Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

domenica 24 dicembre 2006

Pionieri delle primarie a Pisa

La realizzazione politica di cui vado più orgoglioso dei miei anni pisani: l'esperimento delle Primarie fatto sotto Natale nel 2006, con un gruppo di persone appassionate e straordinarie.
Archiviato su Diverso Toscana il 12/7/2011 (Nda).


Un ponte nuovo per Pisa 2008
Gruppo promotore di un circolo della libertà a Pisa

Domenica 24 dicembre 2006

Comunicato stampa con i risultati delle “Primarie sotto l’albero – Presepe di democrazia”
I giovani promotori di un circolo della libertà a Pisa, coordinati dal consigliere circoscrizionale di Forza Italia, Marco Boldrini, e dallo studente Marco Maccioni, impegnato in Ateneo Studenti e in Forza Italia Giovani), hanno svolto ieri, in Corso Italia, dalle 11 alle 19, l’esercitazione civica che avevano annunciato, per presentarsi alla città e svolgere un ruolo di stimolo nel mondo dell’opposizione civica e liberale e nella Casa delle libertà.
Hanno aperto, sotto il gazebo messo a disposizione da Forza Italia Pisa, un vero e proprio seggio elettorale dove i cittadini potevano non solo informarsi, ma vedere e sperimentare in prima persona come le primarie possono cambiare la politica.

In un angolo del gazebo, con una sufficente privacy, garantita da una bandiera di Pisa appesa al gazebo, assieme a una antica bandiera toscana (dono, quest’ultima di Alessandro Antichi, il Portavoce dell’opposizione nel Parlamento toscano), si sono fermati a votare 67 cittadini. 63 di essi hanno accettato di registrarsi, per essere ricontattati in futuro. 4 hanno voluto restare anonimi.

Di questi 67 cittadini, meno di un terzo erano amici di Forza Italia Pisa o persone note, e magari attese, dell’opposizione civica e liberale locale. Tutti gli altri sono semplici elettori, in gran parte di centrodestra, ma anche indipendenti. Ci sono stati persino elettori dichiaratamente di sinistra che hanno voluto votare per “cacciare Fontanelli e le sue clientele”.

Hanno votato in gran parte giovani e donne, alcuni noti imprenditori e commercianti, persone di ogni ceto sociale. Persino un immigrato di origine africana, che sta per chiedere la cittadinanza e ha intenzione di mettere radici a Pisa, integrandosi a pieno titolo nella nostra comunità.

Ha votato, per dare un segnale di cortesia e di incoraggiamento a questa innovazione politica, il presidente del consiglio comunale, Andrea Serfogli, esponente della Margherita.

Un momento si avuto nel momento della sosta al seggio e del voto della sig.ra Marini, la vedova del compianto professore di Scienze Politiche a Pisa, che al seggio ha trovato alcuni ex studenti del marito.

Si è voluto fermare al seggio, assieme alla moglie, l’anziano ex deputato comunista Franco Malfatti, che ha invitato i giovani a “mandare in pensione sia Prodi, che Berlusconi”.

Sono stati distribuiti ai cittadini di Corso Italia circa 1.200 volantini che spiegavano, per sommi capi, la storia e le ragioni delle primarie.

Sulla scheda elettorale c’erano due quesiti di stile referendario:
1) Vuoi le primarie per scegliere il prossimo candidato sindaco dell’opposizione civica e liberale, per un’alternativa a Pisa nel 2008?
2) Vuoi le primarie perché siano i cittadini a scegliere, al posto dei partiti, tutte le candidature?

Sulla scheda era presente anche una simulazione di scelta del candidato sindaco del centrodestra e delle liste civiche per il 2008.

Si sono simpaticamente prestati a questa simulazione il consigliere Marco Boldrini, il dott. Mauro Vaiani (assistente di Alessandro Antichi), il prof. Damiano Anselmi (docente dell’Università di Pisa, già noto per il suo impegno per la diffusione dell’idea e della pratica delle primarie, di stile americano, in tutta la Toscana e, forse, il maggior esperto italiano in materia).

Molte persone hanno compreso lo spirito dell’esercitazione, “ma fateci tornare a votare per davvero” hanno puntualizzato in diversi.

Infine, sulla scheda era possibile sperimentare l’inserimento di un PIN volontario, un identificativo che permette all’elettore di controllare, a distanza di tempo, se il suo voto è stato correttamente registrato. Un esperimento anti-brogli, voluto dal prof. Damiano Anselmi, ancora rudimentale, che non è stato in alcun modo pubblicizzato, che pure è stato scelto, in modo assolutamente spontaneo, dal 10% degli elettori. Segno che il problema, nell’elettorato, è sentito.

Questa la griglia dei risultati, resa nota nella prima serata di ieri, dal presidente della commissione elettorale, Marco Maccioni:


Primare sotto l'albero - Presepe di
democrazia
Pisa, sabato 23/12/2006, ore 11-19 -
Seggio C.so Italia

Dati finali
votanti

Referendum
Primarie per il candidato sindaco?

Referendum
Primarie per tutte le candidature?
Simulazione
scelta candidato sindaco
Registrati
63

65

63
Boldrini
27
Anonimi
4
No
2
No
2
Vaiani
12












Anselmi
5












Modica
1












Nulle
2








Bianche
2
Bianche
20
Totale
67
Totale
67
Totale
67
Totale
67
NOTA: 7 elettori hanno scelto il PIN
antibrogli



Questa esercitazione civica ha mostrato anche molte ingenuità e alcuni limiti, soprattutto di comunicazione, che ora i giovani del costituendo circolo dovranno mettere meglio a fuoco. Si è svolta purtroppo in difficili condizioni di “oscuramento” informativo, nei giorni della protesta giornalistica che ha cancellato l’informazione giornalistica cittadina.

E’ stata condotta senza usare alcun simbolo di partito o di schieramento, o di lista civica, tanto meno i simboli dei costituendi organismi unitari del “dopo-Casa delle libertà” e dell’opposizione civica e liberale della Toscana, in condizioni di voluta sobrietà, in modo da produrre un risultato che potesse essere apprezzato da tutte le forze politiche e civiche che possono contribuire alla costruzione dell’alternativa a Pisa, per il 2008.

E’ stata giudicata dai promotori e dalle persone che hanno visitato il seggio durante la giornata, un momento popolare, significativo, educativo. Il test politico-organizzativo è stato sicuramente superato.

Gli sviluppi di questo impegno per il rafforzamento dell’alternativa civico-liberale a Pisa, potranno essere seguiti sul sito http://digilander.libero.it/partitoamericano/ e saranno ospitati anche sul sito http://www.forzaitaliapisa.it/ e sul sito http://www.alessandroantichi.com .

Per maggiori informazioni, contattate o scrivete a Marco Boldrini:


* * *

mercoledì 5 luglio 2006

Il primo riconoscimento pubblico a una nuova opposizione popolana e libertina


Recuperato e archiviato qui un articolo in cui Mario Lancisi racconta il cambiamento politico a cui abbiamo lavorato nel primo decennio del nuovo secolo. E' il primo riconoscimento pubblico alla nostra piccola grande ambizione: la fondazione di una forza politica veramente toscana, popolana e libertina, capace di rappresentare non solo una nuova opposizione, ma anche una praticabile alternativa amministrativa e politica. In calce pubblichiamo anche la nostra raccolta di appunti sulla nuova opposizione, che Mario Lancisi citò ampiamente, come spalla al suo pezzo (Nota di Mauro Vaiani, lunedì 20/12/2010).


Il cambiamento che investe la nostra Opposizione civica e liberale
mercoledì 05 luglio 2006
Anche chi, come noi, nel cambiamento ci crede davvero, da anni, rimane stupito dalla lentezza con cui esso raggiunge man mano la Toscana profonda (ma anche dalla velocità con cui viene assorbito da chi ne viene anche solo minimamente lambito). Una importante "inchiesta" del Tirreno di oggi, a pagina 11, sul "caso Antichi" e sulla nuova Opposizione civica e liberale che si sta formando attorno alla sua "missione di riflessione".

