Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 19 agosto 2017

Decentralists of the world unite!


We honor Barcelona and Catalonia for the moral clarity, civic duty, social cohesion, political moderation they demonstrated in their worst time.
#NoTincPor - I am not afraid - was their local response to global terror.Sadly, terror in Catalonia has been ridden by the global mainstream media as an occasion to advocate for further concentration of power, centralism, militarism, imperialism, neocolonialism, war on "Islamic terror" - by which in fact they mean more military action and neocolonialist intrusion in Islamic countries and beyond.
To cope with terror spread by the "radical losers", following the lesson of Hans Magnus Enzensberger, we need exactly the opposite: strong local democracies with real powers to include and protect their citizens, localized welfare, bottom-up social change, local patrolling, independent judiciary.
A radicalized generation is living with us and many of them will hardly be recovered to a sense of humanity, but a network of human-scale, fair, inclusive communities can, if not heal their deviation, at least put them under control.
A network of self-governing communities can be much more resilient in the globalized world, and not only this.
Catalonia, Scotland, Corsica, Sardinia, Tuscany - along with Vermont and many others - can be crucial actors in the effort to put an end to serial Western-led "regime changes", "exportations of democracy", barbaric proxy wars (as the one unleashed by Barbaria Saudita in Yemen), and other neo-colonialist American, British, French disastrous interventions in the world.
It is up to us, to stop centralism, militarism, imperialism, which are deeply intertwined with the spread of global terror.
Not "war on terror", but decentralism is the antidote to war and terror.
Decentralists of the world unite!




mercoledì 16 agosto 2017

Progetti contro servizi


In questo giorno di San Rocco 2017, era inevitabile una riflessione sociale, ispirata da questa bella figura di santo francescano consolatore dei poveri e taumaturgo degli appestati.

Urgenze ambientali e questioni sociali sono passate davanti ai miei occhi. So che, con tutti i miei limiti, qualcosa vorrò e potrò fare dopo le vacanze, insieme ai miei amici e compagni del Comitato Libertà Toscana.

Ascoltando distrattamente un po' di Radio Radicale mi sono imbattuto in due testimonianze, quelle di Piero Fassino e di Maria Elena Boschi. Entrambe mi sono sembrate emblematiche di una distanza crescente che questi politici mi sembra abbiano dai problemi ambientali e sociali dei territori italiani.

Mi hanno spinto, una volta di più, a riflettere sullo stallo del PD di oggi. Non è colpa dei renziani. Non è un problema di persone. Il più grande, il più potente partito d'Italia è prigioniero di un paradosso che si stava già formando negli ultimi anni della partitocrazia, di cui in fondo è l'erede più diretto.

Potrei definirlo una sorta di innamoramento per i progetti, che purtroppo è strettamente collegato con la crescente indifferenza per i servizi.

In tutti i campi, a tutti i livelli, i Democratici si sono appassionati di progetti che hanno soprattutto un impatto mediatico, ma che inevitabilmente si rivolgono a pochi, se non a pochissimi. I renziani ci hanno aggiunto un pizzico di centralismo, di arroganza, di furbizia in più, ma il problema esisteva anche prima di loro. Esisteva già nelle vecchie giunte bianche e rosse più tradizionali e - apparentemente - maggiormente votate alla giustizia sociale.

Mentre i servizi universali declinano, i progetti particolari si moltiplicano.

Si fa bella mostra di voler fare qualcosa di molto innovativo e persino di molto generoso, ma poi lo si fa solo per alcuni: alcuni giovani, alcune donne, alcuni imprenditori, alcuni anziani, alcune aziende in crisi, alcune periferie, alcune scuole, alcuni malati, alcuni disagi sociali, alcune vittime, alcuni orfani.

Poi, sia chiaro, non è detto che agli annunci seguano i bandi, che ai bandi segua una corretta assegnazione, che agli (inevitabilmente) pochi destinatari arrivi effettivamente qualcosa. Questa è una altra e ulteriore questione, di coerenza, di efficacia, di efficienza di un governo. Intanto si sono fatti gli annunci, poi per gli effetti si vedrà... Tanto i media non riusciranno a seguire i progetti fino in fondo, specialmente i media ancora molto servili con il PD e in particolare con i renziani del PD.

Ma la cosa veramente grave, a mio parere, è che si tratta sempre di progetti particolari, mai di servizi veramente per tutti, pensati per emancipare tutti.

Francamente non so quanto possa ancora andare avanti questa paradossale dissonanza fra il PD e i pochi che riesce a beneficare da una parte e dall'altra tutto il resto del paese che vede declinare infrastrutture e servizi, scuole e periferie, garanzie e pensioni, case e mestieri.


Tutto fa pensare che un grande strappo sia inevitabile. E forse anche uno schianto in cui, inevitabilmente, a soffrire saranno gli ultimi.

Nella battaglia per porre fine al tempo dei progetti per pochi e per il ripristino di servizi pubblici veramente per tutti, con il massimo controllo possibile da parte dei diretti interessati, noi ci saremo.

Veniteci a trovare al Comitato Libertà Toscana.

Dateci una mano.

E' importante.

Buon S.Rocco, buon resto d'agosto!



