Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

venerdì 29 aprile 2011

Se tu fossi una profuga donna e cristiana in Libia

Ho speso una giornata a Firenze, mercoledì 27 aprile scorso, partecipando a due momenti di riflessione e di studio sulla Primavera araba di questo 2011.

Il primo è stato uno dei Policy Dialogue promossi dalla sede toscana della New York University, stavolta in trasferta alle Murate e organizzato in collaborazione con il Comune di Firenze, dove ho ascoltato, fra i tanti ottimi interventi, i contributi di Bridget Kendall, corrispondente BBC, e di Francesca Paci, corrispondente della Stampa.

Il secondo è stato uno dei momenti organizzati al Palazzo Giovani in vicolo S.Maria Maggiore, nell'ambito delle Giornate sul Mediterraneo, volute dal Centro Interuniversitario Machiavelli, dal Forum per i problemi della pace e della guerra, dal Centro d'Eccellenza Jean Monnet e, ancora una volta, dal Comune di Firenze. Qui ho potuto ascoltare e poi conoscere Leila El Houssi, una studiosa italo-tunisina che si è formata nel mio stesso dottorato di Geopolitica a Pisa, con il prof. Maurizio Vernassa.

Entrambi gli eventi hanno avuto il contributo di Cristina Giachi, fra gli assessori fiorentini una delle figure più innovative e capaci.

Da queste ore di ascolto e di riflessione ho avuto la conferma che stiamo assistendo a un evento epocale che è la somma di milioni di volontà individuali, quelle di sterminate masse di giovanissimi che vogliono lavorare e guadagnare, ascoltare musica e fare l'amore, parlare ad alta voce nelle piazze e accedere liberamente a Internet, uscire dal grigiore del presente e sognare un futuro migliore.

Non sappiamo se questo sconvolgimento porterà ovunque forme di democrazia simili alle nostre o darà vita ovunque a regimi pacifici e pragmatici. Di certo, però, questa esplosione di emozioni sta diffondendo uno storico e preziosissimo contagio, quello della religione universale dei diritti umani. Stiamo assistendo al risveglio, in milioni di cuori del mondo arabo, della fede che ciascuna persona umana deve avere nei suoi diritti fondamentali, di per sé evidenti, inalienabili: il diritto alla vita, il diritto alla libertà, il diritto alla ricerca della propria felicità, prima di tutto di quella propria personale.

Questo movimento, che non è solo arabo come ci ricorda l'amico italo-iraniano Ahmad Rafat, cambierà il mondo almeno quanto il crollo del Muro di Berlino del 1989, con il quale peraltro, sotto molti aspetti, è intimamente connesso. Siamo sempre più immersi, dal 1989 in poi, in un grande processo mondiale, che accresce lo spazio, il tempo, le opportunità di vita di ciascun individuo, mentre le grandi organizzazioni di massa della modernità, fra cui gli stati totalitari e autoritari, vanno incontro a un processo di salutare disintegrazione.

A fine serata a Palazzo Giovani è stato proiettato il documentario "Come un uomo sulla terra", regia di Andrea Segre e Dagmawi Yimer con la collaborazione di Riccardo Biadene, uscito nel 2008. Il video apre uno spiraglio, magari parziale e senz'altro discutibile, su chi sono i migranti più disperati del mondo, quelli cioè che attraversano il deserto del Sahara per fuggire dalle dittature africane: persone giovani e istruite, in fuga dall'oppressione politica, religiosa e razziale, in cerca di riscatto. Persone che, lungo un viaggio che è un calvario, vengono derubate di centinaia e a volte migliaia di dollari dai trafficanti di esseri umani e dalle corrotte polizie dei paesi che attraversano.

Uno dei momenti più terribili del documentario è il racconto delle ultime fra gli ultimi, le donne cristiane in fuga dall'Etiopia. Nell'inferno di Gheddafi, in Libia, i suoi sgherri, allevati sotto un regime nazionalista intriso di razzismo e machismo, violentano le donne più degli uomini, perseguitano i cristiani più dei musulmani.