Una pagina 11 da conservare sul Tirreno di mercoledì 5 luglio 2006

L'intera pagina 11 del Tirreno di oggi è dedicata a una vivace inchiesta di Mario Lancisi sul rinnovamento della nostra Opposizione civica e liberale in Toscana.

Alessandro Antichi spiega in cosa consiste la nostra  ""missione di riflessione, di rinnovamento, di inclusione"", per parlare al cuore di un'antica anima toscana anticonformista e irriverente, capace di mettere alla berlina la corruzione di ogni clero, di ribellarsi a principi e granduchi, di respingere l'invasore straniero.
Maurizio Dinelli promette assemblee aperte nelle piazze di Lucca, una grande battaglia per restare competitivi nel 2007, con primarie aperte a tutti.
Maurizio Bianconi rivendica ad AN di essere stata la prima ad andare oltre il Polo.
Marco Carraresi, UDC, ammette che dobbiamo lasciarci alle spalle una opposizione impreparata, fragile e consociativa.
Per la Toscana, insieme!



Fonte: http://www.iltirreno.it
Alessandro Antichi sul Tirreno di oggi, mercoledì 5 luglio 2006, pagina 11, sezione Toscana
Antichi, manifesto per una nuova opposizione «Se la Cdl non cambia, diventerà marginale»
«Movimentisti, paesani e un po’ libertini»

di Mario Lancisi 
 
FIRENZE. Il manifesto per una nuova opposizione stilato dal portavoce della Cdl Alessandro Antichi, ex sindaco di Grosseto, ha cominciato ad essere pensato all’indomani delle elezioni comunali a Siena. E’ Pierluigi Piccini, ex sindaco diesse della città del palio, lo spettro del centrodestra in Toscana. La sua lista civica ha conquistato infatti il 30% contro il 12% riportato dalla Cdl. A Siena l’opposizione non è più nelle mani di An, Forza Italia e Udc. Il centrodestra è marginale. «Uno choc, inutile negarlo. Il rischio di diventare marginali non può essere preso sotto gamba», spiega Antichi.

 Da Bersani a Berlinguer. Da qui l’idea di una sorta di manifesto per una nuova opposizione (vedi la sintesi, in grafica), in cui Antichi apre ai diritti dei gay e delle coppie di fatto, plaude ai provvedimenti di liberalizzazione del ministro Bersani contrapponendoli al «conservatorismo» del Governatore Claudio Martini, cita come buoni esempi di amministratori toscani anche l’ex sindaco di Prato Giovannini, elogia la «leggendaria serietà di Enrico Berlinguer», ribadisce l’ancoraggio all’eredità spirituale cristiana, ebraica e laica ma afferma di essere libertino «come i seguaci del partito della libertà di Siena, contro la corruzione papale, la dittatura medicea, l’invasore straniero».
 
 Oltre Prodi e Berlusconi. Alla maggioranza che governa la Toscana Antichi lascia «una sfida simile a quella di Angela Merkel: fra maggioranza e opposizione, se ci sono da fare riforme istituzionali, cambiamenti della burocrazia regionale, grandi opere da terminare, qualche nuovo progetto, siamo disposti alla cooperazione bipartisan».
 Ma soprattutto Antichi sostiene la necessità di andare oltre Berlusconi e Prodi: «Stiamo lavorando da anni per dare alla Toscana delle risposte che né Berlusconi, né Prodi, sono stati in grado di dare». Antichi non prende le distanze da Berlusconi ma sostiene che l’opposizione non può vivere di rendita confidando nello stellone di Arcore. «Non basta dire no alle tasse, occorre saper tradurre sul piano locale una parola d’ordine nazionale. Per questo dobbiamo dare spazio alla Toscana dei Comuni, dei paesi e dei borghi», spiega Antichi.
 
 Se la Cdl guarda a sinistra. Addio quindi alla destra ideologica che basava la sua opposizione alla sinistra sull’anticomunismo. Basta con frasi boomerang come quelle sulla Toscana «buco nero della democrazia» o che paragonano la nostra regione alla Corea. Quella che disegna Antichi nel suo manifesto è un’opposizione movimentista, radicata nel territorio, che «include e non esclude», che crede nei valori e ripudia le ideologie e che non ha paura di confrontarsi con i gay o le case del popolo e, più in generale, con i mal di pancia della sinistra. «Dobbiamo dare una prospettiva agli elettori del centrosinistra che si sentono asfissiati dal potere della sinistra di governo», conclude Antichi.
 
 L’autocritica della Cdl. Il manifesto per una nuova opposizione dell’ex sindaco di Grosseto segue un dibattito che si è aperto nel centrodestra toscano sulle pagine del Giornale della Toscana, quotidiano di proprietà di Denis Verdini, coordinatore regionale di Forza Italia. Proprio ieri Maurizio Dinelli, lucchese, capogruppo toscano degli azzurri, elencava in un lungo articolo gli errori della Cdl sul referendum: «La ricetta per una nuova opposizione? Più piazza e più partito. Non è più nè possibile nè conveniente aspettare Berlusconi, Casini o Fini per parlare di politica a tutti».
 
 Sono i primi vagiti di un’opposizione sospesa tra la paura di diventare marginale e l’ambizione di sfidare la sinistra nella regione più rossa d’Italia.
 

Fonte: http://www.alessandroantichi.org/content/view/254/

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Gli appunti che avevamo preparato per Mario Lancisi, come materiale di approfondimento per la sua inchiesta sulla nuova opposizione toscana, che furono ampiamente citati sul Tirreno di mercoledì 5 luglio 2006, a pagina 11, come spalla all'articolo.


