Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 19 maggio 2018

Zero consumo suolo in Toscana, la promessa tradita


Secondo questi sindaci toscani, quando dovrebbe essere il momento giusto per sancire davvero il fermo al consumo del nostro suolo?

Riproduciamo integralmente la lettera aperta con cui 38 sindaci toscani chiedono che si consumino altri 130 ettari ancora liberi della Piana (almeno). Praticamente gli ultimi!

Non c'è bisogno di ulteriori commenti, ma solo di ricordarsi i loro nomi. Questo documento contiene decine di errori politici, economici, sociali, di comunicazione. Li capirete da soli, leggendolo.

Le elezioni verranno. Ricordiamoci di come hanno tradito la loro promessa di concorrere a decidere, finalmente, il fermo del consumo di suolo toscano.

---

LETTERA APERTA SULL'AEROPORTO DI FIRENZE

Da molti anni le nostre comunità discutono del progetto di ampliamento dell'aeroporto di Firenze.
Tale infrastruttura segna infatti una crescita costante di passeggeri, ma, allo stesso tempo, convive con evidenti limiti di utilizzo della pista, circondata da un lato dalle pendici del Monte Morello e dall'altro dall'abitato residenziale dell'area Ovest di Firenze.
A causa di queste caratteristiche, figlie del disegno dell 'aeroporto degli anni '30, gli aeromobili che volano su Firenze hanno difficoltà operative già con bassi valori di vento: ogni anno circa 140.000 passeggeri sono deviati su altri scali in situazioni meteorologiche considerate ovunque normali.
Tali difficoltà si scontrano con le opportunità e le richieste di sviluppo economico e sociale, con cui noi Sindaci ci confrontiamo quotidianamente.
La possibilità di uno scalo in prossimità di Firenze, un city-airport come in tante città del mondo, è fondamentale per sostenere le realtà produttive di tutta la Toscana. Le grandi aziende multinazionali, le imprese che esportano prodotti del made in Italy, gli enti di ricerca tecnologica e universitaria, le società che operano nel turismo, necessitano tutte di collegamenti veloci e certi con l'Europa e il resto del mondo. Si tratta del tessuto fondamentale
della nostra economia e per questo sono in gioco migliaia di posti di lavoro, per i nostri giovani e per le nostre comunità.
Le istituzioni e la politica locale per molti anni si sono interrogate su come superare questi limiti mantenendo uno sviluppo coerente di tutta l'aerea. Con l'intervento degli enti competenti è stato definito, come unica soluzione possibile, il nuovo orientamento della pista. E' iniziato quindi un percorso di valutazione seguendo tutte le procedure imposte dalle direttive europee di
settore e dalle leggi italiane.
Il progetto definitivo è stato oggetto di verifica da parte del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dei beni e delle attività culturali attraverso la Valutazione di Impatto Ambientale e l'esito positivo ne ha definitivamente stabilito la sostenibilità ambientale. Specifiche indicazioni delineano i singoli passi a cui la società gestore dovrà attenersi per mantenere, negli anni, le
condizioni di sostenibilità e compatibilità ambientale. In particolare sono dettagliati tutti gli interventi necessari per migliorare la zona circostante: laddove oggi vi è un'area quasi abbandonata sorgerà un vero parco metropolitano, con opere di riassetto idraulico e una nuova viabilità, sia automobilistica che ciclopedonale.
Oltre a ciò il nuovo progetto produrrà miglioramenti per migliaia di cittadini residenti nell'area Ovest di Firenzc che, con l'attuale configurazione, sono sottoposti ogni giorno a sorvoli a quote troppo basse con un inquinamento acustico c atmosferico che limita le attività quotidiane.
Inoltre, in questi anni si sono poste le condizioni per uno sviluppo coerente dei principali impianti acroportuali toscani, con la costituzione di una società unica per la gestione degli scali di Firenze e Pisa.
Ci sono, quindi, tutte le condizioni per realizzare finalmente l'ammodernamento
dell'infrastruttura, garantendo una risposta alle richieste del mondo economico e produttivo della Toscana.
Noi amministratori siamo chiamati a decidere, è il compito primario che ci hanno affidato, e non possiamo nuovamcnte dare dimostrazione di inadempienza e immobilismo. Allo stesso modo, non ci interessa la polemica con i sindaci che sono contrari a questa scelta, ma vogliamo piuttosto rivolgerci alle nostre comunità.
l cittadini e le imprese di questa Regione vogliono la nuova pista dell'aeroporto perché da questa passa il futuro di migliaia di posti di lavoro. Le nostre province e tutta la Toscana vogliono agganciare definitivamente i trend dello sviluppo mondiale, dove la forte competitività richiede garanzia di spostamento di uomini e mezzi, e non accontentarsi di essere una periferia nel contesto globale.
Per questo, convinti della bontà e necessità del progetto, noi Sindaci sosteniamo la riqualificazione dell'aeroporto di Firenze e invitiamo tutti i cittadini e tutte le forze sociali, economiche e culturali a impegnarsi attivamente per questo storico obiettivo.