Il documentario denuncia l'impotenza delle tanto costose quanto inutili organizzazioni internazionali e l'ipocrisia dei nostri governi. L'agenzia europea Frontex, con le sue decine di funzionari di stanza a Varsavia, ne esce svergognata. I governi italiani, l'ultimo presieduto da Prodi, ma soprattutto quelli guidati da Berlusconi, vengono accusati di aver finanziato la tratta di persone umane e la loro riduzione in schiavitù. Compare anche Franco Frattini, prima commissario europeo e poi ministro degli esteri, ma su di lui non scriverò nulla. Non vorrei essere accusato di essere uno dei tanti che sparano sulla Croce Rossa.

martedì 26 aprile 2011

Dall'Iran all'Iran

L'amico Ahmad Rafat ha pubblicato una interessante riflessione sulla Primavera araba. Secondo lui tutto parte dall'Iran nel 2009.

Ne rilanciamo qui l'incipit:

Siria: un movimento che rimette in gioco gli equilibri regionali
di Ahmad Rafat
 
300 morti in pochi giorni. Questo è il triste bilancio delle manifestazioni popolari e della dura e sanguinaria repressione in Siria. La gente è scesa in piazza in tutto il paese. In 47 città hanno sfilato a mani vuote, armati solo di slogan, migliaia e migliaia di cittadini che chiedevano riforme. Quelle stesse riforme che Bashar Assad, aveva promesso, quando in un sistema di Repubblica ereditaria, prese il il potere al posto del padre Hafiz. Riforme mai attuate. L’onda partita nel 2009 da Teheran, sta sconvolgendo tutto il Medio Oriente. Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Bahrain, e Siria  sono travolti, ma il fuoco cova sotto la cenere anche altrove.
Quanto sta succedendo in Medio Oriente è interessante da più punti di vista. Per la prima volta nella storia recente di questi paesi, è nato spontaneamente un movimento trasversale che prende di mira tanto i regimi filo americani e quelli pro europei, che i regimi anti-occidentali. Per la prima volta la gente non è scesa per le strade contro le potenze coloniali e straniere. La protesta non ha nemmeno un colore politico. La rivolta non è nemmeno una risposta ad un invito in nome della fede. Semplicemente gli arabi hanno scoperto di avere il diritto di essere trattati come cittadini ed hanno deciso di strappare l’etichetta di sudditi.



Se queste riflessioni sono giuste e io credo che lo siano, occorre assolutamente sperare che qualcosa accada presto proprio laggiù in Iran, dove tutto è cominciato, nel grande paese musulmano che è un gigante geopolitico e dove esistono una gioventù numerosa e istruita, movimenti femminili antichi e preparati, una società civile pluralista e laica, una religiosità dominante come lo sciismo che ha saputo generare grandi ubriacature conformiste ma che ha anche nel proprio seno un ancestrale e sempre potenziale spirito di rivolta.

sabato 23 aprile 2011

La processione del Gesù morto a Vecchiano

Un mio piccolo omaggio a Vecchiano, alla sua gente, alle nostre tradizioni e libertà. Qualche scatto della suggestiva e semplice processione del Gesù morto, che parte il Venerdì santo dalla chiesa di S.Alessandro a Vecchiano. Per coloro  che, come me fino a pochi anni fa, non conoscevano ancora questa forma di devozione a Gesù morto in croce, ricordo che non è una Via Crucis, ma è forse più simile a un pietoso funerale. Si porta per le strade del paese la bella statua lignea della Pietà. Si rievoca il piccolo corteo di familiari e amici che ritirarono il corpo di Gesù e lo accompagnarono in silenzio verso il sepolcro. La musica della banda, la Filarmonica di Vecchiano, copre ogni rumore contemporaneo, calma ogni altro pensiero, cattura il nostro spirito, ci aiuta, almeno per un attimo, a rientrare ciascuno dentro il profondo di noi stessi. E' tempo di prepararsi. Si rinnova la Pasqua.