  1. Quando Alessandro Antichi diventò sindaco di Grosseto, nel 1997, iniziò una stagione di buongoverno. Un cambiamento epocale nella sua città. Iniziò subito a intrecciare rapporti con una nuova opposizione che si stava formando in Toscana, in particolare con la lista civica e liberale storica, Insieme per Prato, fondata nel 1995 dall'industriale Lamberto Cecchi. La giunta civica e liberale di Grosseto e l'opposizione civica e liberale in altre parti della Toscana avevano, fra tante diversità, qualcosa in comune: non avevano radici nella prima repubblica; non avevano nostalgie per le preferenze o i vecchi partiti. Guardavano al passato con senso storico, senza rancore. Andavano verso il futuro.
  2. Nella stragrande maggioranza dei comuni toscani il PCI e i suoi alleati andarono al potere nelle elezioni amministrative del marzo 1946. Da allora, nel bene e nel male, una stessa ristretta oligarchia - verrebbe da definirla quasi una aristocrazia - ha avuto in Toscana un potere indiscusso e crescente. Un vero e proprio partito-stato. Ora noi diciamo ai Toscani, soprattutto a quella maggioranza assoluta dei Toscani che hanno votato, almeno una volta nella loro vita, per il Partito Comunista Italiano, questa lunga egemonia, questo Sessantennio, è un problema o no? Condiziona la vita quotidiana, il costo della vita, la manutenzione delle nostre case, la ricerca di lavoro dei nostri figli, o no? Su questo possiamo approfondire, dialogare, cambiare qualcosa? Non sembra a tutti i Toscani, qualunque sia il loro orientamento politico, che le città e le comunità che hanno conosciuto l'alternanza siano tutte più avanzate di noi?
  3. La giunta Martini è talmente conservatrice che al suo confronto le timide innovazioni riformatrici di Pierluigi Bersani lo fanno sembrare una Thatcher. Contano anche i differenti retroterra umani e politici. Bersani viene da un PCI riformista e migliorista, quello dell'Emilia e della Romagna. Martini è cresciuto nel PCI toscano, che ha radici profonde nel massimalismo e che è stato percorso da tensioni ideologiche più laceranti che altrove.
  4. L'ossessione del controllo politico sulla società, la dispersione a pioggia dei finanziamenti pubblici, la pretesa di immaginare sempre e comunque una risposta pubblica alle crisi locali e di settore, continuano ad essere le ingombranti catene che paralizzano il governo della Toscana.
  5. A un certo punto la nostra opposizione civica e liberale è cresciuta. Forse si è dovuto chiudere un intero ciclo politico, quello dominato dallo scontro fra Prodi e Berlusconi, perché qualcuno se ne accorgesse, ma noi stiamo lavorando da anni per dare alla Toscana delle risposte che né Berlusconi, né Prodi, sono stati in grado di dare.
  6. La democrazia è naturalmente bipolare. La maggioranza, anche questa maggioranza toscana da sessant'anni al potere, alla fine si sta scontrando con una opposizione. I terzi incomodi sono l'eccezione, non la regola. Piccole forze estreme o intermedie continueranno ad esistere, ma inevitabilmente la scena politica toscana sarà dominata dal confronto fra due nuovi attori, che si stanno rapidamente consolidando: gli eredi del Sessantennio raccolti in Toscana Democratica; la nostra nascente opposizione civica e liberale.
  7. Destra, sinistra? Comunismo, anticomunismo? Progressismo e conservatorismo? Certo, discutiamone, ma ciò che preme alla nostra Opposizione civica e liberale è essere all'altezza di una sfida storica: la fine del Sessantennio. Stiamo costruendo una squadra di persone specchiate e capaci, che possano rappresentare per i Toscani una alternativa. E' inevitabile che, dopo una così lunga egemonia, la nostra Opposizione civica e liberale sia come il Forum Civico di Vaclav Havel, che includa cioè ampi settori di sinistra, di centro, di destra, indipendenti e civici. La politica non la fanno le etichette o le appartenenze del passato. La politica la fanno le persone e i progetti per il futuro. In Toscana l’inverno del partito-stato, la sfida del Sessantennio, l'agenda politica impone questo: che l’Opposizione sappia allargarsi e includere.
  8. Accettiamo la sfida di impegnarci per la nostra terra, per una Toscana migliore, in una nuova repubblica federale, contro i grandi pericoli che ci sono nello status quo. Mi riallaccio direttamente alle radici più profonde e migliori della nostra storia: alla moderazione e al singolare clima di operosità e tolleranza del ministro Fossombroni e dell'amministrazione lorenese; alle esperienze ai galantuomini liberali e socialisti che hanno amministrato con rigore alle origini della Toscana moderna; ai grandi sindaci del dopoguerra, in particolare al grande Giovannini di Prato; ai riformatori del centrosinistra; alla leggendaria serietà di Enrico Berlinguer; ai tentativi di cambiare l'Italia che sono stati portati avanti dai leader della seconda repubblica.
  9. Lanciamo una sfida simile a quella di Angela Merkel: fra maggioranza e opposizione, se ci sono da fare riforme istituzionali, cambiamenti della burocrazia regionale, grandi opere da terminare, qualche nuovo progetto, siamo disposti alla cooperazione bipartisan. Lo eravamo sotto il governo Berlusconi. Lo siamo ancora sotto il governo Prodi.
  10. Una sfida stile Blair: la cultura e i valori, la socialità e la solidarietà, l'ambiente e la storia della nostra terra hanno bisogno di competizione, di innovazione, di meritocrazia.
  11. Un patto per una nuova cittadinanza, non per un nuovo assistenzialismo, per gli immigrati.
  12. Smettiamo di parlare di "nuove famiglie" in astratto, cominciando a operare per la famiglia all'antica. Dico a tutta la classe politica: via l'ICI dalla prima casa, non dalla prima chiesa...
  13. Da prima che lo facesse Sarkozy, diciamo alle persone e alle coppie gay: la vostra energia attraversa da sempre la storia umana. Ora è finito il tempo di nasconderla e di nascondervi. La vostra sicurezza e serenità sta diventando il termometro della sicurezza e della serenità di tutti. Sono impegnato in prima persona per aprire una missione di riflessione sulle convivenze.
  14. Crediamo fermamente che sia possibile, restando ancorati alla nostra eredità spirituale cristiana, ebraica e laica, tentare una sintesi delle tradizioni e delle libertà di tutti i Toscani, credibile per tutti i Toscani. Certo, occorre una disponibilità a discutere su tutto, con tutti, senza pregiudiziali e senza posizioni precostituite. Senza opportunismi e senza asserragliarsi nei propri fortini. Senza slogan, senza frasi fatte, senza piaggeria, ma anzi con irriverenza e fantasia, come si addice al nostro ideale di antico e vero spirito toscano. Che è sempre "libertino", come libertini erano chiamati nel '500 i seguaci del partito della libertà di Siena, che sacrificarono la propria vita contro la corruzione papale, la dittatura medicea, l'invasore straniero.
  15. La Toscana è un palcoscenico spirituale e culturale per il mondo. Siamo in prima linea per la pace nel mondo, per la giustizia e la cooperazione fra i popoli, per la salvaguardia del creato. Abbiamo avuto l'onore, portando nel Parlamento toscano il caso Ganji, di fare qualcosa di concreto per la libertà in Iran, per la rinascita dell'Iraq, per la difesa di Israele, per la pace fra Occidente e mondo islamico. Ci vuole concretezza, umiltà, lungimiranza, fiducia nella libertà, non assessorati alla pace che finiscono per diventare ricettacoli di pregiudizi antioccidentali ormai fuori dalla storia.
  16. Per la nostra opposizione è un tempo di cambiamento. Siamo tutti in gioco. Non ci sono rendite di posizione per nessuno. Se non saremo all'altezza, se non saremo credibili, i Toscani faranno come a Siena, si troveranno un'altra opposizione.
  17. Intanto come opposizione stiamo sperimentando una nuova forma di continuità. Da quando è iniziata l'elezione diretta dei sindaci e dei capi degli esecutivi, in Toscana abbiamo avuto pochissime esperienze di sconfitti che restano sul campo a guidare l'opposizione. Una considerevole eccezione: il sindaco Franco Polcri, che ha vinto a Sansepolcro dopo una lunga e faticosa leadership dell'opposizione. Alessandro Antichi rappresenta intanto questo: continuità di una battaglia di opposizione fino alla fine della legislatura.
  18. In ogni borgo della Toscana, i cittadini hanno diritto a poter scegliere fra il più votato dei candidati della maggioranza uscente e il più votato dei candidati della opposizione. Come si fa a ottenere questo? Con nuove organizzazioni politiche unitarie? Con forme di primarie istituzionalizzate? Con il doppio turno? C'è l’esigenza, nei cittadini attivi di oggi, di contare di più e di scegliere le persone e non solo gli schieramenti. Quindi discutiamone insieme e cerchiamo delle soluzioni condivise.
  19. Allargamento? Sì. Ai giovani che si vedono passare avanti nelle migliori occasioni di lavoro i rampolli dell’aristocrazia della vecchia sinistra. Alle donne, agli Ebrei, ai gay, la cui vita quotidiana è messa in pericolo dal lassismo dei vecchi apparati nei confronti della clandestinità, della criminalità, della violenza ideologica.
  20. Un appello alla Toscana profonda, a chi è affezionato al borgo e alla terra e li vede messi in pericolo, o dalla cementificazione e dalla modernizzazione selvaggia, da una parte, o dall’assenza o dall’incompiutezza di opere importanti e fatte bene, dall’altra.
  21. Un appello al mondo del volontariato e all'associazionismo toscano, che si vedono beneficiati da tante elemosine a pioggia, mentre gli si impedisce di competere nella produzione di servizi, di sanità, di divertimento, di cultura, di pubblica istruzione.
  22. Un appello al mondo della conoscenza, della creatività, dell’innovazione, che non si ritrova in questa Toscana dove tutto ciò che la vecchia nomenklatura non può controllare, viene fermato. Un appello ai Toscani emigrati a Roma e a Milano, o addirittura all’estero. Per la Toscana, insieme, possiamo fare molto. Per far tornare molte intelligenze, per una iniezione di libertà e di pluralismo, per un risveglio prima di tutto spirituale.