Lista aperta

Hanno già aderito:

• Dario NardeIIa, Sindaco di Firenze
• Bruno Valentini, Sindaco di Siena
• Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo
• Brenda Barnini, Sindaco di Empoli
• Francesco Casini, Sindaco di Bagno a Ripoli
• Giampiero Mongatti, Sindaco di Barberino del Mugello
• Paolo Omoboni, Sindaco di Borgo San Lorenzo
• Stefano Passiatore, Sindaco di Dicomano
• Giulia Mugnai, Sindaco di Figline e Incisa Valdarno
• Claudio ScarpeIIi, Sindaco di Firenzuola
• Paolo Sottani, Sindaco di Greve in Chianti
• Alessio Calamandrei, Sindaco di Impruneta
• Angela Bagni, Sindaco di Lastra a Signa
• Tommaso Triberti, Sindaco di Marradi
• Cristian Menghetti, Sindaco di Palazzuolo sul Siena
• Renzo Zucchini, Sindaco di Pelago
• Cristiano Benucci, Sindaco di Reggello
• Daniele Lorenzini, Sindaco di Rignano sull'Amo
• Massimiliano Pescini, Sindaco di San Casciano Val di Pesa
• Alessandro Manni, Sindaco di San Godenzo
• Sandra Fallani, Sindaco di Scandicci
• Federico Ignesti, Sindaco di Scarperia e San Piero a Sieve
• David Baroncelli, Sindaco di Tavemelle Val di Pesa
• Roberto lzzo, Sindaco di Vicchio
• Giacomo Cucini, Sindaco di Certaldo
• Paolo Masetti, Sindaco di Montelupo Fiorentino
• Alessio SpincIIi, Sindaco di Fucecchio
• Giacomo Cucini, Sindaco di Certaldo
• Simona Rossctti, Sindaco di Cerreto Guidi
• Alessandro Giunti, Sindaco di Capraia e Limite
• Giuseppe Torchia, Sindaco di Vinci
• Paolo Pomponi, Sindaco di Montaione
• Paolo Campinoti, Sindaco di Gambassi Tenne
• Alessio Falorni, Sindaco di Castelfiorentino
• Beppe Bellandi, Sindaco di Montecatini Terme
• Maurizio Viligiardi, Sindaco di San Giovanni Valdarno
• Ginetta Mcnchetti, Sindaco di Civitella Valdichiana
• Giampaolo Tcllini, Sindaco di Chiusi della Vema

Appello diffuso dal sindaco Dario Nardella, dal suo profilo Facebook, il
5 maggio 2018 alle 15.31:

Ecco la lettera aperta firmata da una prima lista di 38 sindaci: Firenze e la Toscana hanno bisogno di un aeroporto degno di questo nome. Per questo sulla nuova pista a Peretola non si torna indietro!
Se volete firmare la petizione potete farlo sul portale
https://www.siaeroporto.org
e per chi volesse affrontare nello specifico tutti gli aspetti del progetto, ci vediamo lunedì 7 maggio (2018), ore 19 al Palazzo degli Affari.

#diciamosiallaeroporto

mercoledì 9 maggio 2018

La loro Europa


Un sinistro elogio all'arroganza dei più ricchi e fortunati nei confronti della povera gente delle periferie dell'Eurozona, ecco in cosa consiste la "campagna di comunicazione" per la "Festa dell'Europa - 9 maggio 2018". Neppure nei circoli sovranisti e nazionalisti più reazionari si sarebbe potuto concepire una pubblicità così divisiva, sfacciatamente ammiccante all'ipocrisia del neocolonialismo che hanno il coraggio di chiamare "pace; all'approfittarsi dell'accesso ai pochi fondi riservati a pochi; agli sprechi delle intermediazioni di risorse locali che vengono concentrate a Bruxelles per essere poi arbitrariamente ridistribuite dalle elite eurocratiche; all'elogio di una vita da migranti dove "uno su cento ce la fa".