mercoledì 20 aprile 2011

Tutto il potere ai disponibili

Da Remigio Ceroni, deputato PDL, una proposta per cambiare l'art. 1 della Costituzione italiana. Per introdurre un richiamo alla libertà, secondo un'antica e bella idea sostenuta dalla nostra amica Laura Lodigiani, poi ripresa dalla radicale toscana Donatella Poretti?
Assolutamente no! Piuttosto per sancire un certo tipo di centralità del Parlamento nell'età del declino di Berlusconi: tutto il potere al soviet dei parlamentari disponibili!
Mi pare il degno epilogo di un'avventura sempre più illiberale, a cui spero che i cittadini sovrani, a partire dai Milanesi, il prossimo 14 maggio, sappiano porre al più presto fine.

Crediamoci, ma davvero

Particolare dalla Resurrezione di Lazzaro
di Vincent Van Gogh - 1890
Auguri di cuore di una felice Pasqua!
A ciascuno di voi, alle vostre famiglie, tanta serenità!

Un sorriso trionfi su ansie e paure, la compassione su ogni inimicizia.
Mai ci sfugga la bellezza fugace di ogni istante di vita.


A coloro che ne avranno tempo e voglia, ricordo la mia campagna per l'uninominale in Toscana e chiedo aiuto per portarla avanti.
Consiglio la lettura degli ultimi contributi che ho postato sul mio blog in appoggio a questa riforma elettorale che è possibile, è ampiamente condivisa, è un segnale di risveglio civile che la Toscana può dare all'intera Repubblica e a tutta l'Europa.
Eccovi alcuni link:
- Gino Selva ci racconta i voltagabbana, che possono esistere perché non abbiamo l'uninominale
L'abolizione delle liste bloccate in Toscana, con l'introduzione di un uninominale simile alla legge elettorale provinciale, che incoraggi la formazione di grandi partiti democratici pur salvaguardando l'esistenza delle forze minori, è un cambiamento a cui noi tutti possiamo contribuire.
Crediamoci, ma davvero!

martedì 19 aprile 2011

Spazio ad altro

Rilanciamo volentieri dal nostro blog questo intervento di  Pier Paolo Segneri sulla riforma che ci sta a cuore: l'uninominale (Nda, 19/4/2011).

La riforma della legge elettorale: 
spazio a un "altro" terreno politico

Da Notizie Radicali
13-04-2011

La legge elettorale è una questione che pone le fondamenta stesse del sistema politico che si vuole realizzare. Marco Pannella ripete spesso: "I mezzi prefigurano i fini". I mezzi che si usano per un obiettivo danno già forma al fine che si vuole perseguire. Insomma, è lo strumento che si utilizza per ottenere un dato scopo a determinare e connotare i risultati che ne verranno. Da una legge elettorale illiberale e non-democratica, di conseguenza, si avrà un sistema anti-liberale e anti-democratico. E’ inevitabile. Ed è proprio quello che accade oggi in Italia con il meccanismo di voto per le elezioni politiche. L’attuale “procellum”, infatti, con il meccanismo immobile delle liste bloccate e senza preferenze, ha determinato un Parlamento di “nominati”, che finisce con l’indurre ogni singolo eletto a curare non il proprio collegio elettorale e i propri elettori, ma il capo di partito che dovrà riconfermargli la candidatura. I parlamentari, insomma, con questa legge elettorale rispondono ad un’oligarchia partitocratica e non ai cittadini. In altre parole, questo modello di voto non-democratico, firmato da Calderoli, è incentrato sui partiti e non sui candidati, perciò vanifica l’effetto maggioritario e uninominale per aggravare, invece, il peso dettato dalle logiche proporzionaliste.
Luigi Einaudi, nel suo intervento alla Consulta nazionale dell’11 febbraio 1946, affermava: “Bisogna scegliere non la proporzionale, la quale manda in Parlamento macchine da voto, ma il Collegio piccolo, che manda un uomo invece di una macchina, scelto per la stima che si ha di lui. Costoro decideranno quali siano le idee meritevoli della vittoria”.
La riforma della legge elettorale non è una questione tecnica, ma politica, democratica e liberale perché determina il funzionamento delle istituzioni e della politica stessa. Con un sistema elettorale non-democratico, come quello che abbiamo oggi in Italia, si determina un Regime partitocratico, oligarchico, verticistico. La linea di confine tra il Vecchio Regime e un terreno “altro” su cui costruire il cambiamento passa attraverso la riforma della legge elettorale in senso uninominale e maggioritario. In un contesto uninominale, in linea di principio, ci sono due metodi per designare il rappresentante di un determinato collegio: a turno unico o a doppio turno. In quest’ultima ipotesi, è necessario che l’eletto ottenga il 50 per cento più uno dei voti. Si possono, dunque, distinguere fra tre sistemi elettorali uninominali: sistema uninominale a un turno (uninominale secco), sistema uninominale a doppio turno, sistema uninominale a voto alternativo con maggioranza assoluta.