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domenica 25 giugno 2006

Montezemolo 2006

Voglio riportare anche questo mio scritto su Montezemolo del 2006. E' polemico con lui, perché in quei giorni, dal sito di Alessandro Antichi, cercavamo alleati per salvare il salvabile della Devolution e non ne trovavamo. A Montezemolo devo oggi riconoscere, tuttavia, che già allora stava maturando una posizione chiara e, ovviamente, a parte pochi, fra cui, si parva licet, chi scrive, inascoltata da tutti (N.d.A., venerdì 21 gennaio 2010).


La libertà di lavorare e la Costituzione toccabile

(Firenze-Grosseto, domenica 25 giugno 2006)

Libertà di lavorare e necessità di profonde riforme - Luca Cordero di Montezemolo lancia il sasso e poi nasconde la mano

(Un commento di Mauro Vaiani)

Nel suo intervento all'assemblea di Confindustria di ieri, giovedì 25 maggio 2006, il presidente Luca Cordero di Montezemolo espone alcune ovvietà: la politica in Italia costa troppo e costa troppo aprire una nuova azienda.

Non propone alcuna soluzione, a parte la solita battuta superficiale, "da bar", contro il proliferare delle province.

In Italia vige la dittatura dello status quo, che impedisce la riduzione delle burocrazie, che frena il lavoro e le libertà economiche, che definisce "intoccabile" la Costituzione e si prepara a bocciare, il prossimo 25 giugno, l'unica vera riforma costituzionale che sia giunta in porto in sessant'anni di storia repubblicana.

Contro questa dittatura è naufragato persino Silvio Berlusconi, un uomo straordinariamente concreto e operoso e, insieme, assolutamente eccezionale e carismatico.

La Confindustria sul prossimo referendum che si prepara a dire o a fare? Non dà nessuna indicazione? Non si rende conto, proprio a partire dagli umori profondi della gente che lavora e rischia in proprio, quanto sono grandi i pericoli di una bocciatura della riforma? Di quanto sia minacciosa la dittatura dello status quo?

Confronta: http://lanazione.quotidiano.net/art/2006/05/26/5417074

Fonte: http://www.alessandroantichi.org/content/view/131/

lunedì 29 maggio 2006

Partito toscano della libertà

Su questa pagina del sito di Alessandro Antichi, in un commento sulle elezioni amministrative parziali che si erano tenute la domenica 28 maggio 2006, ho ritrovato la prima volta che ho pubblicato un riferimento alla necessità di costituire un vero "partito toscano della libertà".

Con Antichi e il suo staff, abbiamo portato avanti questa suggestione, con fantasia e non senza audacia.

Il nostro ragionamento era senz'altro collegato al dibattito politico nazionale sul partito "unitario" del centrodestra, ma, a ben vedere, la nostra idea di una alternativa civico-liberale, libertaria e federalista, popolana e libertina, per la Toscana, andava ben oltre.

Volevamo raccordarci con il popolarismo europeo, ma sentivamo la necessità di contaminarci anche con altre esperienze europee, come quella dell'olandese libertario Pim Fortuyn, o dei conservatori euroscettici, con l'ampio spettro degli autonomisti e federalisti europei, con l'ambientalismo e gli altri movimenti trasversali alle vecchie e consunte divisioni fra destra e sinistra.

Poco più di un anno dopo, per Antichi scrissi uno statement ambizioso, sempre su questo tema. Ecco un frammento:

Martedì 21 agosto 2007
Verso il Partito toscano della libertà 
Noi crediamo nel bipartitismo come necessario compimento del maggioritario, nell'autogoverno della Toscana come tassello essenziale della trasformazione federale dell'Italia e dell'Europa, nelle tradizioni e nelle libertà che sono rappresentate dalla nostra alternativa civica e liberale.
Per queste nostre convinzioni, ci consideriamo fra i fondatori e parte promuovente e costituente dell'ormai prossimo Partito toscano della libertà, federato e coordinato con il percorso politico che porterà alla nascita di un Partito della libertà per tutta la Repubblica Italiana.
Fonte: http://www.alessandroantichi.org/content/view/55/


Quando pochi mesi dopo arrivò la svolta del Predellino, avemmo conferma dell'energia che Berlusconi ancora conservava. Come ogni vero leader, aveva colto il momento giusto per fare ciò che il suo popolo da tempo chiedeva. In noi si accesero molte speranze, ovviamente, e fu con un certo orgoglio che rivendicammo una nostra preveggenza:
Lunedì 19 novembre 2007
Avanti, verso il partito toscano della libertà
Il popolo delle libertà aveva già deciso. Silvio Berlusconi, come sempre schietto interprete della volontà popolare, ha infine rotto gli indugi.
Questa accelerazione politica nazionale premia chi, come noi, aveva già scommesso sulla costruzione, da subito e dal basso, dell'unico partito "unitario" possibile: il partito dei cittadini, governato dagli elettori della nostra area civico-liberale.
La nostra storica scelta di promuovere il "partito toscano della libertà", in ogni singolo comune della Toscana, a partire dai più piccoli, dove peraltro la stessa legge elettorale favorisce un naturale bipartitismo, si coordinerà con la trasformazione avviata a livello nazionale.
Nella fase costituente nazionale porteremo le nostre idee sulla sovranità degli elettori, le primarie e la partecipazione dei cittadini, il raccordo con i movimenti civici, l'autonomia dei territori e la struttura federale del nuovo partito.
Questo grande cambiamento, che è particolarmente necessario qui in Toscana, dove manca quasi ovunque la "benedizione dell'alternanza", ci ha trovato pronti. Anzi, ancora una volta, ne siamo stati pionieri.

Fonte: http://www.alessandroantichi.org/content/view/965/


Dalle delusioni ricevute dall'alto e da altrove, infine, è sgorgata oggi l'energia necessaria per continuare nel nostro progetto originario di "partito toscano della libertà". Faremo da soli, stavolta. Noi quattro gatti toscani che seguiamo questo blog non abbiamo più bisogno di Berlusconi, tanto meno di Matteoli o di Verdini. Non sappiamo se sapremo fare meglio, ma a sbagliare saremo senz'altro capaci anche da soli.


(Nota dell'A., vigilia del 21 dicembre 2010, memoria di Ugo di Toscana)

sabato 6 maggio 2006

Archivio - Una linea politica per Forza Italia Toscana, la nostra

Riproduco qui un mio intervento del 2006. E' rappresentativo del contributo che ho personalmente dato, negli ultimi anni, alla formazione di una linea politica credibile per una nuova area civico-liberale toscana, una realtà che è andata ben oltre il vecchio e angusto centrodestra e che, perdonatemi la presunzione, credo sopravviverà alla fine del ciclo politico di figure come Denis Verdini, Altero Matteoli, Silvio Berlusconi (Nota dell'A., mercoledì 8 dicembre 2010).


Forza Italia Toscana
XV Consiglio regionale, aperto agli iscritti
Sabato 6 maggio 2006
Firenze, Palazzo dei Congressi

Intervento di Mauro Vaiani, lo sherpa del sito http://www.alessandroantichi.org e collaboratore del portavoce dell'opposizione nel Parlamento toscano, Alessandro Antichi
Il testo integrale

Diventiamo noi stessi il ponte, la grande opera compiuta nella Toscana dell’incompiutezza e del declino
Oggi sono con voi da iscritto a Forza Italia, non più da esterno, come quando mi sono presentato alla Conferenza programmatica del novembre 2004, come coordinatore di Toscana Libertaria e delle liste civiche collegate a quella rete di amicizia politica.
Se tutta la Toscana fosse nel "fuso orario" di Grosseto, sarei entrato in Forza Italia già dal 1996. In quella città, infatti, una forma di grande alleanza civica e liberale per l’alternativa e per la fine dell’egemonia della sinistra post-comunista, si è realizzata con dieci anni di anticipo.
Tuttavia, lo dico sottovoce, con umiltà, sono solo uno studioso di periferia che collabora con il Portavoce dell'opposizione del Parlamento toscano, non mi pare che sia tardi...
Non ce l’abbiamo fatta con il Cinquantennio, ma riusciremo a porre fine al Sessantennio.
Mi perdonerete se parlo solo della Toscana. Sono convinto che lo snodo di tutto è qui. E' nella sottovalutazione delle Roccaforti rosse l'origine di tanti problemi dei moderati italiani e delle tante cose che purtroppo il presidente Berlusconi non ha potuto fare.

