scelta di un ritorno al “Mattarellum”, di ciò dovrebbe altresì prendere atto anche la Regione Toscana, la cui legge elettorale è per molti aspetti affine al “Porcellum”. In ogni caso, sarebbe auspicabile che il Parlamento (e dunque anche la Regione Toscana) - tenendo conto dei risultati prodotti dai due sistemi elettorali nel corso dell'ultimo ventennio, e dunque valutandone i pro e i contro - provvedesse, ancor prima, a riformare l'attuale sistema elettorale, non foss'altro che per restituire al Popolo sovrano il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti."
Pietro Celli

L'omosessualità spiegata a mia madre

Dopo aver letto questa lettera aperta alla sua famiglia dello scrittore Abdellah Taïa, sarà per tutti più difficile dire che la Primavera araba 2011 non ha cambiato nulla.

Abdellah Taïa Scrive Taia:

Je rêve qu’un jour si quelqu’un m’insulte devant vous, en disant : “Ton fils, ton frère est zamel…”, vous répondiez : “Non, il n’est pas zamel, il est mathali.” Un mot, un petit mot tout simple et qui change tout. Un mot-révolution. A vous de voir. Je n’exige rien. Je vais. Je vole comme je peux. Je prie, comme ma mère, à ma manière : j’écris.

Come Abdellah Taïa spiega in una interessante intervista, cambia una parola, ma è una rivoluzione: da zamel, un termine volgare, a mathali, una parola nuova, inventata di recente, per indicare la condizione omosessuale in modo neutro.

Come se in Toscana i nostri familiari e amici si ribellassero contro chi ci definisce finocchi e pervertiti, pretendendo di poter parlare di noi come semplici e normali omosessuali. E forse è un cambiamento ancora più grande, considerati i pregiudizi e i bigottismi che avvelenano le società arabe contemporanee.

La lettera, pubblicata sul settimanale Telquel.

Una traduzione italiana, dal portale Gionata.

L'intervista di Taïa a Marc Endeweld, sul portale Minorites.org.

martedì 3 gennaio 2012

Medio Evo Morales

La Bolivia è uno stato scarsamente popolato e molto povero, ma pieno di culture, storia, spiritualità e, il che non guasta, anche notevoli risorse naturali. E' un importante crocevia geopolitico, ma anche economico e sociale, per l'intera America Latina, di cui sappiamo purtroppo pochissimo e quel poco che ci arriva è in gran parte reso incomprensibile dai pregiudizi anti-capitalisti, anti-liberali, anti-americani e, recentemente, anche anti-brasiliani. I risultati ecologici, economici e sociali ottenuti dal presidente Lula nel grande vicino brasiliano, rendono ancora più scettici di fronte alle chiacchiere altisonanti del presidente Evo Morales, alla sua retorica terzomondista, al suo inconcludente populismo. Intanto le divisioni fra i dipartimenti orientali ribelli, in particolare quello di Santa Cruz, e il centralismo nazional-socialista si stanno esacerbando. Sbagliano, a mio modesto parere, quelli che cercano ridurre tutto a uno scontro fra una minoranza di ricchi bianchi dell'Est, contro una grande maggioranza di indigeni poveri delle Ande. Il mondo è - provvidenzialmente o dannatamente, dipende dal punto di vista - molto più complesso di come viene rappresentato nel Medio Evo del presidente Morales.

Qualche lettura per approfondire:
- La Bolivia e il fallimento del proibizionismo internazionale
- Il governo boliviano elimina i suoi avversari politici: si minaccia l'arresto del governatore ribelle di Santa Cruz, Ruben Costas
- In difesa di Ruben Costas, manifestazioni popolari e veglie a Santa Cruz della Sierra


PS del 31 ottobre 2014
Due anni dopo questo nostro post, leggiamo che Evo Morales dice di essere cambiato e di aver cambiato il paese. La cosa ci rende felici, soprattutto relativamente alla redenzione del popolo dall'estrema povertà strutturale. Se è così, siamo felici di aver sbagliato due anni fa e facciamo gli auguri alla Bolivia e al suo riconfermato presidente per un terzo mandato sereno, di inclusione, di liberazione (Nda).