La logica della democrazia uninominale e maggioritaria è quella del metodo liberale, cioè del legame tra il candidato e un determinato territorio, ristretto e circoscritto. Un legame, quindi, tra un collegio territoriale e il suo rappresentante in Parlamento, tra i cittadini di quel territorio e l’eletto, che deve essere espressione della realtà umana, sociale, animale, minerale e vegetale di quel luogo. In un rapporto di stretta interdipendenza.
Una costituente liberale e democratica può nascere a partire dalla necessità di una riforma della legge elettorale in senso anglosassone o americano. Magari con la selezione dei candidati attraverso le primarie, ma fatte in modo serio, non come ha finora fatto il Pd.
Pier Paolo Segneri 



Fonte: http://notizie.radicali.it/articolo/2011-04-13/editoriale/la-riforma-della-legge-elettorale-spazio-ad-un-altro-terreno-politico (acceduto il 19/4/2011)

sabato 16 aprile 2011

Candidato a Vecchiano

E' ufficiale: sono candidato al consiglio comunale di Vecchiano nella lista civica Tradizione e Futuro. E' un'aggregazione unitaria e trasversale di tutti coloro che credono nell'alternanza, guidata dalla candidata sindaco Laura Barsotti. Non so come andrà, ma corro sul serio, con umiltà e con sincera dedizione a questo territorio e al suo futuro. Per avermi incoraggiato in questa avventura, ringrazio Ione Orsini, gli amici e colleghi che mi stanno sostenendo, il meraviglioso gruppo pisano e vecchianese di Futuro e Libertà, i leader pisani del Nuovo Polo per l'Italia.

venerdì 15 aprile 2011

Un'altra vittima dei perdenti radicali

Il mondo arabo è in subbuglio perché la sua gioventù vuole sperare e credere, mangiare e bere, innamorarsi e far sesso, lavorare e guadagnare, andare su Internet e votare.

Mentre il loro mondo cambia, perché è vivo, gli estremisti islamisti sono solo degli zombie. Cadaveri che si muovono alla cieca, ossessionati dalle loro visioni distorte, capaci solo di reiterare comportamenti compulsivi, prigionieri del loro narcisismo distruttivo e autodistruttivo.

A Gaza hanno ucciso Vittorio Arrigoni, un giovane uomo inerme. Uno che era dalla loro parte, un ultras pacifista, che era, spesso acriticamente, un megafono della loro disperazione.

Gli islamisti estremisti e sanguinari sono sempre meno una minaccia geopolitica e sempre più  Schreckens Männer, quei "perdenti radicali" della modernizzazione, raccontati con straordinaria lungimiranza da Hans Magnus Enzensberger, l'intellettuale europeo che ha aiutato, più di tantissimi altri, a capire davvero il terrorismo nella modernità, come frutto del lato oscuro della nostra modernità e come estrema mortifera resistenza a ciò che di vivo, e di davvero buono, invece c'è, e in abbondanza, nella modernità stessa.