Grazie all'indomito Berlusconi siamo tornati ai risultati del 2001 o a quelli di Altero Matteoli. Quasi dappertutto in Toscana è un 60% per la continuità e un 40% per una speranza di alternativa. Non riusciamo a schiodarci da qui. E' l'autunno del partito-stato... E' l'inverno... O siamo ancora in piena era glaciale politica?

Cosa possiamo fare, per guadagnarci il consenso senza Berlusconi non ci sognamo nemmeno? Anzi, addirittura, cosa possiamo fare più di Berlusconi? Occorre qualcosa in più...
Ho negli occhi due immagini simboliche.
Sono nato e cresciuto a Prato, davanti a una grande opera incompiuta, la declassata, che ormai ha più di quaranta anni, come me.
Vivo e lavoro a Pisa da quattro anni nei pressi una altra grande incompiuta, la FI-PI-LI nei pressi dell’aeroporto. Due volte l’anno, da quattro anni, leggo sui giornali che sono partiti i lavori definitivi per il raddoppio… Aspetto con pazienza…
Questa è la Toscana, nel tempo del partito-stato: incompiutezza e declino.
Questo non significa che sia così facile cancellare dalla mente e dal cuore della maggioranza assoluta dei Toscani, fra cui i miei genitori e gran parte delle persone che amo di più al mondo, l’immagine dell’antico Partito Comunista Toscano. Il partito del sindaco Giovannini di Prato, per esempio, o l’immagine del PCI di Berlinguer… L’immagine di un grande partito popolare, amato, odiato, rispettato dagli altri partiti popolari, che facevano di tutto per imitarlo… L’immagine di un partito serio e soprattutto meno cinico del mondo e della società in cui era immerso…
Un partito meno cinico e più serio... Una chimera per i Toscani, nativi e immigrati, che cercavano un punto di riferimento negli anni della Ricostruzione, dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione selvaggia, della secolarizzazione e della perdita di legami sociali e tradizioni popolari.
Questo mito è difficile da cancellare.
Forse perché, come molte leggende, ha in sé un nocciolo duro di verità…
E chi vuole costruire un’alternativa in Toscana, deve vincere anche questa sfida con l’immaginario. Anche con il linguaggio. Anche con la legittimazione… Scavando e facendosi forti di tutte le nostre radici, quelle cristiane, quelle ebraiche e quelle laiche.
E’ un bella sfida. Si tratta di essere e di apparire una grande alternativa popolare, civica e liberale. Qualcosa di vero, di schietto, per conquistare il cuore dei Toscani…
Quante volte discutiamo fra di noi della "legittimazione"? Dietro la nostra in effetti debole legittimazione a proporci come alternativa, c'è anche qualcosa di profondo, di sentimentale, un attaccamento della grande maggioranza dei Toscani a qualcosa che noi non siamo, non siamo ancora, non possiamo essere da soli...
Partecipare al 25 aprile o al 1 maggio, sicuramente ci "storicizza", ci avvicina al mondo interiore e alla storia della maggioranza dei Toscani.
Perdere il referendum del prossimo 25 giugno, invece, subendo impotenti l'aggressione delle vestali della "Costituzione tradita" già mobilitate nei cosiddetti "Comitati Scalfaro", ci danneggerà... Come ha ricordato stamane anche il prof. Quagliariello.
Certo non siamo più, a denunciare l’egemonia, una voce solitaria che grida nel deserto.
Da quando i grandi media italiani ed europei hanno cominciato pubblicamente a discutere dello strapotere economico degli eredi del vecchio Partito Comunista Italiano, a più di uno è parso che il lungo autunno del partito-stato sia finalmente diventato inverno.
Da quanto il presidente Silvio Berlusconi ha speso tante delle sue energie dimostrando con le parole e con i fatti che gli eredi della vecchia macchina egemonica del PCI sono il “re nudo” della politica italiana, persino nella sinistra italiana ed europea qualcuno comincia a capire e a dire ad alta voce che le regioni rosse, da roccaforti, stanno diventando le palle al piede per il futuro politico della parte politica democratica.
Lo sapremo dai Senesi, se è siamo arrivati a scorgere i segni di una qualche timida primavera. Se i Senesi si regaleranno il ballottaggio, non importa fra quale dei cinque candidati alla carica di sindaco, Alessandro Manganelli, Francesco Giusti, Luciano Bichi, Maurizio Cenni, Pierluigi Piccini, sarà come sentire le trombe davanti alle mura di Gerico.
Saremo pronti?
E che vuol dire essere pronti all’eventualità che l’egemonia del partito-stato si incrini?
Secondo me essere pronti vuol dire essere capaci di costruire ponti.
Intanto essere noi a finire i ponti, i viadotti, le opere materiali e spirituali che il Centrosinistra lascia incompiute.
Intendo dire soprattutto: prenderci noi a cuore la Toscana, la sua gente, le sue tradizioni e libertà, diventare noi stessi un ponte, un grande luogo di incontro e di aggregazione.
Nel 2004 Denis Verdini ebbe occasione di parlare di Forza Italia Toscana come del partito di raccolta di tutta l’opposizione toscana, dai ribelli di centrosinistra ai gruppi civici, dai riformisti ai liberali, dal centrodestra ai gruppi conservatori e tradizionalisti. Da Pera alla Bonino, per intendersi... E soprattutto oltre!
Ebbene facciamolo.
Facciamo di Forza Italia Toscana il ponte verso i giovani, le donne, le differenze, le minoranze, che sono naturalmente portatrici di concretezza, umanità e valori liberali e conservatori autentici, come ci ha ricordato (anni prima dell'11 settembre 2001) la grande lezione di Pim Fortuyn.
Facciamo di Forza Italia Toscana il faro per tutti coloro che vogliono un partito-strumento e non più un partito-fine a se stesso, dominato dai machiavellismi, dal cinismo, dall’uso sistematico della violenza contro gli avversari, soprattutto quelli interni.
Diverso, sì, diverso, dai partiti postcomunisti e postfascisti, dai vecchi partiti di massa, verticisti, clientelari, assistenzialisti.
Facciamo di Forza Italia Toscana il punto di riferimento per i riformisti e gli innovatori, coloro che vogliono partecipare, pur con tutte le loro differenze, alla grande alleanza civica con cui libereremo la Toscana da una esangue aristocrazia rossa che pratica il familismo amorale, il nepotismo, il clientelismo, in forme industriali e sofisticate, abile nel mantenersi entro i confini della legalità ma in realtà dilapidando i beni pubblici e saccheggiando le ricchezze private.
Facciamo di Forza Italia Toscana un ponte sul quale far passare l’opposizione toscana oltre il vuoto morale, culturale, organizzativo e politico che ci circonda.
E’ nostro dovere, è l’urgenza morale e civile di questo nostro tempo: fare tutto quanto è in nostro potere, in Toscana, per costruire in ogni borgo, paese e quartiere, una opposizione incardinata a un progetto di continuità, unità, capacità di allargamento.
Pronti per l’impossibile, in paziente attesa dell’insperato…
Con una speranza, una grande speranza civica e liberale, civile e politica.
Una visione chiara: un grande progetto di liberalizzazione della Toscana, che segni la discontinuità rispetto allo statalismo del vecchio PCI e di tutti gli altri vecchi partiti, rispetto all’immorale saccheggio delle ricchezze pubbliche per mantenere la nomenklatura e per comprare il consenso, rispetto all’insopportabile giogo gettato addosso a tutti coloro che sono capaci e hanno spirito di iniziativa e palle e polvere per emergere nella società toscana.
Voglio fare un saluto, e mi avvio alla conclusione, a tutti i Toscani che sono impegnati nelle prossime amministrative. In particolare ai Toscani dei piccoli centri, dei comuni con meno di 15.000 abitanti e il turno unico, che hanno l'unità e l'allargamento dell'opposizione nel loro quotidiano, nella loro fatica, nella loro generosità, non solo nei discorsi...
Un particolare augurio e incoraggiamento a Ione Orsini, candidata a Sindaco con la lista unitaria Rinnovamento a Vecchiano. Una esperienza unitaria, civica e liberale, in una antica roccaforte di repubblicani, socialisti democratici e cattolici liberali, che purtroppo è da trent'anni sprofondata dentro la palude dell'egemonia comunista prima e postcomunista oggi.
Concludo con le parole di un documento politico che sta facendo un certo rumore a Pisa, perché è un appello a organizzare da subito le primarie per le elezioni comunali di Pisa 2008.
Molti di voi già sapranno che furono le elezioni di Pisa 2003 una prova generale dell’Unione, lanciata verso la riconquista del potere a tutti i livelli. Nel cuore ho la speranza che Pisa 2008 possa essere invece, stavolta, un punto per la nostra opposizione civica e liberale.
Dice il documento: Nulla è eterno, nemmeno il grigiore culturale, il conformismo politico, l’incuria dei beni pubblici, il disprezzo dell’iniziativa privata e dell’innovazione, che ci sono imposti dalla sinistra postcomunista toscana. Proprio perché le nostre radici sono profonde e i nostri valori forti, sappiamo di poterci aprire, allargare, includere e convincere i Toscani a cambiare. Vedremo la fine del Sessantennio e vivremo, insieme, con un nuovo spirito repubblicano, una nuova primavera politica, dopo l’inverno del partito-stato.

