Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 29 luglio 2010

La cacciata di Fini

Invece che per parlare di politica, indire congressi, discutere i problemi, rilanciare le riforme, chiedere un passo indietro ai coordinatori e alle nomenklature, il PDL si riunisce il 29 luglio 2010, per cacciare il presidente Fini. I toni, le parole, i ragionamenti del documento finale della direzione nazionale sono quelli, improbabili, impresentabili, in un certo senso persino involontariamente comici, di un vecchio partito leninista (Nota dell'A., martedì 7 dicembre 2010).

Leggi integralmente il documento votato dal soviet supremo del PDL:
http://www.ilpopolodellaliberta.it/stampa/18598/berlusconi-fini-intoll

martedì 27 luglio 2010

Il diavolo si nasconde nei dettagli

Pubblichiamo qui alcune riflessioni raccolte e maturate, insieme con tanta gente del PDL toscano e del nostro più ampio movimento civico-liberale toscano, nei giorni immediatamente successivi alle dimissioni di Verdini dalla presidenza della sua banca (Nota dell'A., martedì 7 dicembre 2010).


Il diavolo si nasconde nei dettagli.
Per esempio nei tempi.
La proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d'Italia, è arrivata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010.
La pratica è stata quindi "immediatamente istruita dagli uffici" e siglata dal direttore generale del Tesoro nella giornata di venerdì 23 luglio.
Lunedì 26 luglio è stata poi ritrasmessa al gabinetto del ministro per la firma.
E' già lunedì 26, quando Denis Verdini rende note le sue irrevocabili dimissioni, che portano la data del 23.
E' nella stessa giornata di lunedì 26, che tutto il consiglio di amministrazione della banca, dopo avergli espresso solidarietà, lo segue nelle dimissioni.
Il giorno dopo questa solidarietà e quelle dimissioni, martedì 27, il ministro Giulio Tremonti sigla il provvedimento contro l'istituto, chiesto da Bankitalia per "gravi irregolarità nell'amministrazione e violazioni normative".
E' lecito pensare, ci pare, che le dimissioni di Denis Verdini siano arrivate in extremis, quando ormai già sapeva che sarebbe stato estromesso dai commissari di Bankitalia.
Parecchi in Toscana sono rimasti impressionati molto negativamente da questa pantomima.
Molti, non solo in Toscana, lamentano che Denis Verdini avrebbe dovuto fare, allora e forse anche da prima, un passo indietro anche nel PDL e nella politica italiana e toscana, non solo nella sua banca.
Dal punto di vista politico, a mio modesto parere, era comunque già tutto finito.

Alcune fonti, accedute fra il luglio e l'agosto 2010:
http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo487344.shtml
http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo487352.shtml
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/07/26/p3-settimana-decisiva-verdini-davanti-pm.html
http://www.corriere.it/politica/10_luglio_26/verdini-dimissioni-credito_8291f2d4-988c-11df-a51e-00144f02aabe.shtml

martedì 20 luglio 2010

Era morto, è tornato in vita

Pubblicato su Gaymagazine.it , nella rubrica di Mauro Vaiani, , martedì 20 luglio 2010



In questi giorni d'estate molte persone riescono a godersi un po' di tempo per se stesse. Tempo di riposarsi, ma anche di ritrovarsi. Nel Vangelo di Luca l'intero capitolo 15 è dedicato a tre bellissime storie in cui i protagonisti ritrovano cose preziose che erano andate perdute: un pastore cerca con il batticuore la pecorella smarrita; una donna che ha perso una moneta preziosa, accende la lucerna e spazza con cura la sua casa, finché non la ritrova; un padre accoglie a braccia aperte il suo figliolo scavezzacollo che se ne era andato di casa, perché "era morto ed è tornato in vita".

Quando si ritrova ciò che si era perduto, si fa festa: "Sembra che i grappoli siano esplosi nel cielo, il vino corre lungo i pendii della notte e una famiglia comincia a guarire". Sono versi della scrittrice Elisabeth Jennings, tratti dalla poesia "The Prodigal Son".

Abbiamo trovato questa riflessione sulle cose perdute e ritrovate in un libro, intitolato "L'Altro e gli altri", scritto da don Domenico Pezzini, pubblicato nel 2008 per l'editrice Ancora. Così, intanto, abbiamo ritrovato anche don Domenico Pezzini.