mercoledì 13 aprile 2011

Per Vecchiano 2011, guardiamo avanti

Rilancio anche qui il post che annuncia come, dopo cinque anni di lavoro con l'opposizione uscente di Rinnovamento, dal 2006 al 2011, ho infine accettato la candidatura con Tradizione e Futuro 2011, per le elezioni comunali di Vecchiano del prossimo 15 maggio 2011.
Con molta umiltà, mi sono messo a disposizione, cosciente di avere sulle spalle la non piccola responsabilità di portare in questo nuovo progetto civico la memoria storica, la capacità, le audaci visioni per il futuro, la generosità di Ione Orsini, la capogruppo dell'opposizione uscente, oggi costretta a fermarsi da un problema di salute.
Grazie ai Vecchianesi di Tradizione e Futuro per la loro accoglienza.
Grazie ai leader pisani del Nuovo Polo e in particolare a Massimo Balzi, ad Alberto Andreoni, agli amici di FLI, per la loro fiducia.
Mauro Vaiani

martedì 12 aprile 2011

Se ci fosse l'uninominale

Rilanciamo anche noi, dal sito di Italia Futura, che a sua volta riprende il grafico e blogger Gino Selva pubblicato da Il Post, questa bella grafica sui voltagabbana del parlamento italiano, con relativo commento. Cliccando sull'immagine sotto potrete godervi tutti i dettagli. Rileggetevi il nostro articolo su cosa occorrerebbe cambiare perché i voltagabbana siano, quanto meno, giudicati direttamente dai loro elettori. Leggete la biografia wiki di Joe Liebermann, un uomo che, per difendere le sue idee e la sua indipendenza di giudizio, si è candidato e ha vinto da solo contro tutti. Controllate quanto è corta la lista dei parlamentari americani che hanno cambiato partito nella storia recente del Congresso. Capirete che, senza l'uninominale, non avremo mai dei congressmen e delle congresswomen nemmeno paragonabili a quelli e a quelle delle grandi democrazie anglosassoni. E, se avete avuto la pazienza di arrivare a leggermi sino a qui, confessatelo: anche a voi, d'un tratto, in questa Italia decadente, governata da anziani narcisi e da maggioranze di parlamentari disponibili, tutto sembra, più che scandaloso, semplicemente troppo vecchio.

lunedì 11 aprile 2011

Per un'assemblea di persone libere ed eminenti

Rilanciamo integralmente un intervento di Gianfranco Pasquino apparso tre giorni fa sul Velino. Una voce che si unisce al nostro impegno per avere in Toscana i collegi uninominali per l'elezione del nostro consiglio regionale (Nda, lunedì 11 aprile 2011)

Roma, 8 apr (Il Velino) - “Una grande e libera assemblea di uomini eminenti non può essere collocata al centro di una società senza modificarla. Deve migliorarla. Deve insegnare alla nazione ciò che non sa”. Oggi, saremmo politicamente corretti e, anche se le donne parlamentari in Italia continuano ad essere una percentuale molto limitata - all’incirca il 20 per cento -, correggeremmo “uomini” con “persone”, ma quanto scritto dall’eminente studioso inglese Walter Bagehot nel 1867 (cito dall’edizione italiana: La Costituzione inglese, Il Mulino 1995, p. 143) rimane assolutamente significativo. Certo, potremmo affermare: altri tempi, altro Parlamento, altro sistema elettorale (maggioritario in collegi uninominali, di cui Bagehot fa l’elogio), altri uomini. Detto tutto questo, il senso di scoramento di fronte alle modalità di funzionamento della Camera dei deputati e del Senato e di fronte ai comportamenti dei parlamentari italiani non scomparirebbe affatto. Il problema non è soltanto di stile, anche se è fuor di dubbio che esiste un declino complessivo della qualità del ceto parlamentare italiano. Non può in nessun modo essere affrontato e risolto attraverso quella riforma dei regolamenti parlamentari che, grazie alle sue apparenze di tecnicità, non viene mai né esplicitata né dibattuta abbastanza, ma che, per lo più, viene intesa nella prospettiva di dare maggiore potere al governo nei confronti del Parlamento, a cominciare dalla sua stessa maggioranza, spesso indisciplinata, qualche volta raccogliticcia, raramente affidabile, che è visibilmente la situazione attuale. Trova un unico inizio di soluzione nel cambiamento delle modalità di selezione dei parlamentari. Ed è qui che entra sulla scena il collegio uninominale.