Fonte:
http://www.alessandroantichi.org/content/view/159/
(acceduto il 7/12/2010)

mercoledì 26 aprile 2006

Vent'anni dopo Chernobyl

Ripubblico qui un mio articolo del 2006, scritto in occasione del ventesimo anniversario del disastro di Chernobyl, sul sito di Alessandro Antichi. Con l'allora portavoce dell'opposizione nel Parlamento toscano, eravamo già impegnati in un progetto davvero ambizioso: essere sinceri, essere con i piedi per terra, essere liberi di poter dire "yes, in my backyard", contro la sindrome NIMBY di quelli che dicono sempre "not in my backyard"  (Nda, lunedì 14 marzo 2011).

Vent'anni fa, il 26 aprile 1986, l'incidente nucleare di Chernobyl, nel nord dell'Ucraina, non lontano quindi dai confini con la Bielorussia.
Non lontano, in realtà, nemmeno dalla Russia o dalla Polonia, dai paesi scandinavi o dai paesi mitteleuropei. Siamo nel cuore dell'Europa.
L'intera Europa, infatti, fu investita dalla nube radioattiva, come da una sorta di ciclone atipico. Tanto esteso quanto impercettibile. Tanto lento quanto pericoloso.
La dispersione radioattiva è stata centinaia di volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima. La città giapponese distrutta dal bombardamento atomico nel 1945, infatti, è già tornata abitabile, al contrario di Chernobyl, il cui territorio, grande come la provincia di Firenze, oltre 3.000 kmq, resterà disabitato per migliaia di anni.
Il numero di decessi, direttamente o indirettamente attribuibili alla tragedia, è difficilmente calcolabile. La verità sta da qualche parte, fra i 4.000 morti censiti dall'ONU lo scorso settembre, e le stime agghiaccianti che parlano di decine e decine di migliaia di morti premature per cancro.
74 villaggi e 3 cittadine furono cancellate per sempre. Una popolazione grande quanto quella del Comune di Prato, quasi 200.000 abitanti, è stata deportata, senza alcuna possibilità di ritorno, come i profughi delle guerre moderne e totalitarie.
Non ci sono statistiche sugli effetti che la contaminazione ha prodotto per piante, animali ed esseri umani. Non solo sui contemporanei, i presenti nel tempo della catastrofe, ma per le generazioni future. Sterilità, malformazioni genetiche, impennata della mortalità infantile, riduzione della speranza di vita, tutto questo quanto durerà? Per sempre?
Come in una guerra combattuta da poteri totalitari, la prima vittima dell'incidente è stata la verità. Ancora oggi poco si sa di cosa l'Unione Sovietica fece dal 1986 al 1989 per tentare di limitare le conseguenze dell'incidente.
La stampa europea scrive oggi che più di mezzo milione di operai e tecnici sovietici furono mobilitati nella costruzione della gigantesca colata di cemento e materiale inerti sotto cui fu seppellito il famigerato reattore 4. Sono gli eroici likvidátoři a cui la Russia di Vladimir Putin oggi renderà omaggio. Qualcuno scrive anche che 50.000 di loro sono già morti precocemente di cancro.
Nulla, del resto, o davvero molto poco, si sa di ciò che ancora oggi avviene nella Bielorussia schiacciata sotto il tallone di Lukashenko, il burosauro, il satrapo del socialismo reale e nazionale, l'ultimo tiranno comunista ancora al potere in Europa.
Tantissimo invece sappiamo dall'Ucraina, indipendente dal 1991, una repubblica in cui le libertà e le possibilità di un dibattito pubblico sono cresciute lentamente ma ininterrottamente. Meno lentamente, purtroppo, sono cresciute le spese per fronteggiare le conseguenze del disastro di Chernobyl, che sfiorano, ogni anno, il 10% del bilancio nazionale.
Tutti concordano che attorno al sarcofago, che sta pericolosamente cedendo, dovrebbe essere costruita una vera e propria montagna artificiale. I costi per questa grande opera sono stimati in oltre 300 milioni di Euro. Il Canada ha già stanziato oltre 5 milioni, quindi ne mancano solo 295...
La Svizzera, intanto, finanzia una opera almeno altrettanto importante:  http://www.chernobyl.info, un sito web per conservare, a lungo termine - chissà, magari, almeno quanto le scorie radioattive - tutte le informazioni sul disastro.
Tutta da scrivere resta, infine, la storia di Chernobyl come limite, contro il quale si è infranta la superbia della società totalitaria sovietica, poi crollata sotto il peso di tutte le sue vergogne e menzogne nel 1989. Un limite oltrepassato il quale, anche le tendenze totalitarie presenti in tutta la modernità, compreso il nostro Occidente, compresa la Cina, compresi i tanti regimi nazislamici, sono entrate, quanto meno, in una salutare crisi. Ancora poco visibile agli occhi dei più, ma non certo meno reale.
* * *
Questo anniversario è una sfida alla cultura e alla politica di ogni società umana. Soprattutto a quelle società aperte e a quei paesi liberi, come il nostro, che vogliono conservare la libertà, prima di tutto, poi la prosperità, insieme con la bellezza della vita in un mondo abitato e abitabile.
Noi, che siamo portatori di un rinnovato spirito ""conservatore"", delle cose che contano, i nostri valori, la nostra terra, il nostro patrimonio ambientale e artistico, ci lasciamo interrogare da Chernobyl, fermamente ancorati a una etica della responsabilità verso le generazioni future, con il pragmatismo e la trasparenza che sono necessari al dibattito pubblico e alla vita politica.
Il popolo italiano nel 1987 approvò a grande maggioranza alcuni principi che, più che antinucleari, vorremmo definire nucleo-scettici:
1) non si dovevano compensare con denaro pubblico gli enti locali che accettavano nuovi impianti;
2) non doveva essere un ristretto comitato (il CIPE) a decidere dove collocare nuovi impianti;
3) la nostra vecchia industria energetica di stato, l'ENEL, non doveva investire nella gestione di centrali nucleari all'estero, cioè lontano dal controllo della nostra opinione pubblica.
E' ovvio che l'esito del referendum fu condizionato dalla grande emozione suscitata dal disastro di Chernobyl, ma non si devono sottovalutare alcune più profonde diffidenze, che avrebbero comunque fermato il nucleare in Italia.
Queste diffidenze sono continuamente alimentate dalla mancata risposta ad alcune buone domande di carattere sia ecologico, che tecnologico, che politico.
Quanti e quali sono, in Italia, i siti sicuri per la costruzione di centrali nucleari e di depositi per le scorie nucleari? Quanta terra, aria e soprattutto acqua occorrono? Quanto devono essere grandi e quanto isolati, questi siti, visto che resteranno contaminati per sempre?
Abbiamo le competenze e le intelligenze necessarie o stiamo per avventurarci in nuove forme di dipendenza dall'estero? Esistono le tecnologie per una sicurezza intrinseca credibile a così lungo termine? E' vero che per costruire una centrale occorrono 10 anni? E' vero che una centrale può funzionare 30 anni? Una volta che la centrale sarà abbandonata, potremo lasciarla invecchiare a cielo aperto come un gigantesco reperto di archeologia industriale o saremo costretti a nasconderla sotto una montagna artificiale?
Siamo sicuri che l'approvvigionamento di uranio non sarà mai soggetto a rischi geopolitici simili a quelli che soffriamo per il petrolio e per il gas? Saremo capaci di garantire la sicurezza di impianti così delicati e strategici da attacchi terroristici o da bombardamenti nemici? L'entità dell'investimento quali appetiti stuzzicherà, in un paese come il nostro che è ben lungi dall'aver sconfitto le mafie e dall'aver confinato il lavoro nero entro fasce marginali e limiti fisiologici?
Dopo aver risposto a questi interrogativi ecologici, tecnologici e politici, dobbiamo rispondere alla domanda che li sintetizza tutti: quanto ci costa tutto questo e chi lo pagherà?
Non per nulla, in un dibattito ancora eccessivamente condizionato dalla contrapposizione sterile fra i nostalgici del nucleare ""nazionale"" (cioè imposto e finanziato dallo stato) e quelle frange dell'ambientalismo che ormai si confondono con l'ecoterrorismo, il ministro Altero Matteoli chiese che fra le opposte tifoserie, tornassero una buona dose di realismo e anche un po' di umiltà.
Noi, che ci candidiamo a rimodernare la Toscana, ingrigita e soffocata sotto il Sessantennio, che desideriamo una nuova stagione di riformismo, che siamo impegnati per un nuovo spirito repubblicano che si concretizzi anche in una nuova stagione di operosità e dilingenza, dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità.
Finché saremo dipendenti dal petrolio e dal gas, pagheremo costi altissimi e soffriremo crisi ricorrenti di scarsità. Dobbiamo portare avanti tutti i progetti possibili e credibili per consumare e inquinare di meno, diversificare le fonti di approvvigionamento, aumentare la disponibilità di energia pulita e rinnovabile.
Fra tutti i progetti da sottoporre a verifica, dobbiamo includere anche il nucleare di ultima generazione? Sì, se si sottopone al vaglio di un severo dibattito pubblico e al giudizio popolare. Di fronte a un progetto innovativo e convincente, non dovremmo esitare, né aspettare che ce lo imponga Roma, o tanto meno Bruxelles. Dovremmo prendere noi l'iniziativa. Guidare noi, con orgoglio e serietà, il processo. Tenere stretto nelle nostre mani il nostro futuro.