Guardatela e giudicate voi stessi:




Per salvare i valori europei che contano - le libertà, le tradizioni, l'autogoverno, l'anticolonialismo, la neutralità, la difesa popolare nonviolenta - dobbiamo buttare via tutta questa retorica e le vergogne che con essa si cerca malamente di coprire.

Dobbiamo riprendercela, la nostra Europa, ricostruendola guardando alla Catalogna e alla Corsica, alla Svizzera e alla Svezia, a San Marino e al Lichtenstein, smantellando al più presto le arroganti piramidi di Bruxelles.

domenica 29 aprile 2018

Festa dei santi di Capalle



Festa dei tre santi di Capalle, oggi, più nota semplicemente come "Festa dei Santi".
La festa onora cristianamente le relique di tre martiri, Enea, Onorio e Valerio, che arrivarono nel borgo lungo il Bisenzio nel Cinquecento.
Si celebra ogni anno, l'ultima domenica d'aprile.
Stamane, nella bella chiesa di Capalle, la propositura dei Santi Quirico e Giulitta, abbiamo scattato la piccola foto allegata a questo scritto.
Davanti all'altare si riconoscono le teche che custodiscono i resti mortali dei tre santi.
In chiesa c'erano figuranti vestiti con abiti che evocano il tempo del glorioso Rinascimento toscano, organizzati dall'associazione "Amici per Caso", che da ormai più di vent'anni sta impegnandosi per la conservazione delle tradizioni, dell'identità, della abitabilità di Capalle.
"Amici per Caso" è presieduta da Daniele Matteini, un vero capallese.
La cerimonia è stata molto solenne, anche grazie al bravo coro parrocchiale, che ha cantato, fra l'altro, la stupenda e commovente Anima Christi.
La festa dei tre santi di Capalle era andata un po' in declino, ma grazie all'impegno degli "Amici per Caso", ora sta pian piano riprendendo forza.
Quanto sia radicata la Festa dei Santi lo dimostra la leggenda che associa Enea al sole, Onorio all'acqua e Valerio al vento. I tre elementi si scontrano pacificamente, ogni primavera, senza che nessuno abbia mai completamente la supremazia sull'altro, rigenerando insieme la vita. Scavando appena sotto la loro cristianizzazione, si riconoscono gli elementi di qualcosa di più ancestrale e per questo necessario alla conservazione della nostra umanità.
Queste piccole feste paesane vanno considerate, a tutti gli effetti, vera e propria resistenza umana delle comunità locali all'omologazione distruttiva della cosiddetta globalizzazione.

Coloro che non sapessero dove è Capalle, non si preoccupino: troveranno il paesino al trivio segnato da una colonna lorenese.
Purtroppo la colonna di Capalle non è in buone condizioni. Ssperiamo in un interessamento al suo restauro da parte di una amministrazione comunale più saggia, quella che si spera venga eletta il 10 giugno 2018 prossimo nel comune di Campi Bisenzio, di cui Capalle è uno dei borghi.
Qui sotto una foto della colonna lorenese di Capalle:


La fonte di questa foto è il sito http://www.rigacci.org, dove potete trovare una rassegna di 18 colonne di insegna stradale leopoldine che ancora resistono alla furia del tempo.


mercoledì 25 aprile 2018

Liberazione dall'ossessione del "sindaco d'Italia"