Sì, lo so che, comunque, a meno che vengano introdotte primarie obbligatorie per tutti i partiti, le candidature continueranno ad essere decise dai partiti e dai loro dirigenti. So anche che molti collegi uninominali italiani avrebbero un vincitore designato e, spesso, paracadutato, vizio al quale porrebbe immediato e definitivo rimedio il requisito della previa residenza. Collegi blindati esistono anche, seppur, in misura limitata, sia in Gran Bretagna sia negli Usa, ma, in entrambi i sistemi politici sono, in sostanza, gli elettori che scelgono i parlamentari. Essendone consapevoli, i parlamentari guarderanno in misura variabile, ma concreta, anche alla rappresentanza, che non è solo localismo, degli interessi del loro collegio. Il punto più delicato rimane, però, quello che Bagehot suggerisce magistralmente in poche parole: l’assemblea parlamentare deve operare per migliorare la società che la esprime, per insegnare. Misurato con il criterio della loro capacità di insegnare alla società per migliorarla, il fallimento dei parlamenti italiani del dopo-1994 appare, anche alla luce delle più recenti risse, ma soprattutto ascoltando la povertà dei dibattiti, in tutta la sua drammaticità. Camera e Senato sono sicuramente rappresentativi della società italiana e pongono la parola fine sull’illusione che la società civile sia migliore della politica che gli eletti esprimono. I parlamentari non hanno nessuna idea su che cosa insegnare alla società, su come migliorarla. La riflettono e ne amplificano i difetti; esercitano un effetto diseducativo.

La maggior parte dei parlamentari fanno, non quotidianamente vista la bassa frequenza delle sedute, delle loro aule “bivacchi” di persone interessate esclusivamente alla loro rielezione. Cercano, quindi, da un lato, il modo per rendersi utili in maniera spesso platealmente servile a chi li ha selezionati e ha il potere di ricandidarli, dall’altro, mirano ad ottenere il massimo di visibilità mediatica. Allora, mandare un “vaffa” al presidente della Camera, aggredire l’assistente che batte le mani per una parlamentare disabile impossibilitata a farlo in prima persona, scaraventare giornali e schede in segno di scherno e/o di disappunto sono comportamenti consapevoli e mirati. Anzi, in non poche osterie della Valle Padana, sono comportamenti politicamente redditizi. Naturalmente, contribuiscono ad aizzare l’antipolitica e a diffonderla. Invece di insegnare e migliorare la società la confermano nelle sue opinioni e nei suoi atteggiamenti più deprecabili. La barbarie non abita esclusivamente nel Parlamento italiano. È diffusa anche in troppi altri luoghi della società. “Mandare a casa i mascalzoni”, che è la motivazione più significativa dell’alternanza nella versione praticata nei paesi anglosassoni, potrebbe anche essere liberatorio. Purtroppo, lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni non garantiscono affatto che i prossimi parlamentari, con tassi di rielezione che si avvicinano all’80 per cento, saranno migliori, a meno che una nuova legge elettorale produca maggiore competitività e incertezza. Fatta e festeggiata l’Italia, è ancora lunghissima la strada per fare, non soltanto gli italiani, ma, in special modo, parlamentari decenti.

(Gianfranco Pasquino) 8 apr 2011 14:45

Fonte:
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1331934
(acceduto lunedì 11 aprile 2011)

sabato 9 aprile 2011

Chi può creare valore

Partecipo a un ciclo di formazione aggiuntiva per dottorandi, promosso dall'Università di Pisa. Si chiama Phd-Plus ed è una delle più brillanti iniziative di cui abbia memoria da quando, alla fine del 2001, sono arrivato in questo ateneo.

Abbiamo tenuto i primi tre incontri con Ray Garcia, un mentor di innovazione di notorietà mondiale.

Uno dei primi risultati raggiunti in queste conversazioni è stato quello di vedersi ribadire ciò che è davanti agli occhi di tutti e che pure tutti si ostinano pervicacemente a ignorare, prigionieri di consunti inganni ideologici, dei tanti cognitive bias fordisti, socialisteggianti, per lo più illiberali, del secolo scorso.