Boschi e Fassino in una foto ANSA

venerdì 4 agosto 2017

Posa Pinotti





Ci risiamo.
Evidentemente anche l'Italia ha un piccolo establishment militare-industriale, il cui più visibile esponente è la ministra Pinotti (la quale ci pare, per inciso, da sola, una delle principali ragioni della sconfitta del centrosinistra alle ultime elezioni comunali di Genova).
Questo grumo di interessi miopi ma potenti è andato in parlamento a dire che il governo Serraj aveva bisogno di un paio di navi per assistere la sua guardia costiera, guardandosi bene dal mostrare documenti, dati, piani, programmi.
Purtroppo il parlamento ha avallato questa ennesima missione internazionale neocolonialista, con l'appoggio non solo del PD e di Forza Italia, ma anche di MDP e di Campo Progressista (la sinistra del "Sì" non si smentisce mai).
In realtà non sono solo due navi.
In realtà non si sa cosa faranno.
In realtà le altre autorità libiche, anzi quasi tutte fuorché il governo Serraj (gracile travicello installato dall'ONU e dall'Italia) non vogliono questo intervento.
Siamo di fronte all'ennesima missione che, con un po' di fortuna, assorbirà un po' di denaro pubblico, che finirà in compensi speciali e commesse. Se poi la sfortuna ci mette lo zampino, chissà, si vedrà, tanto ci sono presto le elezioni...
La Pinotti, peraltro, ha già dimostrato di saper restare in sella anche se le perde regolarmente.


domenica 23 luglio 2017

Terre in moto contro il centralismo


Fonte della foto: Il Manifesto

Su Il Manifesto di oggi, domenica 23 luglio 2017, troviamo un ampio resoconto sulle attività di "Terre in moto - Marche". Ieri, sia pure nella modalità un po' autoreferenziale che tavolta caratterizza alcuni seguaci del compianto Marco Pannella, abbiamo potuto ascoltare su Radio Radicale altre denunce non molto diverse.
Ci si rivolta contro il neocentralismo che sta schiacciando il cuore terremotato d'Italia. Il centralismo degli "alti commissari" e della "Protezione Civile Nazionale" non può che essere ignorante delle necessità delle centinaia di paesini e delle migliaia di piccole aziende di quel territorio. Dall'arroganza di Palazzo Chigi ai tempi di Matteo Renzi è derivata una superfetazione legislativa che rende impossibile ogni azione locale e privata di auto-ricostruzione. Il governo si è fissato con i grandi appalti centralizzati (stile CONSIP) e i risultati li potete tutti immaginare.
Nessuna autorità centrale può ricostruire un territorio che le è sconosciuto e periferico. Quanto prima si comprenderà questo, smettendo di lesinare uomini, poteri e risorse ai comuni, tanto prima si uscirà dall'attuale drammatica paralisi.
I paesini colpiti dal terremoto del 2016 non sono il centro storico de L'Aquila, che prima o poi verrà ricostruito perché tutti intorno a esso ci sono ancora gli Aquilani che resistono alla paralisi dei poteri pubblici. Queste piccole comunità sono molto più fragili. Devono vedersi restituita autonomia e operatività al più presto, prima che si disperdano nell'ignavia del potere statale.
I temi dell'autogoverno sono, ancora una volta, al centro della resilienza comunitaria e lo sono ancora di più nei momenti drammatici, in cui tutto è stato distrutto.
Per inciso, è anche per dare concretezza a questi argomenti politici importanti che ho accettato di essere attivista e presidente del Comitato Libertà Toscana, un movimento fondato sulla necessità assoluta, nel tempo moderno, di restituire alle comunità locali il massimo controllo sul proprio territorio e sul proprio futuro.
Scriverò un po' meno su questo blog, ma vi prego veniteci a trovare sul sito del nostro movimento rifondato e riorganizzato: http://www.comitatolibertatoscana.eu.
 



sabato 8 luglio 2017

Adalet - Giustizia - Justice

Fonte: Mariano Giustino


La marcia nonviolenta per la giustizia si concluderà domani a Istambul, a D-o piacendo con la stessa veraforza che la ha caratterizzata sin dal suo inizio, il 15 giugno scorso, ad Ankara.

Il leader che la ha convocata, Kemal Kılıçdaroğlu, si è trasformato nel Gandhi dell'Anatolia. Né lui, né il CHP, il suo vecchio partito kemalista (vagamente socialdemocratico, in realtà impigrito e conservatore) usciranno uguali a come sono entrati in questa grande "marcia per la giustizia". La pavidità, se non l'ignavia, con cui pochi mesi fa il CHP votò insieme alla AKP la cancellazione dell'immunità per i deputati kurdi del movimento libertario e nonviolento HDP (la Lega Democratica dei Popoli), sembra definitivamente alle spalle.


Domani a Istambul ci sarà una manifestazione finale a cui parteciperanno tutti: le opposizioni politiche e sociali al dittatore Erdogan; coloro che non si sono rassegnati al suo plebiscito truffa; le minoranze religiose (Alevi e Cristiani in particolare); i sostenitori delle autonomie delle città e regioni storiche dell'Anatolia; i rappresentanti del Kurdistan; e tanti altri.

Ancora una volta, la mobilitazione sociale di una cittadinanza attiva costruisce un'alternativa, una speranza praticabile, anche nel bel mezzo di una grande truffa mediatica e politica come quella dell'ultimo Erdogan.

Un'altra conferma che la mia visione relativamente ottimistica sulla "disintegrazione come speranza", è confermata dalla straordinaria energia della persona umana interconnessa e attiva nel mondo di oggi.

Il relativo silenzio dei media internazionali si romperà presto, vedrete.

Nel frattempo non perdetevi il lavoro di Mariano Giustino, l'esemplare corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia.



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