Quanti di noi si ricordano che viviamo in uno stato regionale e in una repubblica parlamentare?
Queste due locuzioni, "stato regionale" e "repubblica parlamentare", hanno un significato preciso, suscettibile certo poi di mille diverse denotazioni, connotazioni, interpretazioni, ma comunque rimanendo dotate di un significato percepito come minimo comune denominatore oggettivo.
Se lo si ignora, se lo si deforma, se lo si tradisce, non solo si fa cattiva politica, cattiva scienza giuridica, cattiva informazione, cattiva educazione civica, ma si diventa complici di un declino drammatico della qualità del nostro dibattito pubblico e della nostra convivenza sociale.
Il che significa, politicamente parlando, che si diventa degli autentici imbroglioni, cari leader del Centrodestra, del Centrosinistra, dei Cinque Stelle.
Avete diritto a metterci tutto il tempo che volete, prima di decidere se accettare di far parte di un governo provvisorio di coalizione, oppure se chiedere al presidente della Repubblica nuove elezioni, ma sappiate che ogni sgrammaticatura istituzionale, ogni ignoranza costituzionale, ogni stupro della lingua media italiana, vi sarà rinfacciato, vi tornerà indietro come un boomerang.
Lo appuntiamo oggi, 25 aprile, in una giornata di festa repubblicana, che spero vi serva a schiarirvi le idee.
Questo è uno stato regionale, in cui 19 regioni e 2 province autonome partecipano alla conduzione dello stato e alla determinazione di come lo stato italiano si rapporta con il resto dell'Unione Europea. Questa è la realtà, riconciliatevi con essa, perché altrimenti siete non solo impolitici, impreparati, ignoranti, ma addirittura pericolosi, come un Renzi qualsiasi.
Altrettanto importante è ricordare che questa è una repubblica parlamentare, in cui nessuno è "eletto" primo ministro e nessuno "entra premier" in parlamento, non importa quanti voti abbia preso.
Sappiamo che da oltre vent'anni si scaricano continuamente nella comunicazione politica i veleni di coloro che, dimenticando le regole vigenti, vogliono che si elegga il "sindaco d'Italia". Lo dobbiamo, purtroppo, alla incredibile leggerezza culturale e politica di figure come Berlusconi, ma anche Prodi, Veltroni e (ancora) Renzi, non hanno scherzato con questa ossessione semplicista e centralista, peraltro totalmente contraria alla storia e alle necessità della penisola italiana.
Per il momento, alcuni giuristi, alcuni politici, alcune comunità di cittadini attivi sono riusciti a frenare gli abusi e le ambizioni di quelli che aspirano a diventare "cancellieri" o "presidenti eletti", distruggendo la repubblica parlamentare, per sostituirla con un presidenzialismo o un cosiddetto "premierato" o "cancellierato".
Gli attacchi tuttavia continuano e ci accorgiamo che anche nelle comunità scientifiche e politiche si sta smarrendo il significato minimo delle parole, oltre che il rispetto che si deve allo stato regionale e alla repubblica parlamentare.
Che fare, quindi?
Resistere!
Confessiamo che anche gli autori di questo blog, in passato, hanno pensato che forse si sarebbe potuto fare dell'Italia una repubblica federale simile alla Germania. Oggi, però, preso atto della enorme concentrazione di potere (in gran parte opaca, se non totalmente incontrollabile) a Roma, a Milano, a Bruxelles, abbiamo preso una posizione più radicale di difesa dello stato regionale e della repubblica parlamentare.
No al sindaco d'Italia.
No al cancelliere.
No al premier eletto dal popolo.
Più avanti, quando attraverso un graduale ripristino della democrazia elettorale si tornasse ad avere un parlamento maggiormente rappresentantivo dei territori, si potrebbe pensare alla trasformazione dell'Italia e dell'Europa secondo le linee di un moderno, avanzato e quindi leggero confederalismo, imparando dalle esperienze di Svizzera e Rojava, per esempio.
Avanti, quindi, ma ora e sempre resistenza contro chi vuole trascinarci verso derive francesi, turche, o anche britanniche o tedesche.

lunedì 23 aprile 2018

San Giorgio di Catalogna e la nonviolenza



La festa di San Giorgio è importante in Catalogna.
Quest'anno lo è ancora di più, perché è inevitabilmente dedicata ai prigionieri politici, agli esiliati, ai perseguitati.
Per noi è l'occasione per un altro omaggio alla Catalogna e in particolare alla sua scelta di lottare per l'autodeterminazione attraverso una rivoluzione intransigentemente nonviolenta.
San Giorgio nell'immaginario catalano, nonostante la sua leggenda marziale, ha assunto un ruolo più simile a quello di San Valentino, una festa d'amore e di fiori.
Non è stato difficile, quindi, in questa giornata, per i Catalani, rinnovare la loro scelta nonviolenta.
La nonviolenza è centrale, nel processo di emancipazione della Catalogna dal regime postfranchista spagnolo.
Dobbiamo sottolinearlo questo, soprattutto pensando al tragico destino di popoli e terre a cui la possibilità di fare una scelta nonviolenta non è stata data. Donbass, Abkhazia, Ossetia del Sud, Cecenia, Afghanistan, Balochistan, Pakhtunkhwa, Bakur, Bashur, Rojava, Rojhelat, province siriane, Libano, Cisgiordania, Gaza, Yemen del Sud, Cirenaica, Tripolitania, terre berbere e tuareg, Donbass, per citare solo alcune delle regioni più vicine e più condizionate dal neocolonialismo occidentale, non hanno potuto ancora farla una radicale e duratura scelta di nonviolenza.
Perché la nonviolenza è così cruciale nel mondo contemporaneo?
Perché così tanti movimenti che pure in passato sono passati attraverso una esperienza di resistenza armata, hanno fatto o stanno pensando di fare una scelta di passaggio a modalità di lotte nonviolente? Uno fra gli ultimi è il movimento ETA basco, che ha annunciato proprio in queste ultime ore il suo scioglimento come corpo militare.