Fonte: http://www.alessandroantichi.org/content/view/164/ (acceduto lunedì 14 marzo 2011)

lunedì 10 aprile 2006

Largo alle donne e ai gay

Dal vecchio sito di Toscana Libertaria, archiviamo qui l'intervento di quel nostro gruppo di studio a commento della sconfitta a cui un centrodestra immaturo e illiberale andò incontro, sia pure di misura, alle elezioni politiche del 2006. Forse un pochino ingenuo, ma, come sempre, appassionato (Nda di lunedì 14 marzo 2011).



lunedì 10 aprile 2006

Ora largo alle donne e ai gay...

Non è bastata la generosità di Silvio Berlusconi in campagna elettorale.
Non è bastata la furbata del cambio opportunistico di sistema elettorale che ha sacrificato (inutilmente e ingiustamente, è nostra intima convinzione) il collegio uninominale.
Non è bastato lo scatto d'orgoglio dei libertari, dei riformisti, dei moderati nelle Roccaforti rosse.
La Casa delle Libertà ha recuperato, ma non abbastanza.
Quando si perde per così poco la tentazione è quella di irrigidirsi, di chiudersi, di incartapecorirsi. Cerchiamo di non cadere in questa trappola. Iniziamo piuttosto a lavorare, con entusiasmo, per vincere il referendum costituzionale!
Una modesta proposta per i prossimi mesi: ora largo alle donne e ai gay; ai capifamiglia e alle cose concrete che in cinque anni non siamo stati in grado di fare; alle riforme liberali vere e profonde, quelle che nel lungo termine possono liberare l'Italia dai carrozzoni pubblici e dal lavoro nero.
Ci sono mancati, le donne e i gay, che sono portatori di creatività e concretezza. Che in maggioranza sono naturalmente sostenitori di valori forti e riforme profonde. Che sono, soprattutto, il baluardo dell’Occidente contro l’islamizzazione della nostra società. 

I vecchi e stantii movimenti egemonizzati dalla sinistra non li rappresentano, ma la Casa delle Libertà non ha fatto alcun serio tentativo di includere le donne e i gay in una visione per il futuro del Paese.  

Gli straordinari segnali di comprensione e rispetto costantemente lanciati da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, da Altero Matteoli e Alessandro Antichi, e da non pochi altri esponenti nazionali e locali del Centrodestra, sono stati annichiliti da patetiche, se non pericolose, manifestazioni di machismo, nonché da una corsa - troppo forsennata per non apparire opportunistica - alla conquista di un voto “cattolico”, che probabilmente in Italia, se esiste, è già schierato e lottizzato fra diverse componenti e correnti postdemocristiane, la maggior parte delle quali guardano a sinistra, perché tradizionalmente socialisteggianti e stataliste, non certo orientate all’alternativa liberale.

Ci sono mancati tanti capifamiglia, sia di famiglie “tradizionali”, che genitori separati o vedovi con figli, che tanti single (che hanno anche loro una casa sulle spalle). Abbiamo tanto straparlato di famiglia e di figli, ma poi l’ICI l’abbiamo tolta alle parrocchie e alle moschee. Via l'ICI sulla prima casa, non sulla prima chiesa...

I capifamiglia che guadagnavano due milioni nel 2001, nel 2006 non sono ancora arrivati a mille euro. Non ce la fanno senza lavoro nero, doppi turni, espedienti e aiuti dai loro familiari. Non abbiamo mantenuto neppure la promessa, che costava poco ma aveva un grande contenuto simbolico, di stampare la banconota da un euro, per frenare gli effetti perversi della grande svalutazione che si è nascosta nel cambio della moneta.

Noi siamo mancati, infine, ai non garantiti, ai non pensionati, ai non assistiti. I piccoli imprenditori, i professionisti, le minoranze creative, tutti coloro che non sono in fila a piàtire l’elemosina dalla politica, che non vogliono campare a spese dello stato, che non vogliono che sia Pantalone a pagare sempre tutto, sono e devono restare il nostro blocco sociale di riferimento, ma stavolta li abbiamo fatti sentire soli. A loro abbiamo fatto mancare le parole, i segni, le opere. Li abbiamo delusi.