Quando questo articolo uscirà saranno già passati quasi due mesi dall'arresto di don Domenico Pezzini, avvenuto il 24 maggio scorso. Confidiamo che non si dimentichi in carcere questo vecchio prete di 73 anni, studioso, scrittore, pioniere di una pastorale cristiana per le persone omosessuali. Questa settimana è atteso un importante incidente probatorio, cioè il confronto con coloro che lo accusano di aver avuto approcci sessuali con un giovane che, all'epoca dei fatti, sarebbe stato un adolescente minorenne.

Ci dovrebbe essere, inoltre, prima che arrivi il generale agosto, un riesame della richiesta di arresti domiciliari.

Pur nel doveroso rispetto della magistratura e restando in serena attesa degli sviluppi giudiziari, ci permettiamo di ribadire che, personalmente, crediamo che le accuse a don Pezzini siano infondate, un errore giudiziario che ci auguriamo sia chiarito prima che la salute di quest'uomo anziano e malato venga irrimediabilmente compromessa.

E' circolata, fra gli amici dei gruppi di gay credenti italiani, una lettera di Don Domenico Pezzini, dalla sua cella a S.Vittore, che condivide con altri quattro carcerati. Ne riportiamo qualche parola: "Tante espressioni di stima e sostegno [che ricevo] fanno bene e aiutano a tamponare il senso di umiliazione per le tante cose false e malevole che mi hanno rovesciato addosso [...]. Il libro della preghiera quotidiana l'ho con me: è il mio compagno di vita. [...] Ho temuto e temo davvero che questo episodio infelice riesca da solo a cancellare tutto il resto... Perché ciò non accada ho bisogno di molta misericordia. Tu e tanti altri mi dite di avere ancora bisogno di me. Se Dio vorrà continuerò ad essere quello di prima, ma Dio può anche fare a meno di noi. L'importante è che la sua grazia continui ad operare. Per quanto posso, anche scrivendo, cerco di fare quello che ho sempre fatto. Come ha scritto Paolo: “La parola di Dio non è incatenata!”. [...] Le preghiere, prima che gli altri si sveglino, sono gli unici punti di vera e pura luce della giornata. È un po' come se le grate sparissero.".

A don Domenico Pezzini, da parte di chi scrive, gli auguri più sinceri e affettuosi.

Mauro Vaiani

Fonte: http://gaymagazine.it/2010/07/20/era-morto-e-tornato-in-vita/ (acceduto il 23/2/2011)

sabato 17 luglio 2010

Archivio - Il progetto smarrito di un partito toscano, popolano, libertino

Un mio intervento su come si è rapidamente esaurito il tentativo PDL in Toscana, scritto il 17 luglio 2010 e pubblicato dal direttore Paolo Ermini sul Corriere Fiorentino di giovedì 22 luglio 2010, a pagina 9. Ripubblicato qui sul blog Diverso Toscana martedì 7 dicembre 2010.

Caro direttore,
so che si stenta a crederlo, dopo le ultime vicende, ma il Popolo Toscano della Libertà aveva un progetto.
Portare ovunque la benedizione dell'alternanza, arrivandoci magari prima che altre città e borghi della Toscana si riducano come si è ridotta Prato, dove a volte viene il dubbio che il cambiamento civico e liberale impersonato da Roberto Cenni sia arrivato troppo tardi.
Far emergere ovunque personalità libere e creative, che si mettano alla prova nella durezza della politica vera, che portino una ventata di freschezza, come Giovanni Galli a Firenze.
Dare alla Toscana degli scandali in stile Monticchiello e della svendita del territorio, una alternativa di pianificazione civile sapientemente conservatrice. Ispirandosi, per esempio, alla bella esperienza del piano urbanistico di Grosseto, che ha meritato riconoscimenti internazionali e bipartisan.
Portare una ventata di pluralismo e concorrenza, includendo di più i privati e le comunità locali, nella gestione della sanità.
Far dimagrire la burocrazia regionale, senza se, senza ma.
Sostenere, con le intelligenze e le competenze politiche di cui la Toscana deve andare fiera, la rivoluzione federale, liberale, antistatalista, antiburocratica. Le province, almeno in Toscana, non servono, questo è sicuro. E a pensarci bene nemmeno dieci prefetture, in questa nostra piccola terra di poco più di tre milioni di abitanti. Sono degli esempi di tagli da fare, non delle provocazioni!
Per fare tutto ciò ci vuole ovviamente un partito nuovo. Un partito che abbia decine di migliaia di elettori registrati, che possano partecipare e contare, grazie anche a Internet. Un partito che elegga da sé i propri leader toscani e che abbia una politica toscana. Non è per mettere in discussione il leader carismatico, ci mancherebbe. Il problema è che, se per qualsiasi cosa si deve ricorrere ad Arcore, si forma ai vertici della piramide un tappo tale, che alla fine, a governare il partito non c'è più Silvio Berlusconi, ma la sua corte. Nella quale, come in tutte le corti, i pensionati sfigati si intrufolano, mentre alle persone normali non si risponde nemmeno al telefono.
In questi anni qualcosa è andato storto, ovvio. Abbiamo avuto dirigenti che non volevano Cenni candidato. Abbiamo assistito a tentativi, ai limiti del ridicolo, di delegittimare Galli. Abbiamo problemi, per dirla in modo eufemistico, di “comunicazione” fra gli elettori e gli eletti, fra gli eletti e il governo. I nominati non ci bastano più. Anzi, gli ultimi nominati, in particolare, avrebbero fatto meglio a non accettare di sedersi su un tappo che deve per forza saltare.
Il nostro progetto, però, è ancora valido.
Non è contro qualcuno, è per qualcosa: un partito più popolare e più liberale. Più popolano e più libertino, per dirla alla Toscana.
Pisa, 17/7/2010 - Pubblicato a Firenze il 22/7/2010
Mauro Vaiani
vaiani@unipi.it