Intanto, perché essa è uno strumento oggi possibile, alla portata di tutti gli oppressi nella modernità globalizzata. Come avevano intuito, fra gli altri, Mahatma Gandhi, Bacha Khan, Martin Luther King, insieme con tanti altri leader nonviolenti, nessuna società moderna può funzionare senza un minimo grado di cooperazione fra governanti e governati (e di riconoscimento e di aiuto dall'estero, in una comunità internazionale che, nonostante i perduranti disastri dell'imperialismo e del neocolonialismo, è sempre più ostile ai costi sociali e ambientali delle guerre). Minare il consenso interno con azioni nonviolente aumenta geometricamente le capacità di resistenza degli oppressi contro ogni tipo di oppressione.
Inoltre, la nonviolenza richiede un ampio coinvolgimento della popolazione residente e sofferente. Senza una vasta partecipazione popolare, infatti, nessuna rivolta nonviolenta ha non solo e non tanto speranze, ma autentiche opportunità di successo. Questo implica che una protesta nonviolenta di massa, per quanto possa sorprendere chi la guarda da lontano, finisce per essere più autorevole, più incisiva, più efficace, entro tempi magari lunghi, ma, visti i ritmi della comunicazione contemporanea, non certo biblici.
Infine la nonviolenza, come ci ha ricordato, da ultimo, Gene Sharp, è l'unico modo di combattere l'oppressione senza scivolare nel terreno drammatico della rivolta armata, terreno in cui sono gli oppressori a essere specialisti e spesso vincenti. Troppe rivolte popolari violente sono state facilmente represse dagli stati autoritari, che hanno avuto gioco facile nel bollare i ribelli come "terroristi".
La nonviolenza nel nostro mondo globalizzato è cruciale, perché è uno strumento di lotta possibile, partecipato, vincente.
Al contrario le speranze dei popoli che sono stati costretti a impugnare le armi, sono drammatiche e incerte.
Anche di questa lezione di nonviolenza, quindi, siamo grati alla Catalogna.
Viva la Catalogna!
Visca Catalunya!

Post più popolari di sempre

Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:

1989 a touch of grace abolizione delle province e delle prefetture alternativa civico-liberale Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme Archivio Gaymagazine autogoverno della Toscana basta cicche BijiKurdistan borghi e comuni bussini chi può creare valore come domare la spesa contro gli ecomostri contro il centralismo contro la dittatura dello status quo dalla mailing list di Toscana Insieme Dario Parrini Disintegration as hope don Domenico Pezzini Emma Bonino English Enrico Rossi eradication of poverty Eugenio Giani Eurocritica Fi-Po Link fine del berlusconismo Firmigoni gay alla luce del sole Gianni Pittella Hands off Syria Homage to Catalonia Hope after Pakistan Il disastro delle vecchie preferenze In difesa di Israele Inaco Rossi innocenza tradita Italia Futura la bellezza come principale indice di buongoverno Libertà in Iran libertino Lucca 2012 Mario Monti Matteo Renzi Michele Emiliano nonviolenza Ora e sempre resistenza ora toscana Oscar Giannino Peace Is Possible - War Is Not Inevitable popolano Prima di tutto la libertà primarie Primavera araba 2011 quattrini al popolo Queer Faith ricostruzione di una moralità pubblica riforma elettorale toscana rivoluzione liberale Roberto Giachetti Santa Cecilia sessantennio solidarietà toscana statuto pubblico dei partiti Stefania Saccardi The Scottish Side of History Too Big To Fail? Torre del Lago tradizioni e libertà Ugo di Toscana uninominale Vecchiano veraforza Via dall'Afghanistan vittime yes in my backyard