Primarie anche con il Porcellum

Mentre siamo in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del nuovo referendum elettorale anti-Porcellum, rilanciamo volentieri dal nostro blog un interessante articolo di Antonio Floridia sulla possibilità di tenere le primarie anche con l'attuale legge. E' apparso sull'Unità dello scorso 3 dicembre 2011. Oltre a confermarci la competenza e il valore dell'Autore, l'articolo ci incoraggia a tener viva la nostra buona battaglia per le primarie obbligatorie e i collegi uninominali in Toscana. Buona lettura!



Sono possibili le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento, se si dovesse tornare a votare con l’attuale legge elettorale? In effetti, aprire in questo momento una discussione a largo raggio, su questo tema, non appare molto opportuno. Credo sia un auspicio largamente condiviso, piuttosto, l’obiettivo di utilizzare la finestra di opportunità costituita dal Governo Monti, per avviare in Parlamento un processo di riforma che si possa concludere prima del voto del 2013. Fare riforme elettorali condivise, in genere, è molto difficile: la fase politica che si è aperta oggi crea forse alcune premesse positive in questo senso. E bisogna saper cogliere questo momento. Preoccuparsi oggi delle possibili soluzioni da adottare nel caso in cui ad una tale riforma non si giungesse, fa correre seriamente il rischio di sviare l’attenzione dall’obiettivo principale o di lanciare messaggi politici distorti. Tuttavia, se proprio se ne vuole discutere, è possibile farlo, con tutta la dovuta attenzione anche ai dettagli tecnici, senza caricare la questione di toni polemici, e con la speranza che il modello che si può escogitare rimanga nel cassetto.
Partendo da una premessa: è evidente a tutti come non siano possibili primarie su una lunghissima lista di candidati: squilibri di ogni tipo sarebbe inevitabili. Ma altre forme sono del tutto possibili. E’ giusto quindi, come fa Salvatore Vassallo nel suo articolo su “l’Unità” del 1° dicembre, ipotizzare un modello di primarie che, per così dire, “spacchettino” le liste lunghe e permettano delle competizioni su scala territoriale ridotta. Questo principio è giusto, ma la soluzione che Vassallo propone non ci sembra convincente: con quali criteri si disegnano i collegi? e quanti devono essere? E poi, i vincitori, in quale posizione di lista vengono ordinati? Credo che sia ben chiaro a tutti quanto la risposta a questi interrogativi sia decisiva, non solo e non tanto per i posti “sicuri”, ma anche e soprattutto per le posizioni “incerte”, poiché la collocazione dei candidati può creare molti incentivi (o disincentivi) alla mobilitazione.
Detto questo, si possono ipotizzare altre soluzioni. Partendo da una premessa: le primarie hanno un senso solo se si svolgono sulla base di un patto chiaro e trasparente con gli elettori. Nel nostro caso, la partita si svolge non solo sui nomi, ma anche sulle posizioni di lista. E’ necessario quindi che gli organismi dirigenti regionali si assumano la responsabilità di definire preventivamente le posizioni di lista spettanti ad ogni provincia, in modo che ciascuna organizzazione territoriale possa svolgere primarie che abbiano una chiara posta in gioco. La definizione preventiva delle posizioni può essere affidata ad un criterio oggettivo (ad esempio, il peso elettorale del partito nelle varie province) o tener conto anche di altri criteri. Le primarie provinciali o di zona, distinte per Camera e Senato, decideranno così i candidati che andranno a ricoprire posizioni pre-determinate, e gli elettori sapranno in partenza a cosa serve il loro voto. E, su questo ha ragione Vassallo, permetteranno di selezionare candidati radicati nel territorio, anticipando una riforma fondata sui collegi uninominali, e solleciteranno le varie articolazioni territoriali del partito ad un’intensa mobilitazione per sostenerli. La “rosa” delle candidature dovrà nascere da una larga consultazione preventiva nel partito, essere aperta alle proposte degli iscritti, e poi essere definita unitariamente dagli organismi dirigenti provinciali.
Ma è importante fissare anche un altro principio: è giusto riservare una quota delle designazioni alla Direzione Nazionale e alle Direzioni regionali. Credo sia giunto il tempo, anche nel nostro campo, di mettere un argine ad una dilagante propensione populista e “direttistica”. Il nostro partito è un partito democratico, dove esistono organismi dirigenti collegiali pienamente legittimati dal voto stesso degli iscritti e degli elettori: e la selezione delle candidature è un campo in cui è giusto che si eserciti la responsabilità politica dei gruppi dirigenti. Un gruppo parlamentare, peraltro, non può essere la somma di tanti leader locali: richiede una composizione equilibrata, in cui siano presenti anche personalità politiche con esperienza e conoscenza dei meccanismi parlamentari, personalità dotate di competenze specialistiche, personalità intellettuali che siano espressione di visioni più generali, e in cui sia garantito il rispetto di un’equa rappresentanza di genere.
L’ipotesi che qui abbiamo prospettato credo possa costituire, se malauguratamente si dovesse tornare a votare con la legge vigente, una buona base su cui lavorare, al momento giusto, per definire un modello ragionevole e praticabile di primarie, con un giusto equilibrio tra la partecipazione democratica ed il ruolo degli organismi dirigenti centrali e periferici. E con un modello di democrazia interna che non si affidi solo ai meccanismi elettorali, ma dia il necessario spazio alla discussione, al confronto, all’esercizio della responsabilità politica.