Per rendere l'idea, riporto l'originale inglese di una dia di Ray Garcia (fra parentesi una mia libera traduzione):

Creating Value (creare valore)
* 1980 - 2005 US corporations did not produce net new jobs
(dall'80 al 2005 le grandi società USA non hanno creato nuovi posti di lavoro, ne hanno solo persi)
* Entrepreneurs created all new growth in the US economy, about 40+ Million jobs
(gli individui innovatori e imprenditori hanno creato tutta la crescita nell'economia USA, circa 40 milioni di nuovi posti di lavoro)
Who will change the world? (Chi cambierà il mondo?)

Vorremmo umilmente condividere questa evidenza e questa domanda con tutti coloro che si ostinano a immaginare per tutte le grandi aziende del paese l'applicazione del "modello Alitalia": dissipare immense risorse pubbliche, per poter continuare a perdere posti di lavoro, competitività, elasticità, snellezza, capacità di innovazione. Preconizzando, per di più, una stagione in cui tornino a crescere le partecipazioni statali e l'intermediazione politica nell'economia. Quando si dice "guardare avanti"! Avanti tutta verso quegli ultimi decenni del secolo scorso in cui le attuali classi dirigenti si sono consolidate e hanno conquistato le loro invidiabili e irripetibili posizioni di casta...

Del Novecento dovremmo cercare di salvare, invece che questo vecchiume, qualcosa di luminoso come queste parole di George Orwell:
To see what is in front of one's nose needs a constant struggle
(non perdere di vista ciò che abbiamo davanti al naso richiede uno sforzo costante).

mercoledì 6 aprile 2011

Come avere più donne nelle istituzioni

Daniela Lastri, consigliere regionale toscana del PD, interviene oggi su Repubblica con una provocazione: si potrebbero istituire collegi binominali, in cui l'elettore voterebbe sempre sia per una donna che per un uomo.
Nella nostra campagna toscana per un sistema elettorale uninominale non sarebbe forse questa la strada che preferiremmo per incoraggiare la rappresentanza di genere, ma ringraziamo la consigliera Lastri per il suo contributo, che ci aiuta a tenere viva la necessità di cambiare la nostra attuale legge e di eliminare le liste bloccate.

martedì 5 aprile 2011

La patria dell'uninominale si mette in discussione

In Gran Bretagna si avvicina il referendum sull'uninominale.
Si voterà fra un mese, il prossimo 5 maggio 2011.
Non è una contestazione frontale del sistema, sia chiaro, ma un dibattito sulla sua possibile attenuazione.
Al posto dell'attuale sistema "First Past The Post", su insistenza delle forze minori, si propone di introdurre il sistema "Alternative Vote", che è quello in uso, per esempio, in Australia.
Non entro nei dettagli, ma segnalo l'essenziale: il popolo britannico dovrà decidere se tenersi il sistema uninominale maggioritario a un turno secco, il più semplice e il più classico, quello che ha protetto il Regno Unito dagli estremismi, dai totalitarismi, dai populismi, dallo strapotere dei partiti; oppure se adottare un altro tipo di uninominale, che contiene elementi di maggior vantaggio per le forze intermedie e minori, ma che comunque non ha prodotto di certo i disastri del proporzionale.
Diciamo che è la scelta fra un grande bene e un bene appena attenuato.
Beati i popoli britannici.
Da noi, per il momento, siamo, manco a dirlo, paralizzati.
Fermi al "Porcellum", allo strapotere di leader populisti e di elite invecchiate, alle paranoie e ai narcisismi della maggioranza, alle divisioni e alle paure di casta delle opposizioni.

Approfondimenti:

Alcuni rischi insiti nell'abbandono del sistema elettorale uninominale classico
 
http://www.aboutmyvote.co.uk/ (sito governativo che invita a registrarsi per il voto)

http://www.thefrontpage.it/2011/04/05/il-regno-unito-si-gioca-l%E2%80%99uninominale/ (una riflessione in lingua italiana)

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