Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

lunedì 21 dicembre 2009

Memoria di Ugo di Toscana 2009

Pubblicata su Facebook da Mauro Vaiani il giorno martedì 22 dicembre 2009 alle ore 13.18

Sono tornato ancora una volta, come faccio ormai da molti anni, alla Badia fiorentina, in occasione della memoria di Ugo di Toscana, icona di valori perenni, figura da cui tanti Toscani amanti della libertà e delle proprie radici sono attratti. Complice la coincidenza con il Solstizio e con le feste del cuore d'inverno, questa umile cerimonia annuale diventa un simbolico giro di boa. Non manca davvero, ogni anno, per chi passa a rendere questo omaggio al Gran Barone e possiede ancora un cuore giovane e aperto all'insperato, qualche sorpresa spirituale. Sono tornato a Pisa rinfrancato e confermato nella mia determinazione a lavorare per la riforma borghese e per un nuovo grande risveglio dello spirito libertino dei Toscani, oltreché a lavorare per portare la benedizione dell'alternanza in ogni più remoto borgo della nostra madreterra.

La tomba di Ugo di Toscana alla Badia Fiorentina, nel giorno dell'anniversario della sua morte - Scatto di cellulare di Mauro Vaiani, 21/12/2009

mercoledì 18 novembre 2009

Nostalgia cattiva consigliera

 

La nostalgia è cattiva consigliera di PDL e Lega, specie quella dell'impunità...

di Mauro Vaiani

Venerdì 13 novembre 2009 - Pubblicato sul Tirreno il 18 novembre 2009



Nel 1993 l'immunità parlamentare non fu affatto abolita. Fu solo ammodernata alla sensibilità di un Paese cambiato, che si stava scrollando di dosso la partitocrazia. La decisione fu presa resistendo alle pressioni populiste e ai furori giacobini che esistevano sì in alcuni settori di opinione pubblica, ma che erano soprattutto cavalcati da esponenti politici, alcuni dei quali ci hanno costruito sopra la propria ascesa.
Chiunque, leggendo l'art. 68 della Costituzione, comprende che un membro del nostro Parlamento non può essere così facilmente perseguitato da uno o più magistrati faziosi. E' vero che dopo una condanna passata in giudicato o se sorpreso in flagranza di reato, un parlamentare può essere arrestato, ma – possiamo scriverlo? - ci mancherebbe altro!
Quella del 1993 fu la scelta di chi sognava un Paese con una giustizia giusta, con processi celebrati all'americana, con tempi certi - non di prescrizione, per non farli - ma di inizio, di dibattimento, di espressione della sentenza; con la certezza della pena; dove l'appello è una eccezione e le istanze di legittimità e costituzionalità una eccezione ancora più eccezionale; dove l'innocente viene risarcito; dove chiunque – anche il pubblico ministero - che abbia intentato una causa rivelatasi infondata, sia costretto a risarcire di tasca sua coloro che ha perseguitato.
La stragrande maggioranza del popolo pensò, allora, che se anche i capi romani dei partiti fossero stati soggetti alla giustizia, forse essi si sarebbero impegnati di più per farla funzionare (Speranza, a oggi, rimasta tale. Nda del 21/2/2011).
Temiamo che la nostalgia di un passato in cui esistevano vere e proprie sacche di impunità per i politici, sia una cattiva consigliera, per la maggioranza PDL-Lega. Né porteranno lontano le trovate da azzeccagarbugli, che sottraggono tempo prezioso alle riforme costituzionali attese ormai da decenni. Riforme che possono essere l'occasione per svelenire il clima e dimostrare che si è in grado di realizzare le promesse elettorali. Le sole, peraltro, che potrebbero consentire di introdurre in Costituzione una qualche forma di maggiore e temporanea immunità per il capo del governo, per proteggerlo dall'accanimento giudiziario a cui è sottoposto dal momento della sua entrata in politica, quindici anni or sono.



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venerdì 7 agosto 2009

Più forti della violenza



Ripubblichiamo su Diverso Toscana questo commento sull'attacco al bar Noar di Tel Aviv, del 2009. Lo facciamo il 7 giugno 2013, dopo aver ricevuto via mail, da Israele, dalla Jerusalem Open House, la notizia che le indagini sono ormai a una svolta. Purtroppo pare che una persona del mondo lgbt* sia coinvolta, o quanto meno abbia offerto una qualche copertura o motivazione al delitto. Questo ci ricorda quanto possano essere tortuose le vie dell'odio (e dell'odio di sé), ma non esonera nessuno dalle proprie responsabilità. Grazie a chi ha investigato. Auguriamoci che sia fatta giustizia, dopo quattro anni. Pace alle vittime, Liz e Nir (Nda).