Antonio Floridia – Commissione Statuto del PD



Per vedere l'articolo originale:

http://firmovotoscelgo.wordpress.com/2011/12/03/primarie-col-porcellum-scelti-i-nomi-chi-decide-lordine-della-lista-di-antonio-floridia-lunita/

lunedì 2 gennaio 2012

Una primavera chiama l'altra

E' stata una grande stagione, questa Primavera araba che ha fatto del 2011 un nuovo 1989 per tanti popoli del mondo arabo e islamico.
Le preoccupazioni, certo, non mancano, come quelle espresse dal bravo Andrea Gilli e dalla mia amica Fiamma Nirenstein.
Eppure, secondo noi, è stata una vera primavera e i grandi cambiamenti occorsi in Tunisia, Egitto, Libia, Marocco, Giordania e oltre, ne provocheranno altri.
C'è fiducia che a questa primavera ne seguiranno altre, dalla Siria all'Iran, fino all'Afghanistan e al Pakistan.
Non solo minoranze oppresse e intellettuali liberali, ma grandi maggioranze popolari di giovani e di donne sono state coinvolte. Siamo appena all'inizio di un processo in cui, come scrisse Kagan nel 2008 nel suo pamphlet "The Return of History and the End of Dreams", nonostante tutte le nostre paure soggettive e tutte le difficoltà oggettive, non ci sono alternative. Non possiamo far altro che appoggiarlo. Il mondo libero, le società aperte "should continue to promote political liberalization; support human rights, including the empowerment of women; and use its influ­ence to support a free press and repeated elections that will, if nothing else, continually shift power from the few to the many. This, too, will produce setbacks. It will pro­vide a channel for popular resentments to express them­selves, and for some radical Islamists to take power through the ballot box. But perhaps this phase is as unavoidable as the present conflict, and the sooner it is begun, the sooner a new phase can take its place".
La democrazia, in sé, non garantisce l'avvento al potere di governi moderati e liberali. Intellettuali come Mustafa Akyol, però, ci lasciano capire quanto sia forte, anche nel mondo islamico, il bisogno di libertà per gli individui, di stato di diritto per le comunità e le imprese, di riconoscimento per le minoranze e, soprattutto, di libertà religiosa per tutti.
La modernizzazione sarà fortemente temperata e magari anche avvolta in veli di preoccupante bigottismo, dai nuovi governi e dalle nuove elite politiche di ispirazione islamista, ma, come ci hanno già dimostrato il nuovo governo in Tunisia e le nuove dinamiche politiche egiziane, l'esito non sarà una riedizione dell'Iran degli anni Ottanta.
C'è speranza, nel mondo islamico e in tutto il mondo. Un numero impressionante, senza precedenti nella storia, di persone umane, si è schierato dalla parte della libertà di ciascuno, dei doveri civici, dello stato di diritto.
Non sarà il paradiso sulla terra, ma sarà sempre meglio del mondo di prima, quello dei dittatori, dei presidenti a vita, dei partiti unici, delle menzogne di stato, dei regimi fondati sull'odio.
Grazie, dal profondo del cuore, agli eroi della Primavera araba del 2011 e avanti così, verso Damasco, verso Teheran!

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