lunedì 12 luglio 2010

Contro lo status quo cambiare almeno l'articolo 75

di Mauro Vaiani

Pubblicato su Libertiamo.it il 12 luglio 2010


Nella jungla dei blog e dei siti liberali, liberisti, libertari, si aggira uno spirito cattivo. Sia concesso a un vecchio libertino toscano come chi scrive, lanciare un appello contro questo grande pericolo che ci minaccia.

Mai come oggi le nostre idee sono state così diffuse nell'opinione pubblica, grazie a Internet. Per la terza volta in vent'anni, grazie al carisma e alle vittorie elettorali di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, ma anche grazie a Gianfranco Fini, Giulio Tremonti e tanti altri, i nostri ideali antistatalisti, liberalizzatori, federalisti sono al potere e condizionano fortemente anche l'opposizione. Eppure una furia ben nota, la dittatura dello status quo, potrebbe mandare in fumo, anche in questa XVI legislatura, le speranze e le riforme tanto attese.

Per impedire che, una ennesima volta, le straordinarie intuizioni proposte in migliaia di brillanti articoli d'ispirazione liberale, finiscano inghiottite dalla bestia dell'immobilismo di questa repubblica invecchiata, avremmo una modesta proposta: ripartiamo dall'art. 75 della Costituzione. Quello che norma la materia del referendum in Italia, imponendo il quorum, vietandone l'indizione su materie vitali come quella fiscale, consentendo solo quello di tipo abrogativo.

Si riprenda e si rilanci l'intuizione che hanno avuto, fra gli altri e per citare solo le prese di posizione più recenti, il direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini, e la presidentessa dei giovani industriali, Federica Guidi. Si lanci un appello a tutti i parlamentari per una iniziativa bipartisan di riforma costituzionale dell'istituto del referendum.

Un nuovo art. 75 dovrebbe restituire al popolo sovrano, a livello repubblicano e in ciascuna regione, il diritto di proporre referendum di proposta, modifica e abrogazione di leggi vigenti, compresi gli eccessi di regolamentazione europea, nonché le norme costituzionali e statutarie. La Corte Costituzionale dovrebbe poter fermare una iniziativa referendaria solo se toccasse materie delicatissime come l'amnistia o i trattati internazionali di difesa. Si dovrebbe abolire il quorum, perché una democrazia liberale non si deve mai impiccare al raggiungimento della maggioranza assoluta, o al ricatto delle minoranze astensioniste, ma affidare al provvisorio prevalere di una maggioranza relativa di creativi, di combattivi, di riformatori.

L'Europa, la Repubblica, le Regioni, sono organismi troppo complessi e troppo costosi, per lasciarli in mano a pochi leader, soli al comando, per quanto ampio sia il suffragio popolare che li ha eletti. Restituiamo al popolo, soprattutto a chi si informa, a chi firma, a chi sostiene una campagna, a chi la finanzia, a chi esce di casa per un convegno o una manifestazione, a chi crede - per dirla all'antica, alla Gaber - che la libertà sia partecipazione, un pochino del suo potere naturale di condizionare, dal basso, il sistema politico.

La riforma dell'art. 75 potrebbe essere uno dei pochi cambiamenti costituzionali ad incontrare un consenso davvero trasversale. Ridarebbe voce a tante minoranze, fra cui le nostre. Sarebbe uno strumento in più per far avanzare la nostra speranza di libertà.


Fonte:
(acceduto il 5 febbraio 2011)

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