Pubblicato sul Tirreno del 7 agosto 2009

Strage di ragazzi a Tel Aviv

di Mauro Vaiani

Sabato scorso c'è stata una strage a Tel Aviv, in un bar gay.

Si fa presto a dire “bar gay”. Sembra già quasi sottointeso che un po' se lo meritino, no? Buona parte della società israeliana è scioccata proprio per questo.
Qualcuno di coloro che si sono costruiti una carriera politica cavalcando il fanatismo religioso e il conformismo sociale, per esempio il leader del partito Shas, Eli Yishay, vorrebbe in queste ore che certe sue sentenze sui gay “malati” e “perversi”, fossero dimenticate. Anche Rabbi Shlomo Aviner, uno di quei religiosi che fanno molta politica, molto influente fra i coloni, vorrebbe non aver mai detto che, secondo lui, l'omosessualità è un crimine da punire con la morte, secondo la Torah...
Peccato per gli uomini che fanno carriera sulle loro parole incendiarie: nell'era di Internet è impossibile rimangiarsele, perché da qualche parte sono registrate per sempre.
Era un circolo, questo Bar Noar, che significa il “bar dei ragazzi” (Teens' Bar). Non vendeva alcolici. Vi si beveva coca-cola. Nessuno sballo, solo quattro chiacchiere. Giovani volontari vi accoglievano adolescenti e ragazzi, per lo più giovanissimi inquieti, che cominciavano a fare i conti con la propria omosessualità. Un luogo innocente, pieno di innocenti.
Sotto i colpi del killer che ha fatto irruzione nel locale, sono morti una giovanissima minorenne, Liz Tarbishi, e un giovane volontario di 26 anni, Nir Katz. Molte famiglie, quando sono state chiamate dall'ospedale a visitare i propri figli feriti, hanno appreso proprio allora, per la prima volta, della loro diversità.
C'è da ammirare molto la società israeliana e la sua polizia, in particolare, per come stanno reagendo: compostezza e caccia al colpevole, quello vero, quello singolo.
La polizia non lascia trapelare alcun dettaglio sul ricercato. Non vuole che si inneschi alcuna facile identificazione stereotipata del nemico. Potrebbe essere un immigrato russo irretito da una frequentazione neo-nazi, un arabo-israeliano fanatizzato da qualche predica islamista, un giovane ebreo ortodosso imbottito di luoghi comuni spacciati per versetti della Torah? Sì potrebbe, ma meglio tacere, meglio lavorare, meglio assicurarlo alla giustizia. Se ne riparlerà, dopo una formale incriminazione e i gradi di processo di una giustizia che funziona, in una società dove i media sono effervescenti e combattivi.
Nel frattempo la Jerusalem Open House, il principale luogo di accoglienza e di mutuo aiuto fra persone omosessuali ebree, musulmane, cristiane, luogo di rifugio per gay d'Israele, Palestina, Giordania, Libano e di tutto il Medio Oriente, prima di tutto si è raccolta in preghiera, con l'antico grido del Libro di Geremia: “Rachele piange, perché i suoi figli non sono più”. Il movimento gay deve dimostrare, ancora una volta, in questa sorta di tragica Stonewall del Medio Oriente, di essere un movimento di donne e uomini forti, più forti della violenza.


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venerdì 26 giugno 2009

Per la libertà in Iran

 

Solidarietà con l'Iran - Musica e libertà (e qualche timore)

(Pubblicata la prima volta da Mauro Vaiani su Facebook il giorno sabato 27 giugno 2009 alle ore 0.11)

Ieri sera, giovedì 25 giugno 2009, in piazza Ghiberti a Firenze, un momento davvero speciale. Giovani iraniani da anni in Toscana si sono riuniti e hanno suonato e cantato vecchie canzoni di autori iraniani degli anni '70, sempre attuali perché, oggi più di allora, inneggianti alla libertà! Uno dei ragazzi della band ci ha commosso quando ci ha detto: "In pochi giorni tutto è cambiato. Oggi tutti voi, Fiorentini, Toscani, mi avete fatto sentire a casa, con il vostro supporto alla svolta democratica e alla rivolta nonviolenta dell'Iran.".
Avevo pubblicato anche un mini video, con una delle canzoni, ma ho avuto poi una cortese richiesta di lasciar perdere, da amici italiani e iraniani, che si riconoscevano facilmente nel filmato.

Un nostro scatto alla manifestazione fiorentina del 25/6/2009
di solidarietà con chi in Iran manifesta per la libertà

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