I delusi delle mancate liberalizzazioni, a cui si sono generosamente appellati Renato Brunetta e Paolo Guzzanti nelle ultime faticose settimane, non ci hanno perdonato che i grandi carrozzoni pubblici della sanità, della scuola, dell'INPS, della RAI, di tanti ministeri, sono, dopo cinque anni di governo "liberale", intatti. Anzi, hanno rappresentato, assieme alle banche e alle cooperative rosse, le casematte del potere del partito-stato nelle Roccaforti rosse e dell'egemonia della sinistra sulla società italiana.

Di ciò che noi non abbiamo saputo o voluto toccare, loro si sono fatti forti per chiudere l'anomalia Berlusconi e tentare di allungare, non importa per quanto, la dittatura dello status quo.

Adesso basta parlare e tutti fuori a lavorare, c'e' un referendum da vincere.


Toscana Libertaria
http://www.toscanalibertaria.org 
 

Fonte: http://www.toscanalibertaria.org/cammino/2006-04-10-ora-largo-alle-donne-e-ai-gay.html (acceduto lunedì 14 marzo 2011)

sabato 25 marzo 2006

Archivio - Prima Pisa

Riproduco qui il documento "Prima Pisa", che testimonia la fantasia e l'energia con cui abbiamo lavorato per una alternativa civica e liberale in Toscana, stavolta non a Prato, non con Antichi in regione, ma a Pisa (Nota dell'A., martedì 7 dicembre 2010).

PrimaPisa

Documento aperto per una primavera politica nella Provincia di Pisa e in Toscana,
dopo l’inverno del partito-stato

1. A tutti i cittadini della Provincia e della Città di Pisa lanciamo un forte appello a votare per il presidente Silvio Berlusconi e per Forza Italia, nelle prossime elezioni politiche del 9-10 aprile 2006. Il Presidente ha dimostrato, con il record storico dei suoi cinque anni di governo, la capacità di reazione ai problemi incontrati in questo difficile momento storico, la serenità con cui ha resistito all’incredibile accanimento contro di lui e l’energia con cui ha condotto la campagna elettorale, di essere il miglior candidato premier.
2. Dopo le elezioni politiche, le nostre energie e il nostro impegno torneranno a essere dedicati, prima di tutto, a Pisa e alla nostra Provincia. Questo documento indica un percorso di aggregazione e rilancio, aperto al contributo di coloro che ne condividono lo spirito e le speranze.
3. Dobbiamo essere sul nostro territorio l’Alternativa moderata e liberale, protagonista dell’autogoverno delle nostre comunità, fedele alle tradizioni e alle libertà della Toscana, ancorata all’eredità spirituale cristiana, ebraica e laica dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente.
4. Crediamo nella libertà.
5. Crediamo nel diritto alla vita, alla proprietà, alla felicità.
6. Crediamo nella famiglia, nel lavoro, nel dovere, nel senso civico, nell’amore per la nostra terra e nella salvaguardia del Creato. Crediamo nel senso di sacrificio, nell’intraprendenza, nella meritocrazia, nell’assunzione di responsabilità.
7. Vogliamo che la nostra società sia più libera e aperta, più rispettosa e tollerante, quindi più responsabile, leale, pulita e ordinata.
8. Rifiutiamo la cultura dell’esonero dalle prove della vita, la rassegnazione alle droghe, la fuga dalla fatica e dalla realtà, l’infantilismo, il mammismo, le raccomandazioni, i favoritismi.
9. Crediamo che sia la libera iniziativa a produrre ricchezza, non la pianificazione. Crediamo in poche leggi, ma chiare e fatte rispettare. Crediamo nella solidarietà alle persone, non nelle burocrazie.
10. Crediamo nel disinteresse e nel distacco del buon amministratore, non nei funzionari garantiti a vita dal partito-stato e dalle sue organizzazioni collaterali.
11. Ci ispiriamo alle grandi figure che hanno onorato il passato politico pisano, da Filippo Mazzei a Giuseppe Toniolo, fino ai tanti sconosciuti che nell’anonimato del piccolo borgo o della strada di periferia, hanno militato nelle organizzazioni cattoliche, laico-socialiste, liberali e moderate.
12. Celebriamo il 60° anniversario della Repubblica, impegnandoci perché sia conosciuta, apprezzata e approvata dal popolo la prima vera riforma costituzionale che sia mai giunta in porto, che ammoderna lo stato, fa avanzare il federalismo, rende le istituzioni più vicine ai cittadini, in profonda coerenza con la storia della Toscana e il nostro tradizionale autonomismo.
13. Crediamo nella sovranità popolare, nelle istituzioni, nella rinascita di una moderna e leggera forma partito.
14. Noi, iscritti di Forza Italia, dobbiamo impegnarci a costruire una formazione politica unitaria e inclusiva, nella prospettiva del bipartitismo.
15. La nostra organizzazione dovrà essere adeguata alla sfida che lanciamo alla macchina egemonica della sinistra. Dovrà essere capace di autofinanziarsi e raccogliere una grande partecipazione, sia con la tradizionale apertura di sedi e circoli sul territorio, sia con i nuovi strumenti telematici.
16. Il nostro movimento unitario dovrà essere fondato, prima di tutto, sul rispetto. Rispetto delle persone. Rispetto delle idee. Rispetto delle regole.
17. Desideriamo un grande partito popolare, partecipato e pluralista.
18. I cittadini dovranno essere protagonisti della vita del partito, assieme agli iscritti e agli eletti. La libertà e l’autonomia di questi ultimi non è in discussione, ma i gruppi consiliari dovranno essere un esempio di operosità e unità, in armonia con le scelte del partito.
19. Le primarie, aperte a tutti i cittadini, saranno lo strumento per la scelta dei candidati, a partire dall’indicazione del presidente di quartiere, del sindaco e del presidente di provincia.
20. Le liste elettorali dovranno premiare in primo luogo la militanza, essere aperte alla società, alle donne, ai giovani, e rappresentative di tutte le esperienze e componenti interne.
21. Nulla è eterno, nemmeno il grigiore culturale, il conformismo politico, l’incuria dei beni pubblici, il disprezzo dell’iniziativa privata e dell’innovazione, che ci sono imposti dalla sinistra postcomunista toscana. Proprio perché le nostre radici sono profonde e i nostri valori forti, sappiamo di poterci aprire, allargare, includere e convincere i Pisani e i Toscani a cambiare. Vedremo la fine del Sessantennio e vivremo, insieme, con un nuovo spirito repubblicano, una nuova primavera politica, dopo l’inverno del partito-stato.

Pisa, Capodanno pisano 2007
(25 marzo 2006)

I firmatari, in ordine alfabetico (A parte l'estensore e curatore, che si è messo per ultimo...):
Fabio Acri
Jonathan Alvino
Damiano Anselmi
Umberto Ardito
Massimo Balzi
Cesare Barsotti
Fabiano Benatti
Mario Biasci
Marco Boldrini
Federico Bonuccelli
Mirella Bronzini
Gabriele Caleo
Giuseppe Calò
Leonardo Carloppi
Luca Cavallini
Roberto Cerri
Stefano Colombini
Stefano Colombini
Barbara Corso
Annarita D'Alò
Francesca Fabbri
Nedo Fedi
Francesco Felloni
Daniele Ferranti
Carla Ferri
Riccardo Froli
Giovanni Garzella
Massimo Gerbi
Sabrina Ghelardi
Roberto Giannattasio
Dino Guiggi
Roberta Luperini
Riccardo Maini
Fabrizio Martolini
Leonardo Mattolini
Michele Molino
Gianni Nencini
Claudio Niccolini
Domenico Pandolfi
Giuseppe Pane
Patrizia Paoletti Tangheroni
Cristiano Pennesi
Luciano Picchi
Piero Pizzi
Federico Podestà
Barbara Poscia
Maria Teresa Lumachi
Giuseppe Tizzanini
Domenico Trombi
Giacomo Zito
Mauro Vaiani

Vedi anche il sito che fu aperto da Francesco Felloni per diffondere il contenuto di questo manifesto:
http://www.episa.it/primapisa/
(acceduto il 7/12/2010)

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